Sermig

Una formula per cambiare il mondo

- di Marco Vitale - NP aprile 2014 - 

L’Arsenale della Speranza, a San Paolo del Brasile, sta diventando sempre più un luogo di incontro tra il mondo, con le sue povertà e contraddizioni e tantissimi giovani liceali ed universitari. Camminare fra i cortili e gli edifici dell’Arsenale è un po’ come farsi un giro tra le strade di questo immenso Brasile, con le sue bellezze e le sue difficoltà. Dopo qualche minuto però viene fuori la domanda: “E noi? Cosa c’entriamo con tutto questo? Che possiamo farci? Noi studiamo, passiamo le nostre giornate in classe, proviamo a rispondere alle domande dei professori, passiamo da un compito in classe di matematica ad un’interrogazione di chimica”.

Il professore di chimica commenta che i ragazzi non riescono proprio a stare attenti alle sue lezioni, non riescono a capire cosa c’entrano quelle formule con la loro vita. Sopportano le sue lezioni, con l’unica motivazione di non ricevere un 4 in pagella. A volte scappa loro un sorriso quando il prof afferma che quel “formulame” corrisponde ad una saponetta, proprio quella che usano tutti i giorni quando si fanno la doccia. Poi tutto torna ad essere noioso e si riduce al memorizzare quelle formule scritte alla lavagna per riprodurle durante la verifica. Una conoscenza enorme diventa così un banale esercizio, niente più. Eppure, tra le pagine di quei libri c’è l’occasione enorme di costruire un mondo totalmente diverso, ma bisogna saperlo vedere, saper leggere quelle formule con gli occhi di chi vuol davvero costruirlo un mondo diverso.

Mentre proseguiamo la visita dell’Arsenale, riflettiamo sulle parole un po’ sconsolate di quel professore, pensiamo alle saponette e agli uomini che ogni giorno si presentano alla nostra porta, bisognosi di tutto. Ci deve pur essere una relazione... Molti di loro arrivavo sporchi, con addosso vestiti anneriti dalla polvere dei marciapiedi di questa città. Alcuni non ci pensano nemmeno a lavarsi perché l’odore nauseante allontana tutti e così possono difendersi meglio dagli altri, non devono parlare con nessuno. É un segnale chiaro che non si crede più nelle persone, nell’amicizia, nel dialogo. “E poi una saponetta chi me la dà!?”.

La decisione di lavarsi è quindi una piccola conquista per gli uomini che accogliamo. Tornare a farsi la doccia vuol dire accettare di riprendere contatto con gli altri, credere di nuovo nelle persone, dargli fiducia. Ognuno di questi gesti, così come farsi la barba, tagliarsi i capelli... Vuol dire avere cura di sé, provare ad essere belli, a piacersi, a credere in se stessi e negli altri. Una semplice saponetta può diventare uno strumento importante in questo difficile processo. Sì, una saponetta, proprio quella struttura molecolare così noiosa che ogni alunno di chimica è in grado di riprodurre.

Pochi giorni dopo la visita, chiamiamo il professore al telefono: “Perché non tornate all’Arsenale per realizzare quelle formule? Mettendole in pratica potrete produrre una saponetta, due e... chissà, magari anche di più. Inventiamo una fabbrica di saponette da mettere a disposizione dei nostri ospiti! Il professore di chimica si entusiasma e comincia a snocciolare una serie di possibilità: potremmo usare soda caustica con olio di cocco oppure addizionare olio di colza ed elementi idratanti...

Dopo due settimane, torna all’Arsenale con i suoi alunni, fornisce ad ognuno un camice bianco, occhiali di protezione e guanti di lattice. Chiede ad un alunno di maneggiare gli olii, ad altri di scegliere le essenze e su una lavagna scrive le formule delle reazioni in atto. I ragazzi non si perdono un dettaglio, anche perché si avvicina il momento in cui dovranno usare la soda caustica e sarà “molto pericoloso”. Il composto viene miscelato e colato su di una forma che un alunno ha fatto appositamente costruire dal fabbro sotto casa, “per fare un’opera di bene”. Ora si tratta solo di aspettare affinché il tutto si solidifichi. Dopo qualche giorno i ragazzi tornano “a lezione” all’Arsenale, tolgono il blocco solido dalla forma, lo tagliamo ed ecco... 15 profumatissime saponette! Conclusione: “Questa sera, grazie a voi, 15 persone della nostra accoglienza potranno ricevere una saponetta e lavarsi!”. Sui volti compaiono finalmente dei sorrisi soddisfatti. In poche settimane saranno 60 i ragazzi iscritti alla “fabbrica di saponette”!

Quello delle saponette é solo uno dei tanti “esperimenti” che ci sforziamo di inventare per provare che il modo migliore per cambiare il mondo è cominciare a fare il bene che possiamo fare. Con alcuni ragazzi siamo agli inizi, con altri stiamo camminando da più tempo, ma con ognuno cerchiamo di passare il messaggio che quello che abbiamo o conosciamo, per poco o tanto che sia, può costruire un po’ di giustizia, un po’ di pace. Forse i giovani (e non solo loro) hanno bisogno proprio di questo. Tutte le formule che non rimandano più ad una dimensione di vita sono rifiutate, c’è bisogno di qualcuno che le traduca, di qualcuno che dimostri che le formule, “in azione”, hanno un senso per sé e per gli altri.