Sermig

Il mito del corpo

di Gabriella Delpero

Alessandro è un ragazzino che ha da poco compiuto 14 anni, ha concluso con mediocri risultati la scuola media ed è figlio unico di genitori separati ormai da anni.
Introverso e timido, è sempre stato chiuso nei confronti dei genitori e degli altri familiari, ma ultimamente ha cominciato ad assumere atteggiamenti prevaricatori ed arroganti. Mostra uno spiccato interesse per i tatuaggi, per gli sport “estremi”, per le esperienze di sopravvivenza.

Nello scorso autunno ha voluto iscriversi ad un corso di arti marziali miste, che prevedeva allenamenti quotidiani molto pesanti e gli procurava una stanchezza fisica eccessiva, tanto che recentemente è stato costretto a rinunciarvi. Ha sempre frequentato assiduamente palestre e piscine, legge esclusivamente riviste e libri di argomento sportivo, vorrebbe consumare solo cibi ipocalorici e iperproteici.

È evidente che Alessandro concentra molte delle sue energie e dei suoi interessi sul corpo: i genitori raccontano che l’unico suo desiderio pare essere quello di avere un fisico perfetto. Sogna un corpo tonico, muscoloso, atletico e si mostra intollerante per qualsiasi minima imperfezione. Trascorre un’eccessiva quantità di tempo ad osservarsi nudo davanti allo specchio, focalizzandosi sui singoli muscoli e scuotendo la testa in segno di insoddisfazione: è perennemente convinto di essere meno in forma rispetto alle sue aspettative.

La mamma sostiene che Alessandro non si vede più come è realmente, ma come “vuole” vedersi, cioè sempre esteticamente “difettoso”. Lei si sente molto arrabbiata per questo e ammette di trattarlo a volte in modo scorbutico. Poi cerca di rimediare facendogli un sacco di complimenti sul suo aspetto fisico, proponendogli continui confronti con i coetanei meno “belli” di lui. Tutto inutile: Alessandro non ammette di avere un problema, non accetta nessun consiglio e nessun richiamo, non fa domande, né richiede alcun tipo di aiuto. Non sa neppure della decisione dei genitori di rivolgersi ad un medico: nessuno dei due ha avuto il coraggio di comunicarglielo.

I principali elementi che emergono dalla storia di Alessandro sembrano essere scarsa autostima, insicurezza, timidezza ed estremo bisogno di accettarsi e sentirsi accettato e ammirato. Quello che inizialmente è stato un sano investimento sull’attività sportiva è ormai diventato un circolo vizioso, assolutamente inspiegabile per genitori e amici. Alessandro è concentrato quasi esclusivamente su se stesso e non si cura di chi gli sta intorno: bada solamente al proprio sguardo, che giudica sempre come insufficiente l’immagine rimandatagli dallo specchio. Il problema sta perciò nella distanza che si è creata in Alessandro tra il suo aspetto corporeo reale e l’immagine mentale distorta che lui se n’è fatta.

Ai nostri giorni si comincia a parlare di tante nuove forme di dipendenza, quelle in cui non è implicata l’assunzione di alcuna sostanza chimica illegale. Sono i casi in cui l’oggetto della dipendenza è un comportamento o un’attività lecita e, anzi, socialmente accettata e diffusa, come lo shopping, Internet, il gioco d’azzardo, il lavoro, la chirurgia estetica, il cibo e – appunto – l’aspetto fisico. Se per le ragazze l’ossessione per il proprio peso tende a volte a trasformarsi in gravi disturbi dell’alimentazione, per i maschi la stessa fissazione può diventare la tendenza ossessiva a mantenere un fisico perfetto.

Del resto viviamo in un’epoca in cui è assolutamente scontata l’idea che l’aspetto fisico condiziona (o addirittura determina) il successo personale e i veri miti sono l’efficienza e la competitività. Perché sorprendersi?