Sermig

Guide spirituali

- di Dario Berruto - 

Nessuno impara a vivere da solo. Tanto meno spiritualmente. Tutti siamo più o meno degli imitatori e però anche apprendisti stregoni, nell’illusione che basti avviarci a vivere per cavarcela da soli. “Io speriamo che me la cavo” titolava un libro e poi un film di qualche anno fa. Ma come? Tutti camminiamo sulle spalle di giganti che ci hanno preceduti e uno pensa di essere sempre il primo a vedere, a capire. Ma non è così. Tutto s’impara, anche Dio, e ancor più s’impara quell’arte che è di gran lunga la più difficile e che è l’arte d’amare. Si prendono lucciole per lanterne quando si crede che tutto sia naturale, che spontaneamente l’uomo possa districarsi nel vasto mondo dell’esperienza e così fare lo spensierato vacanziere nel labirinto della vita. Non è così.

Fa ridere o piangere l’Europa che non vuole nella sua Costituzione fare riferimento alle sue radici cristiane segando così il ramo sul quale non solo era stata appollaiata per tanti secoli, ma lì, proprio su quel ramo, era cresciuta e sviluppata. Significa cancellare la memoria di un tempo passato quando si erano moltiplicati i monasteri e lì si andava per imparare la preghiera, il silenzio, il lavoro e di lì si usciva per costruire civiltà. Ha fatto bene Paolo VI a ribadire con forza che nel mondo contemporaneo sono ascoltati più i testimoni dei maestri, ma con questo non intendeva dire che questi ultimi erano diventati dei cari estinti.

Abbiamo tutti bisogno di vedere testimoni e imparare dai maestri. E tutti hanno i loro, veri o falsi che siano. Manager che prima di fare qualche affare importante interrogano i loro “guru”. Persone che al mattino appena sveglie fanno due cose: sorseggiare un buon caffè e ascoltare l’oroscopo. Quali dritte arriveranno dalle stelle? E tanti giovani che alla scuola della moda devono controllare ogni giorno di quanti centimetri le mutande ultimo grido devono uscire dai pantaloni o di quanti centimetri si può scendere sotto l’ombelico, magari decorato da uno splendido piercing. Mica uno si scandalizza, ma con questo si vuol dire che tutti e ogni giorno volenti o nolenti siamo “alla scuola” di qualcuno. È la vita. Non possiamo farne a meno!

La vita cristiana non si scosta da questa realtà e così si arriva a dire dell’importanza di una guida spirituale. La vita del cristiano, come quella di ogni uomo, è fatta di cinque parole: cibo, lavoro, denaro, sessualità e morte. Ovviamente dando a questi aspetti tutta la loro giusta estensione positiva. Il cibo, che è parola ad ampio spettro, è tutto ciò che ci nutre: dallo stomaco alla fantasia. Il lavoro è comprensivo di tutta l’operatività umana che trasforma il creato di cui fa parte il cibo. Chi non lavora neppure mangi. Il denaro esprime l’area dell’avere senza il quale non potremmo essere. La sessualità, non riducibile alla sola genitalità, è la forza intima dell’uomo che lo rende capace di fecondità relazionale. La morte è tutto ciò che è segnato dalla fine e di cui fanno parte anche i nostri limiti, la salute, l’età che avanza e i fallimenti piccoli e grandi della nostra vita. Cinque realtà positive ma che possono impazzire.

Per il cristiano la sfida è quella di mettere Cristo come centro unificatore di queste cinque parole. La prima domanda del cristiano non sarà mai: “Che cosa devo fare?”, ma “È proprio vero che non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me?”. Chi lo aiuterà non solo a rispondere, ma a verificare se questo sta avvenendo? Certamente lo aiuterà la preghiera, fatta di ascolto della Parola di Dio e di fedeltà sacramentale. Poi però occorre trovare una guida tosta, che non significa eccezionale, ma soltanto seria e competente, che conosca i sentieri e li indichi, abile nel by-passare le strade cieche, e prudente quando la vita si affaccia sui burroni. Guide oneste, che non creano malsane dipendenze ma spingono in avanti la personale responsabilità. Semplicemente consigliano con l’autorevolezza della loro esperienza. Non è detto che siano sempre dei preti, certamente persone sapienti sì. E la cosa più importante è che non ne possiamo fare a meno.