Sermig

Contrappunto e dialogo

di Ramin Bahrami

La musica è una grande maestra, perché ci insegna a dialogare. Tramite il ritmo, l'uso intelligente delle pause ci fa capire che dobbiamo cercare di non sovraccaricare le varie tessiture. Dobbiamo lasciar parlare tutti.

A me lo ha insegnato Johan Sebastian Bach, sin dal primo ascolto, in un pomeriggio autunnale a Teheran. Fuori pioveva. Un’amica di famiglia mi fece ascoltare per la prima volta in vita mia un Lp del sommo maestro canadese Glenn Gould con la toccata della sesta partita di Bach. Ricordo che mi persi letteralmente in quell’oceano di arpeggi, suonati in modo così profondo. In quel momento, decisi a cinque anni che avrei dovuto fare di tutto per arrivare a suonare esattamente gli stessi pezzi. Sono sogni che ho realizzato grazie al cielo, ma anche grazie all'aiuto lungimirante di questo meraviglioso Paese che è l’Italia.

Amo Bach perché come un filosofo orientale sa far vedere tutte le sfaccettature delle emozioni, sa toccare tutte le corde del cuore, quelle più belle e quelle meno belle, quelle più umane e quelle meno umane, nel senso di extraterrene. Per quanto mi riguarda, Bach è il più grande maestro di diversità, di differenza che diventa unione dal punto di vista umano e culturale.

Oggi va tanto di moda parlare di mondo globalizzato, ma attenzione, la globalizzazione non è Facebook. La globalizzazione vera è quella dove culture diverse sanno parlarsi polifonicamente. Se nella musica di Bach prendo una voce che sta al basso e la trasferisco al soprano, il disegno armonico, la mappa geografica, la mappa della partitura musicale, non subisce assolutamente nessun deterioramento. Difficilissimo, ma Bach ci è riuscito e lo ha dimostrato. È un maestro di dialogo perché è portatore di un messaggio, di un mondo in cui ogni voce ha il diritto di esistere con pari dignità, ma senza essere uguale ad un’altra. È tutta qui la sua novità e anche la sua attualità. Un’etica del contrappunto che esce fuori dal pentagramma e ci insegna la ricchezza che passa dalle differenze.

Impariamo così a convivere. Come dice il maestro Riccardo Muti, la musica ci insegna a sentire la necessità l'uno dell'altro, perché è arte dell'ascolto. Se faccio un accordo musicale e la mia quinta non suona contemporaneamente, creo uno sfasamento armonico. Così fino a quando al mondo ci sarà qualcuno che sta male, sarà impossibile l’armonia. Oggi, il mondo è come un’orchestra che non va a tempo. Solo la musica ci insegna la coordinazione, solo lei può farlo.

La musica è un po’ come la fede. Non la puoi mangiare come se fosse una mela, eppure esiste. Così un suono, non lo puoi inghiottire, ma esiste. Per me è la prova che la musica è la vera lingua del soprannaturale, il linguaggio più importante dell'uomo. Io cerco di mettermi a suo servizio. Attraverso di lei, come essere umano, ho l'obbligo di infiammare i cuori e le menti perché la comunicazione passa attraverso l'entusiasmo dell'interprete, una dimensione che nasce prima di tutto in se stessi. La sfida è trasferire tutto a chi ascolta, un compito bellissimo, la chiave che da sempre mi fa riflettere e amare le culture diverse dalla mia.

Testo tratto dagli Atti dell’Università del Dialogo del Sermig