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Buona politica cercasi

di Guido Bodrato - Lavori in corso: alle attese della gente per superare la difficile situazione del momento manca una risposta politica convincente. Il ciclo politico avviato dopo la fine della democrazia dei partiti – che aveva nella Dc il suo pilastro - si sta concludendo; e con la leadership di Berlusconi sta declinando anche un sistema bipolare caratterizzato dalla personalizzazione del potere, dalla videocrazia e della politica spettacolo, da un populismo costruito sulla categoria del nemico. In questo contesto, quando le economie europee più esposte alla mondializzazione dei mercati hanno subito l’attacco della speculazione, l’Italia è scivolata – con l’euro - sull’orlo della crisi economico-finanziaria.

L’opposizione ha sollecitato elezioni anticipate, poiché era ormai evidente l’inadeguatezza di Berlusconi a governare il Paese; ma il presidente del Consiglio si è dichiarato pronto a portare a conclusione la legislatura, malgrado si fossero riaperte la questione morale e quella giudiziaria. In realtà il Paese sta vivendo una profonda contraddizione: i sondaggi hanno registrato il sorpasso del Popolo della Libertà da parte del Partito Democratico, ma quando il presidente Napolitano ha considerato necessaria una verifica della maggioranza, dopo le elezioni amministrative di primavera e dopo il referendum sul nucleare e sull’acqua, questa verifica si è conclusa senza neppure un voto di fiducia. Berlusconi sta perdendo gli elettori moderati ma conserva la maggioranza dei parlamentari. Tuttavia, quanto può reggere un governo che sta perdendo il consenso degli elettori e si regge su una coalizione sempre più divisa, un governo colpito da una critica sempre più aspra? Di fronte alla minaccia di un crack finanziario ed alle sollecitazioni della Commissione europea, il governo ha varato una manovra che ha scaricato le tensioni ed i sacrifici sulle famiglie e sulle fasce sociali più deboli, dimostrando quanto si sono indebolite negli ultimi anni la coesione e la solidarietà, valori che dovrebbero caratterizzare un sistema sociale ispirato al bene comune.

Contro una politica che minaccia il welfare, dalla previdenza alla sanità, si è levata la voce dei sindacati, del volontariato e dell’associazionismo cattolico. Se si tenta il bilancio politico della seconda repubblica, quasi tutti gli indicatori cui possiamo fare riferimento sono peggiorati: si è ridotto il tasso di crescita dell’economia, dilagano la disoccupazione ed il lavoro precario, è cresciuta la distanza tra le classi sociali e tra le regioni del Nord e del Sud, la povertà colpisce ormai quasi il 10% delle famiglie… In questa situazione il Partito Democratico e l’Italia dei Valori hanno accolto l’invito di Napolitano al senso di responsabilità, senza peraltro rinunciare all’opposizione nei confronti di una politica inefficace ed ingiusta che lascia i giovani senza speranze. Anche chi rifiuta la logica catastrofista teme che la crisi finanziaria e sociale del Paese sia destinata ad aggravarsi. La società nazionale non è mai stata così divisa, mai il prestigio dell’Italia in Europa è stato così debole e mai la critica della gente alle istituzioni democratiche è stata così aspra e la polemica contro la corruzione così esplicita. È necessario un recupero etico della vita pubblica, una visione della vita che metta al centro dell’impegno sociale i valori della libertà e della solidarietà, della persona e della comunità, gli stessi valori che negli anni ‘40 avevano ispirato il Codice di Camaldoli.

La svolta necessaria non riguarda gli schieramenti ma l’orientamento di fondo della politica. I tempi della alternativa potrebbero essere accelerati dall’inasprirsi della lotta per la successione, che ormai si sta delineando sia nell’area del Pdl sia in quella della Lega. Anche se la situazione politica appare bloccata dalla difficoltà che entrambi gli schieramenti incontrano quando si tratta di dare vita ad una riforma elettorale che liberi le diverse tendenze dal vincolo che il porcellum impone alle alleanze ed alla possibilità – per gli elettori - di scegliere chi li rappresenta in parlamento. Per molte ragioni si può dire che “il vento ha cambiato direzione”. E tuttavia la politica attende ancora una risposta definitiva, anche perché quasi il 40% degli elettori non ha ancora deciso da quale parte stare. Molti elettori hanno abbandonato la coalizione di centro-destra, rimanendo però in attesa di una svolta, nella terra di nessuno: né di qua e né di là, poiché non è chiara la linea di fondo del centro-sinistra. Alcuni politologi hanno interpretato la sfida referendaria di primavera come un successo della protesta di piazza e del movimentismo, più che dei partiti dell’opposizione.

