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Cambio climatico, è tempo di agire

di Sandro Calvani - A Marrakech in Marocco, le prime due settimane di Novembre, 28.900 partecipanti da 195 Paesi, tra i quali oltre 1.500 giornalisti e i rappresentanti di oltre 500 organizzazioni della società civile hanno messo in atto la più grande assemblea di popoli ed istituzioni per accelerare l’adattamento, la resilienza al cambio climatico e i processi di mitigazione dei suoi effetti. Dato che l’accordo di Parigi è entrato in vigore il 4 novembre 2016, quella di Marrakech è stata anche la prima assemblea mondiale dopo l’entrata in vigore del trattato sul clima, la prima occasione per confrontare fatti ed azioni e non solo proposte o negoziati.

Il cambio climatico è il protagonista principale dell’epoca di profonde trasformazioni che sta vivendo l’umanità. Per accorgersi di come l’umanità sta cambiando il pianeta non c’è bisogno di essere uno degli oltre 831 scienziati scelti tra i 3598 migliori esperti di diversi aspetti del clima che hanno descritto all’unanimità gli impatti del riscaldamento globale. Stiamo tutti vivendo già nella nuova era, che i geologi hanno chiamato Antropocene, per sottolineare che è la prima volta che le caratteristiche fisiche e chimiche del pianeta sono totalmente in mano al genere umano e modificate ogni giorno delle nostre attività in ogni continente.

Ci sembra di poter dominare la natura a nostro piacimento. In realtà l’umanità ha assoluto bisogno del pianeta per esistere, il pianeta invece non ha bisogno del genere umano; anzi, gli indicatori fisici e chimici suggeriscono che il pianeta potrebbe scaricarsi di dosso il genere umano, perché esso non sta rispettando i limiti planetari imposti dalla natura “che ci sostenta ma anche ci governa”, come ricordava san Francesco nel Cantico delle creature mille anni fa.

Una grande energia necessaria per accelerare questo cambiamento epocale di stili di vita e di organizzazione sociale, economica e politica è emersa a Marrakech dal Sud del mondo, cioè da quei Paesi dove vivono la maggior parte delle vittime del cambio climatico. In particolare va crescendo la cooperazione tra Paesi in via di sviluppo, chiamata cooperazione Sud-Sud. I Paesi in via di sviluppo si stanno aiutando a vicenda scambiandosi buone idee e buone pratiche per affrontare il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e l’attuazione dell’accordo di Parigi.

“Ė incoraggiante e stimolante vedere come la cooperazione Sud-Sud sta guadagnando una gran forza”, ha detto il dottor David Nabarro, Consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sull’Agenda per lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico. Nabarro ha sottolineato il ruolo di leadership assunto dai partenariati sul clima per il Sud del mondo (noto anche come incubatore dei partenariati sul clima dell’emisfero Sud, SCPI), avviato dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon (foto). Le collaborazioni rese possibili da SCPI soddisfano le esigenze dei Paesi in via di sviluppo che vi trovano tutto quello che cercano perché ognuno può imparare dagli altri; infatti ci sono già oltre trecento casi di partenariati bilaterali, trilaterali e multilaterali facilitati dalle organizzazioni non governative e dalle banche multilaterali per lo sviluppo.

Ho toccato con mano io stesso l’entusiasmo con il quale istituzioni governative e non governative di ogni parte del mondo si mettono a parlare sinceramente delle esperienze fatte e delle lezioni imparate, un po’ in tutti i campi dell’adattamento e resilienza al cambio climatico, e in particolare nelle nuove forme di gestione dei raccolti, dell’acqua, dell’energia, con una forte partecipazione della gente sia nei villaggi che nelle città.

Tutti i Paesi presenti hanno riconosciuto i grandi sforzi fatti dalla Cina e dai Paesi asiatici per ridurre drasticamente le proprie emissioni di gas tossici, oltre che collaborare con un forte programma di cooperazione tecnica con i Paesi africani. Nella enorme zona verde (non governativa) del campus di Marrakech ho potuto vedere esempi pratici di villaggi e città a zero emissioni e zero rifiuti, grazie alla creatività di centinaia di nuove imprese che stanno inventando e distribuendo le nuove tecnologie necessarie per tali trasformazioni, a cominciare dall’uso di energia solare, ormai applicabile a quasi tutti i bisogni di energia della vita quotidiana in tutti i settori.

È evidente che la collaborazione del mondo per la sostenibilità delle prossime generazioni durante e dopo il cambio climatico è partita con il piede giusto e con un buon scatto iniziale. E come ha commentato il capo della delegazione statunitense, ormai il processo di collaborazione globale in questo campo è più grande e più forte di qualunque capo di stato e di governo al mondo che non è d’accordo.






Rubrica di Nuovo Progetto