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Ma mi vuoi bene?Ma mi ami?

di Marco Grossetti - Loretta e Giancarlo l’hanno inventata e tirata su insieme a Silvia, una sedia alla volta. Oggi, “La Perla” è un posto bellissimo. Sembra un centro di accoglienza per i disabili, ma la prospettiva è ribaltata.

ROMEO E GIULIETTA
“Qui non funziona nulla ma siamo tutti molto simpatici”. La targa affissa fuori dall’ingresso, ti fa capire subito che stai entrando in un posto speciale. Se ti guardi attorno ti sembra di essere in una fabbrica di angioletti, dove una catena di montaggio perfetta trasforma una nocciola, un maccherone, una farfalla, un pezzo di bucatino e qualche stellina, in un piccolo angioletto d’oro o d’argento. Sulle foto appese al muro sorridono sempre, e all’inizio pensi che hanno messo solo le più belle per fare vedere quando sono felici. Poi quando incontri le persone che abitano questa perla e ti accorgi che un sorriso te lo regalano davvero praticamente tutti, non capisci bene dove sei finito. E quando uno che manco conosci ti abbraccia come se fossi il suo migliore amico, ci capisci ancora di meno e pensi che, comunque funzionino le cose qui dentro, siano davvero tutti molto simpatici. E quando ti raccontano che Shakespeare molto probabilmente si è sbagliato perché Romeo e Giulietta erano troppo belli, innamorati, giovani e ricchi per morire, e loro hanno dovuto cambiare il finale quando hanno messo in scena questa storia d’amore, capisci che se qui tutto gira al contrario, se tutto sembra stravolto e rovesciato, un senso c’è. Che forse qui dentro è un po’ tutto come dovrebbe essere davvero.

SILVIA E I SUOI UNDICI FRATELLINI
La scelta di vivere servendo e condividendo, Loretta l’ha fatta quando era ancora giovanissima e si è accorta di quanto aveva bisogno la gente. Il difficile secondo lei viene prima, “è riuscire a mettersi dalla parte degli altri, a dire: e se io avessi bisogno?”. Il problema “è che quando lo fai sei fregato”. Giancarlo si è fatto fregare addirittura due volte, prima da Loretta e poi dai suoi amici. Insieme hanno bussato a tante porte, davanti alle quali erano capaci di aspettare seduti anche per delle ore. Fino a quando, dopo tanto bussare e tanto aspettare, gli è stata affidata una parte della struttura dei Poveri Vecchi, un ospizio costruito a Torino alla fine dell’Ottocento. Ed è cominciata una storia nuova, preziosa come una perla, che hanno deciso di vivere insieme dal primo giorno, prima come coppia e poi come famiglia, quando è nata Silvia. Con undici fratellini arrivati non per caso e neanche per forza, ma per amore. La legge era uguale per tutti. Racconta Loretta: “Quando Silvia era piccola, le dicevo sempre che se compravo una cosa a lei dovevo comprarla anche agli altri”. C’è una frase di dom Luciano Mendes de Almeida – dobbiamo vivere semplicemente perché gli altri possano semplicemente vivere – che a Loretta piace talmente tanto che la manda a tutti quelli che conosce, scritta sopra un biglietto. E poi la vive: per esempio rinunciando ad una gita per adottare per un anno un bambino che sta dall’altra parte del mondo. Mettersi dalla parte degli altri è un cambiamento di prospettiva che li ha portati anche a costruire un ospedale in Africa e ad accompagnare l’avventura dell’Arsenale dell’Incontro in Giordania. Loretta tutto questo lo sta scrivendo in un libro, che secondo lei non uscirà mai, per dimostrare ai giovani che si può fare, e che non è tutto una fatica e una rinuncia, come può sembrare. Anzi, vuol dire “entrare dentro una vita in cui ci stai talmente bene che non vuoi più uscire”.

