Dal Vietnam alla Birmania, puntiamo sui giovani

di Mauro Palombo - Anche se non ha raggiunto tutti i suoi obiettivi di sviluppo, la storia recente del Vietnam appare un successo in termini di crescita, e un po’ di grattacieli sono apparsi a rendere moderna la scena delle grandi città. Lo sviluppo resta comunque e ovunque un fenomeno tanto dinamico quanto traumatico: equilibri antichi si alterano, e quelli che si costruiscono portano ad un livello stabilmente migliore solo coloro che, per posizione o particolari capacità, dal nuovo riescono a trarre vantaggio.

L’industria vietnamita si è finora sviluppata in funzione soprattutto del basso costo della manodopera, così basso da competere persino con quella cinese. Manodopera anche qui fatta di gente che abbandona i campi per nuove sfide. Anche perché proprio la campagna deve sostenere la modernizzazione, fornendo alimenti a un costo compatibile con lo stipendio degli operai, quindi basso; e la vita di chi nei campi resta, resta dura.

Muoversi verso la città in genere implica rinunciare a quei vincoli di solidarietà e aiuto reciproco che hanno per lungo tempo permesso di far fronte ai momenti più difficili di una vita. Si rimane soli, e le difficoltà possono travolgere grandi e piccoli, senza rimedio. In mille modi è questo il senso umano della presenza delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), presenza giovane e dinamica, nelle periferie delle megalopoli, come in tante comunità di villaggio. Da più di dodici anni, e anche quest’anno, siamo al loro fianco, in tanti progetti che hanno, nella scolarizzazione e crescita personale, l’obiettivo prioritario in termini di promozione umana. Destinatari delle diverse iniziative sono bambini e giovani, in particolare le giovani lavoratrici immigrate in città dalle campagne. La povertà segna tuttora la vita della grande maggioranza della gente, ma si cerca di fare in modo che essa non sia un ostacolo insormontabile alla scuola e alla formazione umana.

Le famiglie, pur accettando sacrifici, faticano a mandare i figli a scuola, sia per le spese, sia perché si rinuncia al piccolo reddito che potrebbero procurare. Una malattia, la perdita del lavoro, la morte di uno dei genitori, rende l’abbandono scolastico irreversibile. Un aiuto, non solo economico, ma fatto di presenza e significato, cambia la prospettiva.
Le suore sono attente a seguire le situazioni, perché nulla sia sviato. Ma sono in genere le famiglie stesse se migliorano le loro condizioni – una guarigione, un lavoro stabile – a rinunciare responsabilmente all'aiuto che ricevono, rendendo possibile ridirigerlo verso altre situazioni che purtroppo non mancano.

Nel tempo, sono centinaia i bambini e ragazzi che hanno completato la scuola dell’obbligo, parecchi raggiungendo un diploma, alcuni una laurea. Sono possibilità in più per tante vite, famiglie; sono anche vite rinnovate, aperte a restituire attorno a loro la solidarietà ricevuta.
Da qualche anno siamo stati richiesti di una attenzione anche ad una nuova presenza delle suore FMA in Birmania. Sosteniamo così il lavoro della casa di Chantangon, nei pressi di Mandalay.
I destinatari privilegiati sono le donne: venticinque ragazze, giovani immigrate, che seguono un percorso di formazione umana e professionale, con ottimo successo. Libere per un tempo di crescere come persone consapevoli, senza la necessità di esaurire le loro energie anche solo per un minimo vitale; col grande rischio di cedere o di restare vittima di sfruttamento e peggio.
In un Paese giovane, la cui gente è ancora stupita della nuova prospettiva di libertà, è questa una piccola-grande opportunità per l’anello forte della società. Che ha un progetto e il carattere per metterlo in atto.

Gli studiosi dello sviluppo umano, sanno per certo che dove le donne stanno bene, tutti stanno meglio.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo IBAN: IT73T0335901600100000001481 Banca Prossima

Dalla rivista NUOVO PROGETTO

 

 

 

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