Quello che ci aspettiamo

- di Corrado Avagnina - NP aprile 2014 - 

A fronte della politica che imperversa mediaticamente giova forse fermarsi su una questione intrigante che passa magari sotto traccia ma che tallona un po’ tutti. Si tratta della diversità che si riscontra tra quanto viene percepito e quanto capita in realtà. Non è un sofisma né un depistaggio. È un doppio passo con cui fare i conti.

Prendiamo l’esempio degli 80 euro in più in busta paga dal 27 maggio (in virtù del taglio del cuneo fiscale, con le imprese che pagano pressoché lo stesso ma con il lavoratore che vede incrementato il suo stipendio, venendo ridotte le tasse): ebbene, qui la percezione di tanti è che il tutto si avvererà proprio stando alle parole convincenti del premier Renzi, molto bravo a incidere appunto sulle sensazioni da trasmettere. Ancorché in concreto quegli 80 euro rimangano per adesso solo promessi. La percezione qui supera la realtà, in chiave positiva. Quasi che quella somma fosse già in… tasca!

Ma se andiamo a chiedere ad un papà di famiglia, 63enne, che da gennaio 2013 (ovvero da 15 mesi) è nella condizione di “esodato”, cioè di chi è senza pensione e senza stipendio – per i noti provvedimenti di precedenti governi anni fa –, comprendiamo subito che la percezione si fa diametralmente un’altra. Anche perché la realtà è più forte di ogni annuncio. Infatti se alcuni scaglioni di “esodati” sono già stati esauditi, per questa persona (che esiste in carne ed ossa, ha un nome ed un cognome) l’attesa si prolunga in modo insopportabile.

Già, la politica sembra occuparsi dei grandi numeri, delle fasce sociali, delle percentuali, dei tagli, degli spread, delle tasse… mentre le persone che annaspano non si raccapezzano più e si ritrovano spaesate. Il rischio è che ci sia sempre qualcuno che resta tagliato fuori, che finisce out, che va in apnea. Sarà un destino inevitabile, nella società complessa in cui ci ritroviamo? Ma se torniamo a ciò che colpisce, alle impressioni che si raccolgono, al “percepito” che passa e va a segno… non tutto fila lisco. Per chi si misura con la dura ferialità, le percezioni non servono un granché. È la fatica di ogni giorno che riporta con i piedi per terra e con il morale sotto terra.

È un po’ il contrario di quanto accade quando in gioco c’è l’esperienza diretta di un furto in casa. Chi ha avuto la propria abitazione “visitata” dai ladri ne rimane segnato, ne parla ai vicini, li contagia con la propria ansia e la propria apprensione. Così la “percezione” sulla microcriminalità prende un altro profilo, mentre magari i dati oggettivi possono essere di segno diverso, anzi distanti da quelli “percepiti”. Se si è toccati sul vivo, si è portati a pensare che la cosa sia diffusa, sia dietro l’angolo, sia un pericolo costante. La freddezza e la lucidità su un quadro più ampio invece danno dimensioni altre ai fenomeni. Intanto però chi è stato preso a bersaglio forse poco si cura delle statistiche.

Il nostro “esodato”, che non è un fantasma né una figura retorica, aspetta invece che la politica non vada per grandi proclami ma per situazioni reali. Sperando in risvolti concreti, al di là di ogni percezione. Anche perché la sua condizione è ormai “percepita” solo più da lui e dai suoi familiari. E ricorrere al CAF una volta ogni quindici giorni per sperare che ci siano novità per lui, cioè che per gli “esodati” del suo scaglione ci sia una soluzione… non amplifica il suo problema (che rimane, purtroppo per lui, circoscritto). Immaginare che la politica accolga queste istanze che incidono nella carne viva delle persone può essere un’attesa esagerata?


 

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