Dio, sulla strada

di Chiara Amirante - Una giovane donna si gioca tutto per dare speranza e senso a migliaia di ragazzi. L’avventura della comunità Nuovi Orizzonti.

A 21 anni ho avuto una terribile malattia che mi causava dolori atroci in tutto il corpo che nessun antidolorifico riusciva a calmare. Anche gli occhi erano stati duramente colpiti, avevo già perso otto decimi di vista e i medici mi avevano detto che nel tempo sarei certamente diventata cieca. È stata una prova dolorosissima durata un lungo periodo, ma anche in una situazione così drammatica ho sperimentato la pienezza della gioia che Cristo ci dona tanto da sentire il prepotente desiderio di vivere il resto dei miei giorni per portare, testimoniare questa gioia proprio ai più disperati, andare di notte alla stazione Termini e nelle zone più calde della città ad incontrare giovani nella devianza con problemi di droga, alcool, aids, prostituzione, carcere, emarginazione. Mi rendevo conto che per una ragazza giovane era particolarmente pericoloso andare di notte in strada e le mie condizioni fisiche non me lo avrebbero permesso. Così ho fatto una semplice preghiera: “Signore, se questo desiderio così folle di andare di notte in strada sei tu a mettermelo nel cuore, mettimi tu nelle condizioni di poterlo realizzare! A te niente è impossibile! Io desidero solo la tua volontà!”. La risposta è stata immediata e al di là di ogni mia immaginazione. La mattina dopo, quando sono andata in ospedale per le iniezioni dentro gli occhi che dovevo fare di frequente, mi arriva l’incredibile notizia dal primario: “Chiara noi siamo senza parole, la tua malattia è completamente ed inspiegabilmente sparita!”. Io, la spiegazione ce l’avevo, eccome! Era la risposta del Signore alla mia semplice preghiera della sera prima.

Ho così iniziato a recarmi di notte in strada spinta da un semplice desiderio: condividere la gioia dell’incontro con Cristo risorto proprio con quei fratelli che erano più disperati. Non immaginavo davvero di incontrare un popolo così sterminato di giovani soli, emarginati, sfregiati nella profondità del cuore e della dignità, vittime dei terribili tentacoli di piovre infernali e della più infame delle schiavitù. Quante ragazze vendute come schiave e costrette a svendere il loro corpo a gente senza scrupoli. Quanti giovani distrutti, imprigionati dall’illusione di un paradiso artificiale che ha ucciso loro l’anima. Quante grida silenziose e lancinanti mai ascoltate da nessuno; quanta disperazione, rabbia, violenza, devianza, criminalità… ma quanta incredibile sete di amore, di Dio proprio là, nella profondità delle tenebre degli inferi della strada.
Ben presto mi sono resa conto che, anche se ero a Roma, nel cuore della cristianità, non riuscivo a trovare un luogo dove portare questi nostri fratelli che avevano un bisogno disperato di essere accolti e di incontrare Gesù. C’erano tantissime mense, ostelli per la notte, comunità psico-terapeutiche o lavorative, ma non riuscivo a trovarne neanche una che accogliesse immediatamente i ragazzi che incontravo in strada e desse loro la possibilità di un accompagnamento umano e spirituale, basato sul vangelo, nell’impegnativo cammino di ricostruzione interiore e di guarigione del cuore.

Ebbi ben presto la certezza che il vero problema dei tantissimi ragazzi che incontravo in strada di notte non era tanto la tossicodipendenza, l’alcolismo, la povertà, la devianza, la prostituzione, l’aids, la violenza, la criminalità… era per lo più la morte dell’anima.
Incontravo persone che nel pieno della loro giovinezza erano morti dentro perché avevano cercato di trovare risposte al bisogno di libertà, di gioia, di realizzazione presente nel loro cuore inseguendo le proposte seducenti del mondo. Avevano incontrato falsi profeti che li avevano sedotti con i loro assurdi paradisi artificiali (che d’improvviso si trasformano in gelidi inferni), ma non avevano mai incontrato nessuno che avesse loro testimoniato che Cristo è la Verità, la Vita, che Colui che ci ha creati si è fatto uomo per indicarci la Via per la pienezza della gioia (Gv 15,11) e della pace (Gv 14,27). Tanti dei primi incontri hanno ferito e marchiato a fuoco in profondità il mio cuore.

