Sermig

Il mio metro quadro

intervista dei ragazzi dell'Arsenale della Pace

Giuseppe Cassetta nasce nel 1938. Rimane orfano di guerra ad appena 4 anni con dei fratelli più piccoli. In seguito consegue l’avviamento industriale e un giorno decide di prendere il treno diretto a Torino per stabilirvisi: erano le 16:30 del 17 maggio 1958. Sceso a porta Susa, si mette all’opera per cercare un lavoro, che trova in una piccola fabbrica, per poi essere assunto dalla FIAT. Svolge inizialmente attività sindacale, successivamente passa alla cooperazione.

Da che idea è nata l’associazione?
Ho pensato: che cosa posso dare oggi che ho ancora la possibilità? Ho ancora il fisico e delle idee per fare qualcosa. Con alcuni amici abbiamo detto: costituiamo un’ associazione. Dopo qualche anno ci siamo accorti che in associazione arrivavano solo persone che dicevano: io ho questo problema, tu me lo devi risolvere, io ho quell’altro problema, tu me lo devi risolvere; ma quando c’era un problema collettivo la gente si ritirava: qui stiamo sbagliando. Allora abbiamo chiuso la prima associazione e ne abbiamo fondata un’altra: alta parella pellerina.

Quali sono state le prime attività promosse dalla nuova associazione?
Con alcune persone di un’ altra zona abbiamo iniziato da un viale, dove andavo a passeggiare con i miei figli piccoli in mezzo alle mucche e agli animali che c’erano; erano tutte cascine in quella zona. Il percorso era diventato un bosco incolto ed era frequentato di notte da persone, diciamolo, tra prostitute e drogati. Abbiamo detto: incominciamo a pulirlo. Abbiamo fatto venire alcune persone da fuori, amici miei, per svolgere soprattutto attività riguardanti il settore agricolo. Dopo tre o quattro sabati di pulizia del percorso (che è lungo duecento metri) ho detto loro: “Basta, ragazzi non c’è più bisogno!” La gente aveva iniziato a chiedermi cosa stessi facendo e perché lo facessi. Ho risposto che sarebbe stato piacevole per tutti vedere il territorio sotto casa nostra pulito e ordinato.

Come avete portato avanti questa iniziativa?
Ci siamo incamminati con l’idea di presentare un progetto alla città di Torino che ci ha risposto: “Non abbiamo i soldi”. Parlando con alcune persone e con gli architetti del comune, ho proposto di fare il viale della frutta a spese nostre, impiantando e curando gli alberi e l’erba, e di ottenere in cambio un pezzo di terreno che era una discarica degli anni ’50. Chi avrebbe partecipato a questo progetto sarebbe anche stato partecipe di quel pezzo di terra ottenuto. Abbiamo incominciato a bonificare la discarica facendo arrivare 30 camion di terra. Ora abbiamo anche chiesto un ampliamento al comune.

Quali vantaggi ha portato la vostra azione? E ora che iniziative promuovete?
Chi entra nel giardino partecipa direttamente o indirettamente al mantenimento di questo viale chiamato “Viale della Frutta” che collega i giardini Madame Curie con alcuni interni della nostra zona. E’ diventata la passeggiata di molti bambini e di molte famiglie poiché di lì non passano le automobili. All’inizio abbiamo chiuso questo territorio, ma ora non più, perché non ce n’è più bisogno e le persone hanno imparato a rispettarlo. Ci siamo inventati, inoltre, due cene di strada che facciamo ogni anno: una è “La Cena del Viale della Frutta” e l’altra è “La festa dei vicini”. Oggi, quando ci incontriamo per strada, ci salutiamo e ci chiediamo:”Cosa stai facendo di bello? Cosa avete pensato?”; così anche gli anziani e le famiglie che sono cadute in disgrazia si rendono disponibili e chiedono come possano rendersi utili. Nasce una relazione.