Sermig

35 anni di Arsenale della Pace

Articolo di "Repubblica" del 2 agosto 2018
Sermig , un miracolo lungo 35 anni "Abbiamo accolto 65mila stranieri"
di Stefano Parola 
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Sermig , un miracolo lungo 35 anni "Abbiamo accolto 65mila stranieri" 
di Stefano Parola 

“Abbiamo accolto più di 65 mila Stranieri.
Abbiamo insegnato loro l'italiano e abbiamo seguito molti nella ricerca di un impiego. Bisogna mettersi nei loro panni e ricordarsi che noi italiani siamo “Un popolo di migranti”, spiega Ernesto Olivero. Una parte d'Italia che teme e odia chi sbarca sulle coste italiane attraversando il Mediterraneo lo definirebbe un "buonista". Lui si schernisce: “Macché buonista, basta venire qui da noi per accorgersi che non lo siamo. Piuttosto siamo buoni, perché la bontà è una cosa totalmente diversa dal buonismo”.

Il luogo che Olivero chiama "qui da noi" è il Sermig - Arsenale della Pace. Fu lui a fondarlo, assieme ad alcuni giovani, il 2 agosto del 1983. Oggi alle 18, 35 anni dopo, il vecchio arsenale militare di Torino celebrerà la sua trasformazione in una cittadella della carità sempre aperta, a pochi metri da Porta Palazzo, l'ombelico multietnico della città. “Pensavamo di essere un gruppo che aiutava il "terzo mondo", ma quando abbiamo messo la targa fuori abbiamo scoperto tutta una platea di persone che non ci aspettavamo. La gente ha iniziato a portarci la propria disperazione e a quel punto abbiamo capito che dovevamo cercare di occuparci di tutti”, racconta Olivero. Uno dei ricordi più nitidi riguarda la prima lettera che arrivò al Sermig: “Me la scrisse Claudio Carboni, il capo dei Nuclei armati proletari. Mi disse che era nato a Porta Palazzo e mi chiedeva se c'era la possibilità di instaurare un dialogo. Andai al supercarcere di Palmi, incontrai Renato Curcio, l'ideologo delle Brigate Rosse. Fu allora che creammo la prima Cooperativa per carcerati”. Ricorda il papà dell'arsenale della Pace.

Un altro ricordo indelebile riguarda un incontro al Sermig, Avvenuto negli anni 80: “Davamo lezioni di pace" e quella sera si intrufolò un ragazzo e domandò chi fosse il capo. Mi indicarono e allora lui punto il dito verso di me chiedendomi dove avrei dormito. Io non'capivo: cosa c'entravo io? Mi disse che Torino offriva appena venti posti letto alla povera gente come lui. Andai con lui alla stazione e lì vidi l'inferno: donne, uomini, persino animali, che dormivano per terra ammassati. Trascorsi lì quella notte e capii che dovevamo dare una risposta. Ora nelle nostre strutture dormono circa 2 mila persone. Anche in quel caso, bussò alla nostra porta un mondo diverso da quello di cui ci occupavamo di solito, ma noi non ce ne lavammo le mani».

Oggi l'Arsenale della Pace è il cuore di una realtà di solidarietà presente in molti paesi, con oltre 70 missioni di pace nei teatri di guerra più drammatici, per un totale di 3.420 progetti di sviluppo nei cinque continenti. Il tutto grazie alle donazioni: “Mai avuto problemi di denaro, perché la gente ci ha sempre aiutato. Le persone sono molto più buone di quanto si immagini, solo che non bisogna prenderle in giro. Servono bilanci trasparenti, per far capire che nessuno ci sta guadagnando nulla ma che siamo soltanto dei volontari», evidenzia Olivero.

Negli anni hanno visitato il Sermig molti rappresentanti delle Istituzioni, dai presidenti della Repubblica Francesco Cossiga e Giorgio Napolitano fino ai Premier Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Oggi il ruolo l'Arsenale ha un ruolo ancora più importante, perché l'odio, soprattutto quello di matrice razziale, appare in forte aumento: “Eppure ci dimentichiamo che ci sono decine di milioni di italiani all'estero. Molti di loro, in passato, vennero trattati malissimo, come schiavi. Ecco perché dovremmo avere maggiore familiarità con i migranti che arrivano nel nostro Paese”, dice il fondatore del Sermig di fronte allo slogan "aiutiamoli a casa loro", Ernesto Olivero annuisce: “E giusto, ma bisogna creare occupazione e sviluppo. Serve l'intervento dell'ONU, non bastano progetti demagogici, perché conosciamo bene grazie agli ospiti dell'arsenale che vivono uomini e donne in alcuni di questi Paesi.

L'Europa dev'essere solidale. È vero, tra le persone che arrivano ce ne sono anche alcune non perbene, proprio come gli italiani. Servono accordi internazionali, nel frattempo, però, noi continueremo ad accogliere».  


foto: Andrea Pellegrini

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Servizio TG3 Piemonrte - 35 anni di Arsenale della Pace


Celebrazione Eucaristica di ringraziamento per i 35 anni dell'Arsenale della Pace


Video de "La Stampa" - Festa dei 35 anni del Sermig a Torino