Ricomincio da qui

di Mauro Tabasso - L’inno del Mondiale dei Giovani della Pace invita a ripartire da ciò che siamo.

Vi hanno mai detto la classica frase da mega-saggi del rione forever in the world Va’ dove ti porta il cuore?. Con quel tono da capo Sioux che ti faceva capire che chi stava parlando aveva capito tutto della vita e tu un beato cappero? A me sì, un sacco di volte. Ebbene a quei saggi oggi devo comunicare che il cuore mi ha portato dal cardiologo (vedi medesima rubrica di NP di qualche mese fa). Il massimo che posso fare è andare dove mi porta il li-cuore, inteso come spirito divino (che si credeva il Capo Sioux? La so lunga anche io in fatto di spiriti).

Allora gli stessi saggi mi hanno detto “va’ dove ti porta la mente”. E dove mi porta? Dallo psicoterapeuta mi porta, porca trottola!!! Così mi hanno detto, sempre con fare da grandi sapienti, “Prendi il primo treno e va’ là dove ti porterà”. Al capolineaaaa mi portaaaa, lo vuoi capire? Insomma quando vuoi fare il grande oracolo dell’alpe una cosa è certa: è meglio che stai zitto, ma zitto proprio. Una persona nei guai cosa vuole sentire? Niente, assolutamente nulla, vuole essere ascoltata e basta. Non cerca prediche, omelie o ramanzine. Vuole solo sapere che c’è qualcuno disposto a perdere del tempo, senza guardare l’orologio, per ascoltare le sue ragioni, e basta. Poi forse, dopo che è stato ascoltato, e dico forse, allora (e sempre forse) c’è spazio per un piccolissimo amichevole e minimale consiglio di base (se richiesto), ma niente aforismi da grande capo indiano. “Chi non sa che cosa dire ama la retorica” (dopo vi dico da dove viene questo verso).

Secondo me una persona addolorata desidera solo due cose: la prima come ho detto è essere ascoltata, e la seconda è un’altra opportunità, una seconda chance, la possibilità di ripartire. È con queste convinzioni che al Laboratorio del Suono abbiamo lavorato per scrivere e realizzare la canzone che farà da leit motiv al prossimo Appuntamento Mondiale dei Giovani della Pace, in programma a Padova il prossimo 13 maggio. Si intitola proprio Ricomincio da qui. Ernesto Olivero, come sempre, ha scritto il testo (da cui ho tratto il verso sopra citato), e noi abbiamo cercato di portarlo in musica, con una veste di forte impatto, che desse energia, convinzione, fermezza e forza a una frase che dice proprio questo: voglio ricominciare, voglio la possibilità di far andare le cose in modo diverso, e lo voglio anche se mi costa fatica, energia e sofferenza. Lo voglio anche se so che non posso cambiare il passato, ma il futuro, il mio futuro, sì. E voglio partire proprio dalla riconciliazione. Le volte che ho sbagliato in vita mia (sono tante, ahimè) mi sono sempre detto questo.

Non posso cambiare il fatto che ho sbagliato o le conseguenze del mio errore. Questi sono pesi che devo portare, ma posso cambiare la mia vita da oggi in poi, a prescindere dagli errori stessi. E questo io non lo trovo solo energetico, ma elettrizzante! La mia vita è nelle mie mani. La riconciliazione è il nuovo zero matematico, è il riconoscere un errore che ho fatto, che ha fatto e mi ha fatto del male, e il proposito di evitarlo in futuro. Con la canzone abbiamo voluto dire proprio questo, senza prediche, senza puntare il dito contro nessuno ma come sempre partendo dalla nostra esperienza di vita personale. Ricomincio da qui significa ricominciare da noi stessi, dal nostro cuore, da ciò che siamo, dai nostri errori ma anche dalle cose buone che abbiamo fatto.

È quello il luogo da cui salpare. Ripartire dall’amore e dalla consapevolezza di noi stessi per andare in modo sereno e libero verso il futuro, verso la vita, lontano (se possibile) dai cardiologi, dai falsi psicoterapeuti, dalle mete immaginarie e soprattutto dai falsi capi tribù...

Mauro Tabasso
DIAPASON
Rubrica di NUOVO PROGETTO di Gennaio 2017

 

 

 

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