Perché no?

di Simona Atzori – NP giugno / luglio 2014

Qualche anno fa, una bambina mi ha guardata e mi ha detto parole bellissime: “Simona, non è vero che non hai le mani. Le tue mani sono solo più in basso”. Credo che sia la definizione più bella della mia vita, come solo i bambini sanno fare perché i bambini hanno la capacità di vedere le cose come sono. Non come appaiono!

È vero. Sono nata senza braccia, ma i miei piedi sono diventati le mie mani. Oggi vivo danzando, dipingendo, condividendo questo sogno con le persone che incontro. Il merito però non è mio, ma di una famiglia straordinaria, di una mamma e un papà che mi hanno accolta nella loro vita. A me piace sempre sottolineare la differenza tra essere stata accettata e accolta. È fondamentale! Nell’accettazione, c’è sempre uno sforzo. Nell’accoglienza, invece, entra in gioco una sfumatura molto più profonda, quella dell’amore. I miei genitori mi hanno accolto e amata così com’ero, così come sono. Ed è quello che ognuno di noi deve fare. Tutti noi dobbiamo accoglierci e amarci per come siamo, per quello che abbiamo e per quello che non abbiamo. Solo così possiamo scoprire di avere molto più di quanto immaginiamo. Certo, la vita a volte non è facile, ti mette di fronte a ostacoli grandissimi, ma dobbiamo partire sempre da quello che c’è, da quello che ci è stato dato. Noi invece, molto spesso facciamo il contrario.

La mia famiglia è stata una scuola di accoglienza. Abbiamo sempre camminato, passo dopo passo, a volte facendoci male, a volte trovando porte chiuse, a volte incomprensioni. Eppure, di fronte a chi ci diceva che certe cose non si potevano fare, non ci siamo mai arresi e abbiamo trasformato i no che incontravamo in semplici “perché no?”.
Non puoi ballare? Noi abbiamo ballato. Non puoi dipingere? Noi lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo. E sia chiaro, non abbiamo mai voluto dimostrare nulla. Semplicemente abbiamo vissuto.

Non parlo mai al singolare perché la Simona di oggi è il frutto dell’impegno di una famiglia, di tanti amici, di tante persone che mi vogliono bene. Non è in gioco solo la mia vita, ma quella di tanti che la stanno condividendo con me.
L’augurio che faccio a tutti, quindi, è di scegliere la vita, la propria e quella degli altri, come l'hanno scelta i miei genitori. Ovvero, senza scuse, nell'amore, nella semplicità e nella voglia di non fermarsi mai. Questo è l'insegnamento più grande che ho ricevuto e che nel mio piccolo voglio continuare a testimoniare.


 

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