La nostra forza e il nostro "capitale sociale": i volontari


Dati anno 2015

Crediamo in un sistema sociale che abbia al centro la persona con tutti i suoi valori, capacità, doni e bisogni, una persona che non può vivere da sola, che si metta in relazione con gli altri, che sviluppi la dimensione del dono e della condivisione per contribuire al bene comune come parte integrante del suo essere.

Nel Sermig ogni persona entra come in un laboratorio di scambio tra coloro che danno qualcosa e coloro che ricevono qualcosa: in quest’ottica nessuno è così povero da non avere nulla da donare e nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere. Le persone che si rivolgono a noi per soddisfare bisogni primari vengono accompagnate in un cammino di riscoperta ed emersione delle loro potenzialità e possono quindi mettere in gioco se stessi al pari degli stessi volontari che le hanno aiutate. Questo laboratorio diventa capace.

- di catalizzare energie e risorse che altrimenti non sarebbero utilizzate e volgerle verso finalità specifiche.
- di creare consapevolezza della realtà e quindi di porsi in modo critico per trovare risposte adeguate.
- di stimolare il coinvolgimento e rinsaldare le motivazioni.
- di educare al “fare insieme” facendo crescere la capacità collaborativa.

Gli attori principali dell'azione sociale del Sermig sono i volontari (circa 1000), persone di buona volontà diverse per età, stato sociale, competenze, religione, motivate a partecipare ad un progetto condiviso.

Quindi il capitale sociale del Sermig è fatto di persone che vivono la cultura della restituzione. La scelta di offrire tempo, capacità, professionalità, risorse materiali e spirituali innesca un processo di reciprocità e un effetto moltiplicatore: io aiuto gli altri perché gli altri a loro volta possano vivere la restituzione. Quindi non solo produrre servizi, ma coinvolgere le persone in un cammino di condivisione dove beneficiati e beneficiari entrano nella dinamica della reciprocità del dono, dell’apertura alla mondialità, dell’esigenza di conoscere altre culture e altre situazioni al fine di favorire il reciproco rispetto. In quest'ottica l'opportunità di mettere a disposizione se stessi favorisce la propria realizzazione e quindi rende possibile portare questo arricchimento nella quotidianità della vita, dando al proprio agire sociale nuove motivazioni. La persona si trova in un percorso di formazione che lo accompagnerà nella fasi della sua vita, preparandola ad affrontare le continue sollecitazioni e le nuove sfide di questo tempo.

La valorizzazione delle risorse umane diventa una parte fondamentale dell'economia della restituzione e permette un'azione concreta a favore della collettività: recuperare persone disperate, offrire opportunità a chi è nel bisogno, dare speranza ai giovani, offrire possibilità di formazione culturale e professionale, intervenire con progetti di sviluppo o di emergenza nelle zone martoriate del mondo, etc. diventa il valore aggiunto che costruisce una realtà capace di rispondere ai bisogni veri delle persone e che continua nel tempo.


Dalla tesi di Eloisa Trivellin - Finanza Etica: 50 anni di storia e attività del Sermig
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN FINANZA AZIENDALE E MERCATI FINANZIARI
Anno Accademico 2013-2014

2.1 La valutazione economica del volontariato: l’approccio teorico

Prima di procedere con la descrizione dettagliata del metodo utilizzato dal Sermig per valutare in termini economici quanto realizzato, è necessaria una digressione teorica che contestualizzi ciò che verrà riportato nell'analisi successiva.
La recente riscoperta del mondo della solidarietà sociale va in gran parte motivata, da un lato, considerando l’espansione della domanda di servizi sociali, dall'altro, in relazione alla crisi finanziaria ed organizzativa che ha colpito fortemente i sistemi di welfare di molti paesi europei. Di conseguenza, la riduzione del peso dell’intervento pubblico è stata via via compensata dal progressivo aumento dei servizi a carico degli enti no-profit.
In ambito statistico, il volontariato è considerato al di fuori di ciò che comunemente viene inserito all'interno della sfera di produzione dell’economia. Per questo motivo, viene trattato come qualcosa che non ha alcun valore economico e la sua misurazione non è oggetto di studio. In realtà, è ragionevole ritenere che vi sia un valore enorme – sociale, economico, politico, ambientale – da rilevare e considerare nel valorizzare il lavoro volontario.
Per lavoro volontario si intende, in questo contesto, “la prestazione diretta anche saltuaria e senza alcun corrispettivo economico, svolta all'interno di un’istituzione no-profit dai volontari, indipendentemente dal fatto che essi siano o meno anche soci o iscritti all'organizzazione”3. 3 CNEL-ISTAT Ricerca “La valorizzazione economica del lavoro volontario nel settore non profit” (2011)
I volontari non possono essere considerati lavoratori in senso stretto e la misurazione del loro contributo è possibile premettendo che si otterrà una stima grezza e approssimata, che chiaramente non include gran parte degli aspetti qualitativi, i quali per alcuni servizi tipici del settore no-profit costituiscono l’essenza del bene o servizio scambiato.


