Tutta bellezza

di Tamara Sacchetti - Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Lo ripetono milioni di persone in tutto il mondo. Quando è il tuo turno ti emoziona pronunciare quelle parole davanti all’altare, occhi negli occhi con la persona che hai scelto per sempre, intorno tutte, proprio tutte le persone care, amate nella vita fino a quel giorno. Il per sempre, quali gioie e quali dolori, quali malattie e quale salute da apprezzare però non sai cosa siano, non lo intuisci neanche. Salti nel buio, con fiducia. Dicono che il matrimonio parta dal momento in cui decidi la data delle nozze. In realtà inizia molto prima, quando hai un’intuizione, piccola, un semino che si confonde in mezzo a mille sensazioni, emozioni, desideri e paure. L’intuizione è che la persona che hai incontrato è quella con cui sognare in grande e realizzare in grande. Questo pensiero spaventa, può essere soffocato dalla paura di non farcela, perché sempre quando il Signore chiama il cuore è pronto ma la carne è debole.

Sospesa tra l’eternamente giovane, inquieta, in viaggio, in ascolto di me stessa e il nuovo ruolo di sposa, inizio a muovere i primi passi in questa avventura. La malattia aveva già bussato alla nostra porta nel fidanzamento: la scelta della data e poi, dopo qualche giorno, l’annuncio di un percorso di dolore, sofferenza, chemio, distanza, emergenze, cure sperimentali e, alla fine, il distacco. Insieme, nonostante questo, i primi mesi con la sorpresa e la gioia di svegliarsi accanto, le cose nuove, tantissime, da sistemare e ordinare, il vivere ore e ore senza tempo. Quel tempo che non sapevamo fosse così prezioso, che scorreva a fiumi mentre ti guardavi sotto le stelle d’estate, chiacchieravi quando volevi, dormivi moltissimo. In casa abbiamo accolto la malattia, ma anche una piccola presenza. Lei, la nostra prima piccina, un tesoro con gli occhi spalancati sul mondo. Silenziosa, allora, sempre adeguata, coccolatissima. Vita e morte in quell’anno. Con un contrasto fortissimo che ci ha colpito e trasformato.

Nel dolore che ti taglia come un coltello sgorga poi dal cuore gratitudine, occhi nuovi per vedere la bellezza, anche quella silenziosa di una perdita grandissima. Di quell’estate ricordo tantissimo caldo, il mare e il cielo bellissimo. La città che mi adotta qualche mese l’anno ancora sconosciuta, io e mia figlia, la carrozzina giù per le ripide discese. Il desiderio di starci in questo dolore per amare e adempiere alla promessa fatta in quel giorno di aprile incosciente e pieno di gioia. Starci anche se sfiori una storia che non conosci, sei solo l’arrivo di un percorso e di un legame lunghissimo, il più importante nella vita del tuo sposo.

Alla fine di quella calda estate è arrivata la nostra seconda piccina a farsi spazio nel mio ventre. C’era il pancione che cresceva di nuovo e sopra ci si accoccolava la prima bimba, che ancora non camminava. Il farsi tana di cucciolo una seconda volta in me è stata un’esperienza incredibile, straordinaria. In termini fisici certo, ma anche di grandezza e di umiltà. Grandezza nel diventare degna di così tanta fortuna, mamma di una piccina sempre in braccio e di un’altra, ancora sconosciuta. Umiltà perché ho dovuto lasciare molto, rallentare il lavoro, vivere in modo più riservato, poche energie, concentrate sulla nuova famiglia e iniziare a chiedere aiuto.

Ogni caduta, ogni difficoltà, ogni limite fisico insieme a ribellione, fastidio e malumore ha portato una possibilità: quella di leggere in filigrana la bellezza del donarsi completamente, di avere un ruolo, un posto, una missione. E di scoprire bellezza, pace e consolazione anche nella fatica e nel non avere, spesso, le forze per riuscire a finire la giornata. Crescere come genitori, insieme al farlo come sposi ci ha regalato giorni di grande gioia, giorni di paura, di sensazione di sopraffazione, di non farcela. Il terzo figlio arriva atteso. Arriva a due settimane dal terzo trasloco in pochi anni. Quando nasce è una tenerezza infinita, lo accogliamo tutti con calore. La vita ci regala a piene mani, ci regala tutto e lo prendiamo con felicità, gustando più possibile ogni attimo di questo tempo bello, duro, difficile, massacrante ma bellissimo. Un tempo che Dio ci dona per imparare ad amare e a farci amare.



FOTO: DIEGO BARBIERI / FISG

 

 

 

 

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