3D: moda già tramontata?

di Davide Bracco - Sembra quasi passato tanto tempo quando solo due anni fa iniziarono ad uscire nelle sale alcuni film a tre dimensioni (Viaggio al centro della terra, Coraline, San Valentino di sangue) che per la grande novità della visione a tre dimensioni raccolsero un buon successo al botteghino. A produttori, distributori ed esercenti cinematografici fu come se fosse apparsa una luce che potesse rischiarare la buia crisi dell’industria e che mostrasse la strada per far tornare il pubblico nei cinema (fiaccato dalla crisi economica e sedotto dalle visioni casalinghe offerte dai canali satellitari). È lampante infatti come i nuovi film 3D nascano da esigenze di natura economica e industriale: diversamente dagli altri film, non sono piratabili e visibili in casa ma necessitano di una tecnologia che ad oggi solo il cinema può dare. Oggi è possibile tracciare un breve resoconto di due anni di film tridimensionali e l’innovazione al momento ha certamente portato maggiori benefici economici agli esercenti che soddisfazioni negli spettatori.

Infatti a mio vedere soltanto Avatar di James Cameron e soprattutto Racconto di Natale di Robert Zemeckis hanno saputo sfruttare la nuova tecnologia in maniera artistica
, capace quindi di ben sposare e valorizzare la narrazione. Esemplare a questo proposito la terrorizzante scena in Racconto di Natale della comparsa degli spiriti del passato-presente e futuro che ben sfrutta il 3D per impaurire lo spettatore. Molto spesso invece il 3D non aggiunge nulla alla storia come nel caso del deludente Alice nel paese della meraviglie di Tim Burton (regista visionario ma ancora timido con il nuovo strumento) o nei film di animazione Pixar, capacissimi nello sfruttare le magie tecnologiche dell’animazione digitale ma non ancora interessati alla stereoscopia. Tuttavia, come già accaduto per le altre innovazioni cinematografiche (il sonoro, il colore, il cinemascope), da subito appassionano ma abbisognano di tempo affinché i registi ne prendano dimestichezza per tentare sperimentazioni linguistiche.

Aspettiamo registi (Coppola, Greenaway, Lynch) che sappiano creare nuovi linguaggi per nuove storie capaci di esaltare le potenzialità espressive delle tre dimensioni. E in Italia? Per ora è tutto fermo soprattutto perché la nuova tecnologia è assai costosa e la produzione nazionale non naviga nell’oro. Si sussurra che sarà Fausto Brizzi (il regista di commedie di successo come Ex, Maschi contro femmine) a cimentarsi per primo nel genere. Speranzosi attendiamo.

Alcine – Rubrica di Nuovo Progetto

 

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