2.1.1 Il metodo del costo di sostituzione

La valorizzazione economica del volontariato consiste nell'effettuare una traduzione monetaria del lavoro non retribuito, ovvero di tutte quelle attività socialmente rilevanti non allocate mediante i meccanismi di mercato. In un certo senso, si tratta della medesima necessità incontrata nel caso della valutazione del lavoro domestico e della produzione agricola destinata all'autoconsumo; con la crescita del terzo settore la questione si è estesa comprendendo anche la sfera del volontariato. Di conseguenza, la metodologia adottata ricalca fortemente quella utilizzata per monetizzare il lavoro domestico.
È bene sottolineare che non esiste un “vero” valore del volontariato, bensì delle metodologie che valorizzano il lavoro volontario sotto diverse prospettive. A livello concettuale - teorico vi sono due tipologie di tecniche disponibili:

- i metodi diretti, o basati sull'output: valorizzano in termini economici l’output del lavoro non retribuito attribuendo ad esso il valore di mercato di prodotti o servizi equivalenti, da cui eventualmente si decurta il costo delle materie prime;
- i metodi indiretti, o basati sull'input: valorizzano il lavoro non retribuito considerando i costi della funzione di produzione; in questo modo, il tempo dedicato al volontariato viene considerato come input principale della funzione di produzione e stimato sul piano economico come costo opportunità o come costo di sostituzione (con le relative metodologie di calcolo). Il metodo scelto dal Sermig per valorizzare il grande contributo apportato dal lavoro volontario e per darne una valutazione economica rientra nella “famiglia” dei metodi indiretti: nello specifico, viene utilizzato il metodo indiretto basato sulla valutazione del costo di sostituzione.
Il metodo del costo di sostituzione valorizza il volontariato attribuendogli un costo pari alla remunerazione necessaria ad assumere un lavoratore attivo sul mercato per svolgere gli stessi servizi offerti dal volontari.
Questo metodo si fonda sull'assunzione chiave che i volontari e gli omologhi lavoratori di mercato presentino la stessa produttività. Nello specifico, si assegna un valore economico al tempo offerto dai volontari, per ogni tipo di funzione che assolvono in accordo con il costo che sarebbe necessario pagare qualora si acquistassero gli stessi servizi di mercato.
Nella pratica non è affatto semplice valorizzare il volontariato con il metodo costo di sostituzione per singola funzione. Da un lato, molto spesso non si dispongono delle informazioni sufficienti che consentano di distinguere l’ammontare delle ore di volontariato destinate allo svolgimento di funzioni e servizi specifici. Dall'altro, è un’operazione complessa determinare il valore economico da assegnare all'attività di volontariato, poiché le retribuzioni di mercato possono ricomprendere competenze, responsabilità o capitale non richieste o non evidenziate nel lavoro volontario. Ad esempio, i servizi presenti sul mercato spesso sono offerti con professionalità elevate, attraverso l’impiego di capitali o con tassi elevati di produttività a differenza di quanto accade per le prestazioni fornite dai volontari. Inoltre, un’ulteriore problema applicativo è riconducibile alla difficoltà di trovare sul mercato un servizio equivalente a quello offerto dal volontariato. Una variante talvolta utilizzata del metodo basato sul costo di sostituzione propone di assegnare la retribuzione di una professione “vicina” o comunque simile alla mansione che i volontari normalmente svolgono.
Nel complesso, il limite maggiore dei metodi basati sul costo di sostituzione riguarda l’assunzione della piena comparabilità tra i compiti e le prestazioni svolte dai volontari e quelli realizzati dal personale retribuito. Inoltre, l’applicazione del metodo del costo di sostituzione per singola funzione richiede per poter essere applicato di un insieme di informazioni che spesso non sono rilevate.


