Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (1/28)

Il vangelo nostra regola (1/2) - di Giuseppe Pollano - Questa pagina della regola afferma, con molta franchezza e non poco coraggio, che il vangelo è la nostra regola di vita. Mettiamo in evidenza alcuni termini importanti e forti di questa dichiarazione, molto densa e di fatto completa.

 


Croce in legno su una pagina del vangelo Il vangelo è la nostra regola di vita perché ci comunica Gesù. Impariamo così a pregare come pregava Lui, ad operare come Lui operava, ad avere i suoi stessi sentimenti. Gesù è il Signore della nostra vita e noi cerchiamo di trasformare la nostra vita nella sua.

Le due parole su cui conviene trattenerci in questa prima parte della riflessione sono vangelo e regola che, al nostro orecchio, di per sé immediatamente non sono fatte l'una per l'altra; dobbiamo quindi capire il senso di questa dichiarazione attraverso alcune precisazioni.


1)     Vangelo

Il termine, di origine greca, ha in sé il concetto fondamentale di novità, di annuncio di cosa che non si conosceva, quindi il passaggio da uno stato di ignoranza ad uno stato di sapere. Poi c'è la particella positiva eu, cioè bello e buono, e così ne deriva il concetto a noi noto: una notizia ottimale.
Si tratta però di capire fin dove arriva questa novità.

1.1)     Una novità della nostra intelligenza

La prima novità sta nel fatto che se non conosci il vangelo, ti porgo il libro e tu cominci ad apprendere, a capire, a sapere. Pagina del Vangelo secondo MatteoC'è da osservare che il vangelo non si conoscerà mai in modo esauriente quand'anche lo si conoscesse a memoria, perché nella lettura del vangelo c'è sempre quell'accompagnatore invisibile che è lo Spirito e che volta per volta, come gli piace, ci illumina su un significato o un altro, anche se già lo conoscevamo. Il vangelo ha prima di tutto un momento di conoscenza. Non è male che del vangelo si faccia una lectio continua, umile, senza pretese, ricominciandolo sempre da capo.

1.2)     Una novità nel vivere un avvenimento

Tuttavia questo significato del sapere è subito integrato, anzi sorpassato, da un'altra novità. Infatti una è una novità di quando leggi una notizia o senti parlare di una persona, un'altra è di quando incontri una persona. Questo è molto ben descritto da Giovanni quando racconta dei primi discepoli che si accostano a Gesù (Gv 1, 35-39). C'è un sentirlo descrivere (ecco l'agnello), poi c'è un approccio ed infine un'esperienza che cresce. Dunque si tratta di vivere un avvenimento, l'incontro con una persona, Gesù.

1.3)     Una novità che trasforma

Questo è già molto, ma non è ancora tutto perché la novità può essere molto più penetrante in noi: senti parlare di una persona, poi la incontri, poi, a poco a poco, ti conquista, cioè impari a prendere sempre più parte al suo modo di pensare, di agire, di decidere, di essere. Questa è la novità fondamentale, perché ci trasforma.
Il vangelo quindi comincia dal libro e termina con una interminabile comunione con Gesù Cristo. Secondo questa interpretazione completa, il vangelo è quindi Gesù.
Alessandra Cimatoribus, GesùQuando perciò si dice che il vangelo è la nostra regola di vita, non dobbiamo pensare al libro ma a Gesù, la persona con cui siamo in amicizia. Gesù, sei la cosa più bella che mi è capitata nella vita e che continua a capitarmi!.
Non c'è da meravigliarsi se questa esperienza è graduale. Quando Gesù dice (Gv 14,6) che è la mia strada, la mia verità, la mia vita, non fa una dichiarazione filosofica, ma esprime un appassionato amore verso di me e il suo desiderio di possedermi completamente.


2)     Regola

2.1)     Regolamento

Il regolamento di per sé è un insieme di norme sia individuali che collettive le quali hanno lo scopo ben preciso di dominare lo spazio ed il tempo in ordine ad un fine.
Se non c'è un ordine indirizzato al fine, sprechiamo tantissimo spazio e tantissimo tempo. Noi viviamo in un paradosso: per un lato in apparenza la nostra vita è regolatissima, per l'altro è caotica, lo spazio attorno a noi ci chiama, ci coinvolge, ci sbatte qua e là, il tempo corre.
In questo caos da mettere in ordine, in questo dominio del mio spazio e tempo vitali per arrivare dove voglio arrivare, ci sono cose più importanti e cogenti ed altre meno. Avendo, nella vita quotidiana, molte cose che sono oggettivamente obbligate, la nostra preghiera può diventare la cenerentola se nella nostra giornata non riusciamo a trovare spazio e tempo in ordine all'incontro con Dio.
È una vittoria della nostra libertà conquistarci lo spazio e il tempo in ordine e in proporzione ai valori da raggiungere. È una conquista perché la civiltà di oggi non prevede l'obiettivo dell'incontro con Dio e quindi un relativo regolamento. Da notare che questo fa invece parte del regolamento della vita islamica, per la quale sono obbligati a pregare cinque volte al giorno. Non sarebbe simpatico se anche noi fossimo obbligati nello stesso modo, tranne che non fossimo in un convento con un regolamento ben accettato, ma è importante notare che i valori giocano in modo diverso: noi pur essendo molto più liberi non dobbiamo essere degli irresponsabili.

