Sermig

La musica dall’uomo a Dio

di Mauro Tabasso - Dopo anni di esercizio, non è che in fondo mi dispiaccia alzarmi presto la mattina. Stamattina però fuori è così buio, freddo, e c’è una nebbia tale che per uscire serve la trivella.
In giorni come questo, appena apro gli occhi, non ho che due neuroni funzionanti; i tapini si tengono timidamente per la manina a formare una fragile sinapsi. Per fortuna proprio lì risiede la vitale istruzione denominata Moka, un semplice programma che mi permette di pigiare il tasto on della macchinetta del caffè, infilarci dentro la cialda e metterci sotto la tazzina.
Dopo l’esecuzione di questa elementare routine, ecco che tutte le periferiche cominciano a parlarsi e ad essere viste dal sistema operativo, e io posso dedurre dal contesto di essere effettivamente sveglio. La musica giusta per una giornata così sarebbe... la musica Letargica!
Ma in effetti era di musica liturgica che volevo parlare.

Spesso, mio malgrado, sono stato coinvolto in discussioni riguardanti questo genere musicale, il suo scopo, il suo uso, il modo corretto di eseguirlo, gli strumenti che si possono e quelli che non si devono usare. Mio malgrado perché ho sempre cercato di evitare con cura questi confronti, glissando elegantemente sull'argomento. È un terreno che somiglia molto ad un campo minato, dove non esistono i riferimenti a cui, per esempio, chi fa musica in ambito professionale è abituato.

Rimanendo entro certi limiti, ognuno può grosso modo fare le proprie scelte, dettare le proprie regole e/o contraddirle (celebranti, musicisti, cantori, direttori, compositori, autori, produttori, discografici, ecc.), nel bene e nel male, per carità, ma in definitiva i dibattiti su questo argomento lasciano un po’ il tempo che trovano. Molte discussioni sulla musica e sull'arte lo fanno. Questo va bene, quello no, questo è corretto, quello no, questo si fa, quello non si può fare ecc. ecc. Per me la regola che su tutte vale sempre e più di ogni altra (che si tratti di musica liturgica o di altro qualsiasi altro genere) è l’emozione. Se una musica non va a segno, non arriva al cuore, non emoziona, semplicemente è inutile. È uno spreco di energia, un esercizio di stile e null'altro.
Se invece emoziona è utile, ed è un valore aggiunto alla mia giornata, alla mia persona; è la bellezza che entra nella mia vita.

È l’aroma del caffè appena svegli! Un’emozione forte fa abbassare la guardia, aprire il cuore, e in un cuore aperto qualcuno può decidere di abitare. La musica o fa questo oppure, semplicemente, è inutile, visto che non cura, non sfama, non disseta e non riscalda. Semplice non vuol dire facile, e difficile non è sinonimo di bello. Certa musica è difficile da scrivere, difficilissima da suonare, ma non per questo è anche bella. Per contro, la semplicità rischia spesso di diventare banalità.

Questi e molti altri sono gli spunti di riflessione che (nonostante la nebbia!) stiamo portando da qualche mese in giro per l’Italia attraverso un workshop che ha per titolo La musica dall’uomo a Dio; una testimonianza e un percorso teorico-pratico adatto a chiunque suoni o canti in contesti liturgici, dal principiante al professionista.
Workshop è un temine inglese che significa officina, o meglio laboratorio, proprio come la nostra scuola, che da sempre tenta di incarnare questo sostantivo. Nei mesi scorsi siamo già stati a Verona, Asti, Ancona, Roma, Formigine, Tortona, ecc., e nei prossimi mesi saremo in diverse altre località d’Italia (facebook.com/labsuono).
Se siete interessati a organizzarne uno nella vostra città contattateci: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Se avete un coro, un’orchestra, un gruppo in carenza di motivazione, in astinenza da spunti musicali (magari non da caffeina), cercheremo di portarvi un po’ di sana, coinvolgente ed emozionante voglia di cantare e di suonare, e, perché no, anche di pregare.






Rubrica di NUOVO PROGETTO