L’amore è la nostra forza

- di Giacomo Dacquino - 

Dare non è facile, perché noi esseri umani siamo “naturalmente egoisti” ed egocentrici, troppo spesso pronti a esigere i crediti, dimenticando i debiti. Chiediamo di continuo, cercando raramente di dare, cioè di attuare un vero scambio. Perché molto di rado ci abbandoniamo, ci dimentichiamo e ci stacchiamo da noi stessi.
Siamo molto bravi a distrarci per evitare di essere materialmente o emotivamente presenti dove occorre il nostro aiuto. Per comodo assenteismo psichico rifiutiamo di essere consapevoli dei bisogni altrui. Per difesa, per pigrizia, per immaturità psicoaffettiva, avvolgiamo il nostro egoismo di ragionamenti protettivi, di pretesti, di alibi in buona o cattiva fede, con il risultato che non diamo quello che gli altri si attendono da noi. Siamo degli artisti nel raccontarci frottole e nel decolpevolizzare le nostre omissioni di bontà. Sovente infatti tralasciamo di fare il bene e senza sentirci in colpa per non aver fatto quanto avremmo dovuto fare.

Proviamo a chiederci perché è così difficile dare. E’ difficile dare perché siamo geneticamente inadeguati alla bontà. Sono presenti in noi, fin da bambini, un istinto ad amare troppo noi stessi e un istinto aggressivo verso gli altri. Sono queste due pulsioni, sublimate solo in parte anche da adulti, che disturbano “il dare” nella concretezza dell’esistenza, nella condivisione della quotidianità; sono queste due pulsioni immature che non lasciano soddisfare il desiderio, che qualche volta sentiamo, di allargare gli spazi del nostro cuore, di fare del bene, di dare aiuto, di mettere in comunione con gli altri quest’ansia di carità che sale dal profondo.
In alcuni momenti abbiamo persino vergogna della bontà. Le buone intenzioni ci sono, le proviamo, ma abbiamo paura di esprimerle, ne proviamo disagio; pensiamo che “essere buoni” equivalga di fronte agli altri a essere ingenui, anche perché oggi fanno indubbiamente più strada le persone furbe che quelle generose.

Talvolta non ci si apre alle emozioni, e quindi al dare, perché si teme di essere feriti, perché vulnerabili. Ci si protegge cioè dalla generosità e dall’altruismo, per evitare di scoprirsi deboli, esposti, al punto che spesso ogni rapporto è transitorio, superficiale, un semplice parcheggio nella via della solitudine.
Sono sempre gli istinti arcaici di esagerato amore di noi stessi, di noncuranza, di indifferenza, di aggressività verso gli altri che ci introducono nella città dei ricchi e dei potenti e che ci allontanano dal popolo dei deboli e dei bisognosi. E questo vale particolarmente per molti cattolici in quanto, pur riconoscendo il contributo oblativo del pensiero cristiano, il bene non è un patrimonio esclusivo dei frequentatori di chiese e di curie.

A parte i riferimenti religiosi, pochi sanno dare senza ricordare e ricevere senza dimenticare: pochi sanno dare al di là di ogni volto, di ogni età, di ogni carattere; pochi sanno scavalcare lo steccato che separa i buoni dai cattivi, i giovani dai vecchi, i belli dai brutti, i ricchi dai poveri; ancor meno sono coloro che sanno mescolarsi e condividere con i cattivi, i brutti, i poveri. Quasi tutti cerchiamo l’uomo buono per poterlo amare, dimenticandoci che sarebbe meglio innanzi tutto amarlo per renderlo buono.

Se ci guardiamo intorno raramente troviamo qualcuno disteso, sereno, soddisfatto della vita. La maggior parte delle persone, anche fuori del mio studio professionale, si lamenta di dover portare il peso della solitudine, della noia, dell’insignificanza o di qualcosa di peggio, il mondo è pieno di perdenti: perdenti negli affetti, perdenti nel lavoro, perdenti nella dignità. Più o meno, prima o poi, perdenti lo siamo un po’ tutti, e quindi bisognosi di aiuto.

Non esiste la sclérosi delle emozioni, non esistono gli uomini “duri come la roccia”, come è scritto nei libri. Ognuno di noi ha un angolo freddo in una parte del cuore; tutti abbiamo bisogno delle vitamine affettive. Nessuno è troppo adulto per le coccole. Il bene che ci vogliono gli altri nutre la nostra identità. Perché l’amore che ci viene offerto è la nostra forza.


 

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