Verificare le fonti web

- di Mattia Bianchi -

È il 14 gennaio del 2012. Tg delle 13, ora di punta. Da poche ore, l’opinione pubblica italiana fa i conti con il naufragio della Costa Concordia, uno dei più catastrofici nella storia della marina. Le notizie dei soccorsi, dei morti e dei dispersi e uno scoop: le prime immagini della tragedia. Le avrebbe caricate qualcuno su Youtube: scene di panico, il fuggi fuggi dei naufraghi, l’acqua che inonda i locali. Immagini ad effetto. Bene, bravi, bis!

Peccato che in realtà quel video era falso, o meglio era riferito ad un altro incidente, avvenuto quattro anni prima dall’altra parte del mondo. Era la nave da crociera australiana “P&O Pacific Sun Cruise”, investita da una tempesta a 4 miglia a nord della Nuova Zelanda. Il cyber utente che aveva postato il video, lo aveva spacciato per autentico. E il Tg si era bevuto tutto. Un passo falso, imperdonabile in altri Paesi, dettato dalla fretta, dall’approssimazione, dalla smania di voler arrivare primi, nonostante tutto.

Questa storia dice molto del rapporto tra informazione televisiva e web. Le immagini sono il pane quotidiano della TV e internet in molti casi sa offrirle in abbondanza e a buon mercato, quasi sempre gratis. Ma non basta. Entra in gioco qui la responsabilità di chi fa informazione: l’esigenza-dovere di non barare sul rapporto con le fonti. Impresa difficilissima, ma non impossibile. In ogni caso, necessaria, nonostante i tempi sempre più stretti e un pubblico affamato di qui e di ora.

In Europa, il problema è sentito. La Bbc ha creato addirittura una struttura ad hoc per evitare situazioni simili. Si chiama Verification Hub e potrebbe fare scuola. È un gruppo di lavoro di 20 persone, dedicate a tempo pieno alla verifica dei contenuti della rete. Loro compito è mettersi in contatto con la persona fisica che per prima ha condiviso una notizia, una foto o un video. Un antidoto contro le bufale, insomma.

I risultati ci sono. Recentamente, per esempio, la Bbc ha smascherato il falso di un video di Youtube che mostrava presunti soldati siriani, mentre seppellivano vivo un uomo. L’hub si era messo al lavoro da subito, analizzando accento e abbigliamento dei soldati. Tutto combaciava, tranne la voce dell’uomo seppellito. Si sentiva troppo bene, come se fosse amplificata da un microfono. Improbabile: per la BBC, la prova della messinscena. Il video non è mai stato preso in considerazione.

Con un sistema così, l’errore potrà sempre esserci, ma la credibilità dell’informazione sarà salva, a tutto vantaggio dell’utente. Merito di 20 teste che verificano e basta. Chi è pronto a fare altrettanto?


 

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