2.2 La valutazione economica del volontariato e dei servizi offerti: l’approccio del Sermig

Il seguente paragrafo si pone l’obiettivo di illustrare una componente fondamentale che il Sermig inserisce annualmente nella rendicontazione economica: un dato economico equivalente, ovvero un valore stimato risultante dalla somma tra il valore economico della solidarietà e la valorizzazione di ciò che viene donato al Sermig in termini di beni e servizi.
Prima di procedere con l’analisi dettagliata di quanto accennato, è bene illustrare, seppur in breve, le caratteristiche e la composizione dell’oggetto della valutazione, ovvero il capitale sociale attivamente e quotidianamente presente nel “sistema Sermig”.


2.2.1 Il capitale sociale del Sermig: organizzazione e gestione dei volontari

Fin dal 1964, Ernesto Olivero e i suoi collaboratori seguono un codice di comportamento ben preciso. Innanzitutto, è giusto sottolineare che tutto ciò che è stato loro offerto in 50 anni è stato considerato come qualcosa di sacro, utilizzato con religiosità e destinato solo secondo le intenzioni di chi lo offriva: poveri vicini e lontani, aiuti nelle calamità, guerre, carestie, progetti di sviluppo.
Inoltre, hanno scelto di adottare uno stile di vita semplice ed essenziale attento ad evitare ogni genere di spreco, ponendosi come semplici “operai”, pagandosi personalmente ogni loro spesa e sottoponendosi al controllo trasparente di chi sostiene e dà piena fiducia al Sermig. I responsabili hanno rinunciato ad ogni possibile privilegio, considerando il comando non un privilegio, ma un servizio.
A partire dalla sua fondazione, lentamente ma efficacemente, un “fiume di offerte” in denaro, in materiali, in alimenti, in medicine, in prestazioni professionali (ingegneri, architetti, notai, medici commercialisti, pubblicitari…) e milioni di ore di volontariato sono passate nelle mani del Sermig. Con il passare del tempo, più quest’opera cresceva e diventava pubblica, più diventava doveroso radiografare l’uso del denaro, cercando di prestare la massima attenzione ai progetti e alle realtà sostenute in ogni parte del mondo.
Gli attori principali dell'azione sociale del Sermig sono i volontari (circa 1000): persone di buona volontà diverse per età, stato sociale, competenze, religione, motivate a partecipare ad un progetto condiviso.
Il 30% dei volontari svolge un servizio da più di 10 anni, un altro 30% tra i 5 e 10 anni, il 40% da meno di 5 anni. Ogni anno ci sono circa il 20% di nuovi volontari.
Circa il 2% dei volontari sono presenti 8 ore al giorno, 7 giorni alla settimana per tutto l’anno. Per quanto riguarda il loro reperimento, nella maggioranza dei casi sono gli aspiranti volontari che si presentano spontaneamente, offrendo la loro disponibilità; saltuariamente, vengono lanciati appelli per interventi specifici via e-mail / telefonate o durante gli incontri pubblici di preghiera e culturali.
La selezione ha cadenza settimanale: preferibilmente il sabato, viene organizzato un incontro di presentazione delle attività e della realtà del Sermig destinato a tutti coloro che intendono offrirsi come volontari a seguito del quale vengono fatti colloqui individuali da parte degli operatori appositamente destinati per individuare le possibilità di inserimento dei singoli volontari. A tutti viene proposto di iniziare sperimentando alcuni servizi (tendenzialmente una volta alla settimana o ogni 15 giorni) quali lo smistamento degli aiuti ricevuti quotidianamente alla porta (abbigliamento, generi alimentari a lunga scadenza, cancelleria, ecc), le pulizie e il riordino dei locali dell’Arsenale. Dopo alcune volte in cui il volontario è stato affiancato e seguito da altri volontari e dagli operatori del Sermig si valuta insieme quale possa essere il settore preferenziale, tenendo conto anche dell’esperienza professionale, della sensibilità e delle attitudini personali. Una volta scelto il settore, prima di iniziare concretamente il servizio, il volontario partecipa ad un corso di formazione gestito dai nostri operatori e da volontari “esperti” dove riceve informazioni sulla metodologia e procedure adottate, sulla “filosofia” che sta alla base dei servizi, sulla sicurezza.
Molto importante è anche l’azione costante di affiancamento: ogni settore di attività sono presenti una o più figure di riferimento che hanno un po’ il ruolo di supervisori e che seguono i volontari nel loro percorso, ne ricercano il confronto recependo anche da loro fatiche, motivazioni, questioni. Vengono, inoltre, offerti momenti di formazione e confronto con cadenze mensili su tematiche di attualità e momenti di spiritualità.
Ad ogni volontario vengono proposti incontri (con cadenza mensile o bimestrale) volti a crescere e consolidare il senso di appartenenza, la fedeltà alla missione, le motivazioni; vengono, inoltre organizzati con i referenti incontri di carattere generale con i responsabili del Sermig tre / quattro volte l’anno.
Si tratta di un percorso proposto nell'ottica di una formazione al senso di responsabilità e al senso di appartenenza alla realtà del Sermig, per “sperimentare” la costanza e la fedeltà dei volontari e per dare la possibilità di entrare gradualmente nella sua filosofia.