2.2)     Regola

Quando si vive insieme è chiaro che un regolamento è necessario e indispensabile perché ci sono molte cose da fare in simultaneità, ma la regola è un'altra cosa. Infatti la regola in questa luce diventa, riferendoci alla parola latina regula  l'assicella che sosteneva le strutture -, un sostegno interiore che la coscienza sente come motivante: il sostegno della propria vera esistenza, il perché e il per chi si fanno le cose. Evidentemente non è né descrivibile né raggiungibile attraverso piccoli tratti di un regolamento, perché sfugge, però la mia regola è il mio ideale, è ciò per cui io vivo, è qualcosa di indominabile e invisibile che mi prende, che mi tiene e che, in generale, nella vita personalizzo. Basti pensare al fenomeno dell'imitazione sociale, per cui una persona diventa regola per milioni di persone a livello di pensare, agire, vestire, etc.

2.3)     Gesù non può essere un regolamento, ma certamente è la regola

La regola dunque è qualcosa di interno. Allora il vangelo può essere una regola, Gesù può essere una regola.
Avere Gesù come regola non implica che posso vivere una vita disordinata, cioè senza seguire regolamenti, perché abbiamo bisogno di spazio e di tempo. Se riempio la mia giornata in modo che, pur desiderando l'eucaristia, non riesco ad andarvi, c'è qualcosa che non funziona nell'organizzazione del mio tempo e del mio spazio.
Sebbene in una fraternità come il Sermig i regolamenti siano elastici e non pesantissimi, ciò non vuol dire che si è in un clima di attenuazione o di indulgenza, cioè da rispettali se puoi. Ciò non implica una spiritualità debole per il fatto che non è rigidamente regolata come potrebbe essere quella di un istituto religioso. Quella del Sermig non è una spiritualità di secondo ordine per il fatto che c'è più libertà, perché la regola è il vangelo: Momento di preghiera nella cappella dell'Arsenale della Pace, Torinochi appartiene al Sermig accetta Gesù come ispiratore della propria vita, che poi gestisce con ordine, ma anche con la libertà che la propria esistenza richiede. Questa è una grande sfida, perché è la situazione meno facile di tutte, dove tutto dipende dalla propria motivazione: Gesù ti voglio e perciò mi adeguo nella vita corrente.
Gesù non può essere un regolamento, ma certamente è una regola. Ci sono nel vangelo certe ispirazioni e comandi da interpretare volta per volta. Pensiamo ad esempio a Gv 15,12-13 (amate come ho amato io): non può diventare un regolamento, è un'ispirazione che io adatto volta per volta. Quando Gesù (Mt 20,26-28) invita i discepoli a servire, non possiamo farne un regolamento: in una regola come quella di san Benedetto, che si è detto incarni il vangelo, non si trova mai scritto che un monaco si faccia schiavo, perché non si può controllare questo atteggiamento, però vi troviamo pienamente lo spirito della frase di Gesù. Così quando Gesù dice di portare la propria croce, se si vuole trasformare questa regola in regolamento si può incorrere in grandi rischi: dal mattino alla sera si devono fare penitenze, rinunce, sacrifici, vivere di dolore perché altrimenti non sono in regola? Ci troviamo di fronte, come direbbe Paolo, alla regola che ti uccide, non che ti dà vita. Vetrata della cappella dell'Ospiteria, Arsenale della Pace, TorinoCosì in Lc 18,2 quando Gesù racconta la parabola del cattivo giudice ci vuole insegnare che dobbiamo pregare incessantemente, il che non vuol dire, ad esempio, arrivare a recitare venti rosari al giorno, e poi trenta, e poi quaranta: è impossibile.
Quando si ha Gesù come regola nel cuore, tutti questi suoi comandi si attuano, si vivono e si è nel giusto, nella libertà del figlio di Dio, che è la libertà di non abbandonare mai più il suo modello.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro allArsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore