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Scopriamo Smart city

di Carlo Degiacomi - Gli abitanti urbanizzati dal 2008 sono diventati, per la prima volta a livello mondiale, la maggioranza. In Italia lo sono da 60 anni. Nel ventesimo secolo la popolazione urbana è passata da 250 milioni a 2,8 miliardi. Nel 2050 vivranno nelle città 6 miliardi di persone su 9 miliardi di popolazione.

CITTÀ AL PLURALE
Le città, pur diverse a seconda della nazione e delle aree geografiche, hanno ovunque grandi problemi. Quelle che hanno avuto una crescita caotica e gigantesca quando mancano di servizi e infrastrutture diventano un mondo di sofferenza. Sono 20 a livello mondiale le mega città con oltre 20 milioni di abitanti, oltre 1 miliardo le persone che vivono in città che si chiamano bidonville, slum, favela. Nonostante le difficili condizioni di vita, chi le abita, specie le donne, sperimenta un cambiamento che lascia aperte speranze, migliora istruzione e condizioni igieniche, permette attività, relazioni, scambi, trasformazioni, possibilità per i figli. Un equilibrio difficile tra speranza e disperazione. L’urbanizzazione (se analizzata con dati recenti e con attenzione a modifiche in corso ovunque) fornisce anche un’altra lettura: la bomba della crescita demografica è stata disinnescata e ridotta con la crescita dell’urbanizzazione.

LE CITTÀ SOLUZIONI A PROBLEMI AMBIENTALI?
A livello culturale, legislativo, ma spesso anche pratico e concreto, negli ultimi dieci anni si è cominciato a percepire le città come soluzione e non solo come problema, specie nel settore ambientale. Dietro il termine Smart City ci sta la sensibilità ambientale, l’esigenza e la speranza di far diventare le città intelligenti, vivibili, sostenibili, accoglienti, pulite… Alla base di idee e di interventi vi sono anche le possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali. Bisogna valorizzare insieme le persone e la loro partecipazione e l’ambiente in senso ampio, sia il territorio che le case. Ad esempio attraverso l’opportunità di avere più informazioni in tempo reale, di poter ampliare partecipazione e responsabilizzazione di tutti in cittadini per garantire una migliore convivenza.

TANTI PUNTI SU CUI SI PUÒ INNOVARE E MIGLIORARE
I principali terreni di intervento, sia da parte di singoli che di collettività di soggetti pubblici o privati, di business o di non profit sono: migliorare la mobilità (maggiori informazioni, uso di mezzi pubblici, zone sicure per chi si muove a piedi o in bici, sviluppo di reti di distribuzione dell’energia per mezzi elettrici, uso di zone sotterranee e ferrovie per gli spostamenti); aumentare la possibilità di accesso all’istruzione, alla divulgazione scientifica, alla cultura; intervenire nelle reti di distribuzione, nella produzione in cogenerazione dell’elettricità e del riscaldamento; sviluppare energie rinnovabili ovunque possibile e con varie modalità; rendere più efficiente l’uso dell’energia, utilizzando anche salti d’acqua; favorire una trasformazione ampia delle case sia nell’involucro, mirato a ridurre i consumi energetici, sia nei contatori intelligenti e nelle forme di risparmio energetico con gestione intelligente dei consumi; sviluppare l’uso dell’informatica in casa per chi ha bisogno di aiuto e assistenza, specie per gli anziani, facilitandone l’attività; ampliare le possibilità di eseguire le pratiche amministrative di ogni tipo da casa via rete; avere sportelli diffusi o collegamenti necessari e a basso costo ovunque per l’informazione e le soluzioni su assistenza sanitaria, lavoro, studio; trasformare i vecchi edifici in strutture efficienti e, dove possibile, anche in produttori di energia e non solo in consumatori; ridurre i consumi d’acqua e le perdite delle reti, espandere l’uso dell’acqua del rubinetto, utilizzare acque piovane e grigie per usi irrigui; progettare e realizzare in città zone verdi e maggiori aree con piante. In Italia le malattie amplificate dalla mancanza di moto sono più di quelle derivate dall’inquinamento atmosferico. Il 56,6% della popolazione italiana non fa attività fisica. Quindi, creare aree verdi ampie, praticabili e sicure dentro alla città, permette trasformazioni e modifiche di comportamento che migliorano la qualità della vita.