Ed anche Europa, il quotidiano dei democratici, ha riconosciuto – dopo il referendum – che per il Pd “il difficile viene ora”, a partire dai rapporti con Di Pietro che in qualche circostanza appare, nei confronti del Pd, anche più irritante di Vendola. E tuttavia è vero che la sfida a cui guardare viene dalla società civile, non in nome dell’anti-politica ma della buona politica. Ed è vero che cresce la domanda di un progetto, di una politica che abbia un’anima, che alimenti una speranza. Anche i democratici, su alcune questioni che hanno a che fare con il futuro, sono incerti e divisi: alcuni pensano al partito unico della sinistra, altri sognano un partito di cui siano parte decisiva i cattolici democratici e gli eredi del partito popolare. In questo contesto si è riaperta la questione del ruolo dei cattolici nella vita pubblica italiana. La questione è stata posta dall’autorità ecclesiastica, quando ha ripetutamente sollecitato alla riscoperta del bene comune come progetto su cui orientare le migliori energie della società, ed all’impegno politico di una nuova generazione di cattolici. Poi, quando è risultato più evidente il declino di un ciclo caratterizzato dall’irrilevanza dei cristiani in entrambi gli schieramenti, si sono moltiplicate le iniziative volte a riaprire il dibattito sul ruolo dei cristiani nella vita pubblica.

E non si può sottovalutare il fatto che in questa fase la Chiesa si è impegnata seriamente nel celebrare i centocinquant’anni dell’Unità nazionale. Né che da queste riflessioni esce rivalutata l’esperienza della Dc, il partito che ha rappresentato l’unità politica dei cattolici lungo un arco di tempo decisivo per la conquista della libertà, per la rinascita della democrazia e per l’ingresso dell’Italia nell’Unione europea. Negli ultimi mesi questa riflessione si è consolidata con gli incontri promossi da alcune associazioni di ispirazione cristiana, che hanno inteso dare un contributo all’evoluzione della società italiana, all’uscita della politica dall’immobilismo, partendo dall’elaborazione di un manifesto che affronta alcuni dei nodi della vita economica e della vita sociale. È questo il primo passo per dare vita ad un nuovo soggetto politico? In realtà i promotori di questi incontri propongono “un cambiamento della politica”, non un ritorno al passato.

D’altra parte, chi ha nostalgia della centralità democristiana dovrebbe ricordare che il partito di De Gasperi e di Moro è stato il partito della Costituzione, non un partito confessionale, ed il suo è stato un anticomunismo democratico. Ha poco senso attendere che dalla esperienza popolare prenda vita un partito conservatore. E comunque, per calare nel tempo che stiamo vivendo una politica di ispirazione cristiana che faccia i conti con il Concilio, che risponda laicamente alle attese della gente, è necessaria l’apertura al dialogo ed una riflessione culturale che non può essere contrabbandata con una operazione di potere.tiamo lasciando vuoto, che non lo stiamo riempiendo di sogni, di progetti, di vita.

NPSpecial – Riparatori di Brecce 5/8
Nel mondo di oggi si è approfondita una frattura tra uomo e Dio, tra politica e gente comune, tra giovani e adulti. Non è questo il mondo che vogliamo. Serve un cambiamento di rotta. Quando non si riesce più ad essere credibili, a dire una parola decisiva, quando anche le guide sono cieche, è tempo di guardare più alto e più lontano, è tempo di non fermarsi alla denuncia ma di “restituire”, è tempo di tornare a far vivere la profezia, è tempo di riparare le brecce. Non come tappabuchi, ma come ricostruttori di vita, di una vita piena di dignità. Il mondo si può cambiare!