LA FESTA PIÙ BELLA
Tanti giovani se ne accorgono, anche senza leggere quel libro che forse non uscirà mai. Come una ragazza che doveva festeggiare i 18 anni: i suoi genitori pensavano ad una festa bellissima, indimenticabile, da mille e una notte. E allora hanno messo a disposizione per la sua super-festa un sacco di soldi. Lei la pensa esattamente allo stesso modo, vuole una serata assolutamente speciale, da ricordare per sempre: allora tutti i soldi finiscono a La Perla dove si fa una piccola festa, che non poteva essere più grande. Mamma e papà scoprono la loro bambina felice come non l’avevano mai vista, e La Perla può comprare quello di cui aveva bisogno. Ci sono tanti giovani come Alessandro, il nipote di Loretta, che passano qui il loro pomeriggio quando escono da scuola. E piccoli bulli che i professori portano per punizione, perché hanno fatto i cattivi.

BASTA POCO, BASTA NIENTE
La Perla non è semplicemente un centro di aiuto ai disabili. Loro sono il centro, sono i raggi che illuminano tutto quello che sta attorno. Come fa Valentina, con il suo libro Passi d’amore. A Loretta all’inizio il titolo non piaceva, gli sembrava quello di una telenovela. Ma quando Valentina le ha detto: “qui alla Perla ho fatto dei passi spinti dall’amore”, ha cambiato idea anche lei. È un libro che tanti sposi decidono di regalare agli invitati alla loro festa come bomboniera. La Perla è un posto dove chiunque può entrare, portando il suo problema. C’è una signora che bussa perché suo marito è in mobilità e passa tutto il giorno a casa, si sente inutile, e pensa di non servire più niente. Adesso un giorno sì, e l’altro pure è dentro la falegnameria. Poi c’è il gruppo Madre Perla: le mamme dei ragazzi possono venire quando vogliono, loro però lavorano da una parte e i figli dall’altra. A sentire Loretta che dice “basta poco, basta niente”, sembra tutto facile. A volte può semplicemente ascoltare, ma per gli altri è tantissimo, perché “la solitudine è la malattia più grave di oggi, e non c’è nessuna medicina”.

DOVREMMO FARLI CAPI DI GOVERNO
A La Perla ci sono un mare di cose: una sala computer per il mantenimento delle capacità scolastiche, il teatro, una palestra, la musica, la falegnameria, e molto altro. Soprattutto ci sono il silenzio, lo spazio, il tempo. Corridoi interminabili in cui fare semplicemente una passeggiata quando sei nervoso. Un luogo protetto, caldo, tranquillo, sicuro. Dove stare seduti su un divano senza fare niente o dove leggere insieme il giornale. Dove ci sono degli amici con cui andare a mangiare una pizza o a fare una vacanza al mare. “Ma mi vuoi bene? Ma mi ami?”. Chiedono sempre loro. “Ti voglio bene, ti amo!”, risponde Loretta. Per lei questi ragazzi “sono belli, luminosi, preziosi, come raggi di luce che ti colpiscono e ti attraggono”. Uno di quei raggi un po’ di tempo fa ha colpito anche lei. Facendole incontrare questi ragazzi che promettono di accendere per te una stella nel cielo, che si sporcano le mani apposta per lavarle insieme a te, che se sanno che nel mondo c’è una guerra si mettono a piangere, che riescono a vedere oltre. Come Valentina, che quando sente la pioggia immagina già il vento che porta via le nuvole, e che quando arriva l’alba vede già la luce di un giorno nuovo. Loretta dice che dovremmo farli capi di Governo. Loro ci insegnano quanto possiamo essere buoni, importanti, diversi, se solo abbiamo la pazienza di capirli, rispettarli, aspettarli. Venite a vedere quanto affetto c’è in due ragazzi che si tengono la mano, venite a vedere chi non riesce a parlare che aiuta chi non sa camminare. E ancora sembra tutto girare al contrario, perché vuoi vedere che in realtà sono loro che aiutano noi, e siamo noi a dovere dire grazie? Allora gli angeli forse esistono davvero, e non sono quelli fatti con i maccheroni, le farfalle, e i bucatini, e non sono neanche Loretta, Giancarlo e tutti gli altri, ma sono questi ragazzi, che si sporcano le mani apposta per lavarle insieme a te.


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