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grafico 4
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grafico 3
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grafico 2
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grafico 5
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grafico 6
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grafico 1
Prendendo in considerazione gli ultimi 5 anni, dal 2010 al 2014, sono stati rilevati il numero dei volontari e il numero dei nuovi ingressi e delle uscite (grafico 4): la rotazione dei volontari è sempre in positivo in quanto, pur essendo oscillante il numero dei volontari in uscita, i volontari nuovi sono sempre crescenti nel tempo in valore assoluto e questo ha fatto sì che il numero dei volontari globale in valore assoluto crescesse. In termini percentuali si registra però una riduzione del tasso di crescita dei nuovi ingressi a partire dal 2011 e una certa stabilità nel numero delle uscite, tranne due picchi nel 2012 e 2014. 

Esaminando il grafico 3 si rileva un aumento del tasso di crescita dei volontari candidati (che sono coloro che si presentano per il primo incontro di reperimento nel quale viene illustrata l’attività ma poi non proseguono il percorso) rispetto a quello degli effettivi (che sono invece i volontari che ritornano per il secondo incontro di formazione e quindi proseguono il percorso). Questo è segno di una “domanda” di volontariato sempre più in aumento ma con una minore stabilità, confermata anche dal numero dei volontari stabili (coloro che svolgono servizio per più di tre anni consecutivi) che si riduce di anno in anno, con un picco di riduzione nel 2013. 

Analizzando le motivazioni che inducono i volontari all'abbandono (grafico 2) si registra una sostanziale stabilità nel trasferimento di città mentre è in diminuzione, segno inequivocabile della crisi, l’aver trovato altra occupazione lavorativa. Dato invece “preoccupante”, che conferma il dato della riduzione di stabilità da parte dei volontari, è la percentuale di persone considerate dalla struttura non idonee al servizio, segno della crescente fragilità delle persone e del tessuto sociale. 















Passando all'esame dei costi figurativi ed effettivi del volontariato 
(grafico 5 e 6) si riscontra un’incidenza molto elevata delle risorse destinate all'azione di promozione e reperimento dei nuovi volontari, circa il 60% del costo totale, e all'azione di mantenimento e accompagnamento dei vecchi volontari, pari all'80% del costo totale. In termini di costo procapite un nuovo volontario costa alla struttura 995 euro all'anno, un vecchio volontario 150 euro all'anno; un dispiego di energie e risorse molto rilevante per reperire i volontari sostenibile solo perché il 91% dei costi totali sono figurativi quindi sostenuti a loro volta da altri volontari. 












Il grafico 1
 evidenzia la maggior crescita del numero dei volontari rispetto ai dipendenti (quasi stabili) e che la “forza lavoro” del Sermig è rappresentata in termini numerici per il 90% dal volontariato e per il 10% dai dipendenti e collaboratori (il cui costo è il 3,3% delle spese globali dell’anno 2013).

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