COME FARE TUTTO QUESTO?
Il dibattito è aperto su quali risorse e tecnologie utilizzare: c’è chi propone nuove reti, chi ritiene di rendere più facile l’uso di dispositivi intelligenti che abbiamo già, chi sostiene una loro integrazione. È certo che le città saranno motore di innovazioni in tutti questi campi. Grazie però a tutte queste prospettive, che stanno in molte realtà diventando sperimentazioni allargate e non solo simboliche, si arriva a capovolgere culturalmente l’immagine della città intesa come realtà meno ecologica, più disastrosa dal punto di vista ambientale, più minacciosa per l’uomo. Comportamenti delle persone e anche basse tecnologie possono contribuire alla trasformazione delle città e delle case, dando immediatamente il loro contributo accanto allo sviluppo delle tecnologie avanzate, della ricerca, dei servizi innovativi.

MINORE O MAGGIORE IMPRONTA ECOLOGICA?
L’urbanizzazione, pur con le mancanze di infrastrutture in tante realtà, è la prospettiva di sostenibilità ambientale, la sfida ambientale dei prossimi decenni. Perché? Si sta scoprendo che le zone abitate intensamente, come lo sono le aree urbane, richiedono minori infrastrutture, costano meno dal punto di vista energetico, consumano meno risorse pro capite. Tutto quanto elencato sopra, se considerato da un punto di vista delle emissioni che producono cambiamenti climatici, ci porta a dire che gli stessi interventi servono due volte: una per la qualità della vita, l’altra per contribuire alla riduzione delle emissioni e alle trasformazioni energetiche per uscire dall’era del petrolio.

IL FUTURO È OGGI
Quella delle Smart City è una strada a tappe, probabilmente non breve, ma che è già iniziata e che combatterà sempre di più con le gravi limitazioni di bilancio che le città stanno affrontando e che dovranno affrontare. Alcuni investimenti sono per il futuro, non si vedono subito e quindi le decisioni sono più difficili da prendere se i politici guardano troppo all’immediato. Deve essere adottata una nuova ottica: insieme agli investimenti e ai costi bisogna evidenziare anche i risparmi e le agevolazioni economiche che ne possono derivare, anche in tempi brevi. Bisogna essere capaci di calcolare e far conoscere il valore aggiunto di tante operazioni di riorganizzazione e modificazione urbana. In questo modo sarà evidente l’apporto complessivo della parte pubblica impegnata a promuovere e agevolare la trasformazione e della partecipazione di quella privata secondo i propri mezzi e competenze.

DIVULGAZIONE E COMUNICAZIONE A TUTTO TONDO
Smart City vuol dire inventare ogni giorno forme vecchie e nuove di informazione seria e di partecipazione reale: entrambe sfrutteranno la rete, ma non potranno affidarsi solo ad internet. Accanto a buoni progetti e a buone idee occorre impegnarsi a diffondere conoscenze, dati, buone pratiche, scambi di opinioni, informazioni, sportelli accessibili e professionali, con tutte le strutture possibili, culturali e tecniche, dalle mostre ai media, dagli spettacoli mirati alla scuola, dai media al passa parola. Bisogna discutere a livello di massa – non solo di addetti ai lavori e di gruppi ristretti – ciò che è cambiato e sta cambiando vicino a noi e che spesso abbiamo sotto il naso ma non conosciamo.

A Come Ambiente – Rubrica di Nuovo Progetto