La tecnologia: strumento da conquistare

di Giorgio Ceragioli - L’uomo ha usato la tecnologia anche per distruggere e per inquinare. Ma lo sviluppo tecnologico rimane una speranza per continuare la creazione.

In un mondo profondamente tecnologizzato, riproponiamo delle riflessioni sulla tecnologia abbinata alla speranza. Una rubrica di Progetto scritta trent’anni fa da Ceragioli, ingegnere e tecnologo che ha messo il suo sapere e le sue competenze a servizio dello sviluppo economico e sociale delle persone e dei Paesi più poveri. Per chi la tecnologia, per che cosa? Non solo per il piacere del nuovo, ma per sostenere la vita e dare speranza.

La società tecnologica è un dato. Pensare che l’uomo rinunci agli strumenti che gli sono stati forniti attraverso la scienza, l’intelligenza e la volontà, sarebbe andare contro l’uomo stesso, contro il suo significato di essere nell’universo. Lo sappiamo. Quando il materialismo è al primo posto L’uomo ha cercato mortali strumenti di guerra con la tecnologia. Ricordiamolo: siamo sull’orlo di un disastro per l’umanità. Se scoppia la guerra atomica la preistoria ci è vicina. L’uomo ha creato mostruose prospettive chimiche e biologiche: con la tecnologia. Ricordiamolo: solo poche centinaia di prodotti sono ecologicamente controllati su due milioni di sostanze scoperte dalla chimica: ogni anno dalle 15.000 alle 20.000 nuove molecole vengono immesse nel mondo e parte di queste saranno nocive, per una ragione o per l’altra. L’uomo ha creato nuove emarginazioni e malattie: con la tecnologia. Ricordiamolo: il cancro è la malattia di oggi; le malattie professionali sono in aumento; la nervosi, la psicopatie, le crisi di incapacità ad adattarsi sono sempre più numerose. L’uomo ha creato ingiustizia e sfruttamento sugli altri uomini: con la tecnologia. Ricordiamolo: le multinazionali, il lavoro a catena, lo squilibro tra i ricchi e i poveri si basano sulla tecnologia. Ricordiamo tutto ciò, perché non vogliamo cadere nel mito della tecnologia. La sfida al futuro La tecnologia non è un mito: è uno strumento. uno strumento da usare bene. Questa è la sfida al futuro: non rinunciare alla tecnologia ma usarla bene. Questa è l’alternativa per il futuro. Non contenere la vita per rispettare i presunti limiti delle risorse del sistema solare ma usare la tecnologia per mettere a servizio dell’uomo, della coscienza, della vita, dell’amore ogni grammo di minerale, ogni molecola di energia, ogni capacità intellettuale.

Questa è la speranza per il futuro: non essere dominati dalla tecnologia ma dominarla a favore dell’uomo. È necessario però mettere in discussione questa prospettiva ottimistica, questa ipotesi creatrice, perché sia rivolta alla “conquista” del mondo e non una “difesa” della tecnologia. Conquistare il mondo non vuol dire certo stravolgerlo, non vuol dire certo inquinare i mari, le terre, i cieli, non vuol dire certamente portare distruzione, disertificare, uccidere per il gusto di uccidere. Vuol dire fare del Sahara un giardino fertile, con enormi opere di irrigazione che chiedono tecnologia. Vuol dire liberare il mondo dalla zanzara della malaria, dalla mosca tse-tse, dalla peste, dalla fame, dalla guerra, attuando l’invocazione delle litanie dei santi “a peste, fame, et bello libera nos Domine”.

Vuol dire essere strumenti del Signore in questa lotta di liberazione: e c’è bisogno della tecnologia. Vuol dire coltivare il mare, abitarvi dentro se sarà utile, scoprire il segreto dei terremoti, cercare di prevenirli: e c’è bisogno di scienza e di tecnologia. Vuol dire popolare il cielo di satelliti per dire a tutti la verità; per avvisare della minaccia dei tifoni, degli uragani; per captare l’energia del sole; per costruire isole spaziali in cui chi voglia possa prepararsi a nuove scoperte, a nuove forme di cercare la verità. Dimensione uomo La tecnologia non è tutto. Lo sappiamo. Il contadino africano che siede sul bordo della sua capanna, al calar del sole, lontano dietro il confine della savana, può sapere di più sulla vita di quanto ne sappia lo scienziato che ha scoperto l’atomo nella speranza di metterlo a servizio dell’uomo. Non dobbiamo dimenticare la scala dei valori. Un bimbo che ride vale più di decine di prodotti consumistici della tecnologia. L’asciugare una lacrima è più importante del dare a tutti l’automobile. Accettare una vita vale più del conoscere l’origine delle stelle o il perché sant’Agostino scrisse la sua vita. Cultura, scienza, tecnologia sono strumenti e manifestazioni dell’uomo, ma – ci ricorda san Paolo – “quand’anche io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli … avessi pure il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza … se non ho carità, io sono un niente”. E ci ricorda la Genesi: “Tu sei polvere e in polvere ritornerai”. Con la coscienza di questi limiti dobbiamo tuttavia ricordare la volontà del Signore che la stessa Genesi ci ricorda: “prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate sopra i pesci del mare e su tutti gli uccelli del cielo…”. È un compito entusiasmante dato all’umanità. La tecnologia è strumento utile ad assolvere questo compito. Perché rifiutarla?

dalla rubrica di Progetto 1981 LA SPERANZA TECNOLOGICA (8/10)

 

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