Attenzione al “pensiero breve”!

Carlo Degiacomi - NP marzo 2013

Viviamo in un momento in cui l’uso della rete ha aspetti straordinari di comunicazione, circolazione di informazione, di contatti e collegamenti: dobbiamo essere degli entusiasti delle rete e delle sue potenzialità. Gli studenti di qualsiasi età devono misurarsi con usi intelligenti e articolati e con qualche chiave di lettura delle enormi potenzialità. Detto questo bisogna ragionare. Il giornalista Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera scrive: “La rete non è un male in sé. È anzi una straordinaria opportunità. La vera rivoluzione del nostro tempo. Ha cambiato tutto: le relazioni, gli incontri, l’informazione. Ma la rete è un mezzo. Il fine dipende da noi”.
Ad esempio, a scuola i ragazzi, non solo per conto loro, possono impararne l’uso, avere filtri e consigli per l’utilizzo, sviluppare nuove possibilità di conoscenza. Molti sono i “pro”.

I pro e i contro del web.
Abbiamo l’impressione che sia sempre più necessario ragionare anche sui “contro” per arrivare a equilibri e a capacità critiche.

1- Negli ultimi mesi si è scoperto ad esempio che vi sono dei truffaldini utilizzi a cui il sistema web deve provvedere e reagire se non vuole diventare poco credibile.
Siti che vendono biglietti scontati, pare che individuino il computer da cui è provenuta la richiesta e faccia comparire al momento successivo di effettiva prenotazione e acquisto un costo più alto di quello pubblicizzando spiegando che in quella determinata fascia i biglietti sono esauriti. Ciò non avviene se l’ordine viene fatto su un computer o Ipad diverso da quello su cui si è richiesta la prima informazione.

2- Ben più grave ancora, siti che fanno recensioni di luoghi commerciali, culturali, alberghi, ristoranti,… retribuiscono alcuni recensori “professionali” in modo che facciano recensioni negative. Le recensioni ridiventano positive quando l’ente oggetto dell’attenzione del sito che si definisce assolutamente imparziale, è disponibile a fare pubblicità sul sito stesso, mettendosi in evidenza o con altri meccanismi. Quando non diventano vera e propria richiesta di mazzette e ricatti come ha denunciato l’associazione nazionale degli albergatori che sono la categoria più facilmente esposta a questo tipo di speculazioni in rete. Un vero e proprio ricatto e truffa, alla faccia dell’ingenuità di chi ricorre alle segnalazioni per avere informazioni certe e credibili nella ricerca di un buon ristorante e un buon albergo o di informazioni su un museo e su un punto di vendita.

3- Sempre Aldo Cazzullo sul Corriere: “A volte incontriamo solo pressapochismo, a volte manipolazione e malafede… Prendiamo TripAdvisor autentica miniera di bufale.
Certo le guide tradizionali non sono oro colato, ma restano comunque più attendibili del giudizio del primo che passa, o magari dei parenti e amici del ristoratore.
Molti ci credono e non si rendono conto che sulla rete si trova soprattutto quello che vogliono farti trovare.”

4- Spesso molti siti copiandosi l’uno con l’altro lanciano delle campagne e delle vere e proprie mode che si presentano come irrazionali, senza basi scientifiche, basate sul sentito dire, spesso spunti che arrivano dall’America senza indurre controlli. Uno tra i tanti esempi recenti è la diffusione sul web della paura insensata per le vaccinazioni che mette a rischio la salute di tutta la popolazione. Possibile che non si possa raccontare bene il ruolo delle vaccinazioni, analizzando tutti gli argomenti, avanzando dubbi e usando le valide argomentazioni scientifiche esistenti, le ricerche, le evidenze, per evitare che si torni indietro a forme primitive irrazionali che ci potranno creare problemi sanitari seri.

5- Il web è utilizzato da cyber bulli per messaggi aggressivi, notizie false, immagini e foto denigratorie, notizie private rese pubbliche… È stata creata in Europa una “app” che serve a proteggere ragazzi e bambini dai bulli e dalla navigazione su internet, chissà se funziona.
Su tutti questi aspetti bisogna che sia accelerata la discussione, che scatti l’allarme e che si trovino regole e meccanismi per impedire agli opportunisti di distruggere il bello della rete. Non sono un esperto e quindi andrei fuori tema se continuassi.

Dopo questi esempi di utilizzi negativi del web, ragioniamo sul pensiero “breve”
Mi interessa invece molto di più fare un ragionamento che cerchi di mettere ognuno (qui proprio è ognuno che deve reagire!) sull’avviso di come è possibile scegliere, stare attenti, verificare, ragionare, modificare i propri comportamenti.
La superficialità nel web e nel suo uso viene dopo decenni di superficialità di tanta televisione e media, quindi trova un terreno già arato per radicarsi e per mettere radici difficili da estirpare. La superficialità è una malattia attuale, che rischia di essere diffusa anche con un uso sbagliato del web. Edgard Morin in un libro intitolato “La Via” (ed. Cortina) descrive più o meno così la rete e la nostra attuale situazione. Negli ultimi decenni il sapere complessivo è in crescita, talmente vasto che il singolo individuo non lo sente più alla sua portata, e si rivolge alla tecnologia affidandole il compito di immagazzinare le conoscenze e restituirle al momento opportuno.

Non accontentarsi di un sapere minimo
Molti subiscono questa difficoltà non approfondendo aspetti diversi, ma accontentandosi di un sapere minimo, di qualcosa di appena sufficiente per le esigenze immediate. Un certo utilizzo semplificato della rete aiuta la comprensione della complessità? Una conoscenza parcellizzata produce un’ignoranza complessiva? Un’eccessiva semplificazione non finisce con imporre una sintesi forzata facendo perdere la potenzialità del racconto, delle sfaccettature?
Il libro di Edgar Morin ci aiuta a riflettere con un respiro ampio: “Il pensiero breve è più leggero meno faticoso, esclude la fatica della riflessione logica, è pronto per l’uso, è più povero di informazioni in un momento in cui ce ne sono troppe e bisogna invece essere capaci a scegliere. Il nostro cervello si distingue per una metodologia analitica a riflettere sulla logica dei concetti, sulla loro sequenzialità. Se il pensiero si fa breve, ristretto, con un contenuto, povero; se ci serviamo solo sempre di conoscenze immediate, utili, di servizio, apprese disordinatamente, frammentarie, viene spontanea una domanda difficile: questa abitudine rischia davvero di restringere le nostre potenzialità conoscitive?“.

Contro la superficialità come pratica mentale
L’informazione che passa attraverso messaggi sommari superficiali, non aiuta l’utilizzo del cervello grazie allo sviluppo di relazioni; la discussione prevede un’ampiezza di argomenti, la dialettica, il dubbio, la contraddizione. Il pensiero breve è netto e stabile, ma non concede altro: è una involuzione del pensare incapace di fare collegamenti. Anzi magari induce sicurezza. Contro la superficialità come pratica mentale, che cosa si può fare, non utilizzare più la rete? Assolutamente no! Bisogna reagire soprattutto se si è giovani, studiando, approfondendo… Parliamo a lungo con i giovani.
Quanto conta il pensiero breve in alcune opinioni? Ad esempio grandi titoli in questi giorni. “C’è la crisi, 58.000 studenti persi negli atenei italiani”. Semplificazione. I dati quantitativi sono pesanti e indicativi: in 10 anni gli iscritti all’università italiana sono scesi del 17%. Nella fascia tra i 30/34 anni in Europa sono laureati il 30%, In Italia il 19%.
Ma non bastano, letti paragonandoli con altri si scoprono sbagliati. Qualche dato qualitativo? Quanto incide la modifica demografica? Quanti si laureano? Ma le lauree triennali danno sbocchi? I laureati in corso sono il 35%. C’è minore propensione a mettersi in gioco a prescindere dalle possibilità economiche? Ci sono modelli errati? Quanti posti di lavoro sono richiesti per diplomati preparati? Bisogna sfornare laureati comunque, oppure laureati con talento? Ci sono due milioni di giovani in Italia che non lavorano e non studiano. Il discorso, come sempre, è più complesso. Il pensiero “breve” non è in grado di fornire risposte a queste domande articolate. Pensiamoci.


 

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