Libertà negata

- di Guido Morganti - NP febbraio 2014 - 

La libertà religiosa è sottoposta a limitazioni e i credenti sono soggetti a persecuzioni, intimidazioni, violenze, incarcerazioni, abusi, discriminazioni... in 160 Paesi del mondo. Riferendosi alle due religioni più vessate, i cristiani hanno gravi problemi in 110 Paesi, i musulmani in 109. Sono dati riportati nel rapporto pubblicato il 14 gennaio di PRC (Pew Research Center, www.pewforum.org), che fotografa la situazione a tutto il 2012 attraverso accurate indagini e ricerche in due ambiti, quello delle istituzioni e quello sociale.

Viene valutato se i governi - anche a livello locale - limitano le pratiche religiose, vietano le conversioni da una fede all’altra, limitano la predicazione e il proselitismo, ostacolano l'adesione religiosa con le leggi o con azioni più indirette, come ad esempio col favorire determinate religioni per mezzo di finanziamenti preferenziali... Poiché la limitazione della religione non è solo dovuta alle azioni dei governi, ma anche ad atti di violenza e di intimidazione da parte di privati, di organizzazioni o di gruppi sociali, vengono valutati ostilità tra gruppi religiosi, crimini motivati da pregiudizi religiosi, rappresaglie, tumulti, conflitti, guerre, fatti di terrorismo per motivi religiosi, atti di intimidazione o azioni violente per impedire le conversioni o il proselitismo, soprusi per aver violato i codici di abbigliamento religioso, e così via.

Il tutto viene tradotto in punteggi che permettono di stilare una classifica dei Paesi a seconda di una persecuzione molto alta, alta, moderata, bassa. I Paesi presi in esame sono 198. Non ne fa parte la Corea del Nord, dove notoriamente non esiste la libertà di religione, poiché gli osservatori indipendenti di PRC non hanno accesso.
Complessivamente dal rapporto si riscontra che nel 43% dei Paesi il livello di restrizione religiosa è alto o molto altro (due Paesi su cinque nel mondo!). Si tratta in gran parte di Paesi molto popolosi, per cui raggruppano il 76% della popolazione mondiale, tre persone su quattro!
I Paesi dove, sommando gli indici sia a livello sociale che istituzionale, le limitazioni si manifestano in modo molto significativo sono, in ordine di punteggio decrescente, Afghanistan, Somalia, Pakistan, Indonesia, Siria, Egitto, Russia, Israele, Iraq, Sudan, India, Arabia saudita, Iran, Sri Lanka, Maldive, Nigeria, Cina, Malesia, Thailandia, Uzbekistan.

Quali sono i Paesi in cui i cristiani sono perseguitati?
Li indica la World Watch List 2014 redatta da Open Doors (cfr www.porteaperteitalia.org), organizzazione che aiuta i cristiani perseguitati in tutto il mondo. L'elenco di 50 Paesi è redatto assegnando livelli basati su vari aspetti della libertà religiosa. Nella fattispecie identificano principalmente il grado di libertà dei cristiani nel vivere apertamente la loro fede in cinque aree della vita quotidiana: nel privato, in famiglia, nella comunità in cui risiedono, nella Chiesa che frequentano e nella vita pubblica del Paese in cui vivono, a cui si aggiunge una sesta area che serve a misurare l’eventuale grado di violenze che subiscono, quali assassini, rapimenti, stupri, distruzioni di chiese...

L'“assoluta persecuzione” è assegnata alla Corea del Nord; l'“estrema persecuzione” a Somalia, Siria, Iraq, Afghanistan, Arabia Saudita, Maldive, Pakistan, Iran, Yemen, Sudan; una “severa persecuzione” a Eritrea, Libia, Nigeria, Uzbekistan, Repubblica Centrafricana, Etiopia, Vietnam, Qatar, Turkmenistan, Laos, Egitto, Myanmar. Segue l'elenco dei Paesi con moderata e leggera persecuzione. Esaminando la lista si nota che molti sono i Paesi dove l'estremismo islamico è causa delle violenze anticristiane.

Quanti sono i cristiani perseguitati?
Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi sulle nuove religioni, in un articolo del 3 gennaio su “La nuova Bussola quotidiana” (www.lanuovabq.it) ha scritto, riferendosi a Todd Johnson, del Center for the Study of Global Christianity: “Va sempre ricordato che Johnson conta i cristiani uccisi “in situazione di testimonianza”, compresi quelli che perdono la vita perché si rifiutano di arruolarsi in guerre immorali, contestano per ragioni morali legate alla loro fede vari tipi di “signori della guerra” o si oppongono al narcotraffico. Quando è difficile dire se le vittime lo siano per ragioni religiose o politiche o tribali, Johnson alloca solo una quota del numero totale dei morti alla religione secondo un algoritmo [...]. Il 2013, a causa delle condizioni migliorate nella Repubblica Democratica del Congo e nel Sud Sudan, ha visto qualche miglioramento: i cristiani uccisi sono scesi da 105.000 a una cifra che potrebbe attestarsi intorno ai 70.000. Le condizioni peggiorate in Africa negli ultimi mesi giustificano secondo Johnson una proiezione per il 2014 a 98.500 cristiani uccisi”.

In India si sono registrati nel 2013 oltre 4.000 casi di violenza anticristiana, operati soprattutto da gruppi estremisti indù attivi nel Paese. Gli episodi includono l’omicidio di 7 fedeli, fra cui un minore; abusi e percosse su 1.000 donne, 500 bambini e circa 400 preti di diverse confessioni; attacchi a oltre 100 chiese e luoghi di culto cristiano. Sono le cifre contenute nel nuovo “Rapporto sulle persecuzioni 2013” elaborato da un forum di enti e organizzazioni cristiane nella società civile indiana, e inviato all’Agenzia Fides.

Focalizzando la situazione dei cristiani, papa Francesco durante l'Angelus del 17 novembre 2013 ha detto: “Le avversità che incontriamo per la nostra fede e la nostra adesione al Vangelo sono occasioni di testimonianza; non devono allontanarci dal Signore, ma spingerci ad abbandonarci ancora di più a lui, alla forza del suo Spirito e della sua grazia. Penso a tanti fratelli e sorelle cristiani, che soffrono persecuzioni a causa della loro fede. Ce ne sono tanti. Forse molti di più dei primi secoli. Gesù è con loro”.


 

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