L’incontro con Vyria, venduta dal fratello al crudele giro della prostituzione, rinchiusa in celle frigorifere, stuprata più volte e terrorizzata con sfregi e bruciature di sigarette perché non scappasse. L’incontro con Maria che a soli 17 anni era stata costretta a bere più volte sangue di animali, a partecipare a messe nere e riti orgiastici con violenze abominevoli su bambini. L’incontro con Mauro, un bellissimo ragazzo moro alto circa due metri ma ridotto ad uno scheletro perché consumato dalla droga e dall’aids, che mi ha detto: “Sai, sono vent’anni che vivo in strada e sei la prima persona che si ferma a chiedermi come sto senza un secondo fine”.
L’incontro con Claudia, un’altra ragazzina di 16 anni che, per avere aiutato una amica a scappare dal giro della prostituzione, ha visto questa sua stessa amica essere riempita di tagli ed essere poi data in pasto ai maiali.

Più mi recavo in strada di notte e più si scolpiva con forza nel mio cuore una certezza: solo l’incontro con Colui che è venuto a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare ai prigionieri la liberazione (Lc 4,18), a donarci la gioia della resurrezione, avrebbe potuto ridonare la vita a questi fratelli nella morte. Mi è venuta così l’idea di una comunità di accoglienza dove proporre come regola di vita il vangelo. Naturalmente avevo mille timori, mi rendevo ben conto che per una ragazza di ventisette anni, senza né risorse economiche né professionali (sono laureata in Scienze Politiche), pensare di trovare una casa per andare a vivere con ragazzi di strada considerati da tutti molto pericolosi era un po’ da matti. Ma sapevo che a Dio tutto è possibile (Mc 9,23).

Nel marzo del ’94, nel più completo abbandono alla Provvidenza, è nata la prima comunità Nuovi Orizzonti dove ho iniziato a vivere con i miei nuovi fratelli incontrati in strada e ho proposto loro di provare a vivere il vangelo. Davvero in questi anni ho visto migliaia di giovani, provenienti da esperienze estreme, ricostruire se stessi alla luce dell’amore di Cristo e passare dalla morte alla vita.

La risposta di questi ragazzi alla proposta di provare a vivere il vangelo alla lettera è stata davvero sorprendente ed entusiasmante. Da quella prima casetta, (con materassi sparsi per terra dappertutto per accogliere un numero sempre crescente di giovani che bussavano alla porta della comunità) si sono moltiplicati, in Italia e all’estero, i centri. Gli stessi ragazzi accolti hanno subito sentito l’urgenza di impegnarsi in una pastorale di strada che veda come protagonisti non tanto dei bravi predicatori, ma dei testimoni che sappiano annunciare con forza ciò che l’incontro con Cristo Risorto ha operato nella loro vita.

Alcuni (circa 600, molti provenienti dalla strada) hanno voluto dedicare la loro vita a Dio (con promesse di povertà, castità, obbedienza e gioia) nel desiderio di far della loro vita un grazie d’amore all’amore di Dio e testimoniare che Cristo è venuto per donarci la pienezza della sua gioia (Gv 17,13). In circa 200.000 si sono impegnati come Cavalieri della Luce nel mettere tutto l’impegno per vivere il vangelo alla lettera, essere testimoni della Gioia di Cristo Risorto e portare la rivoluzione dell’Amore nel mondo! In pochi anni abbiamo visto il moltiplicarsi dei Centri 142, tra centri di accoglienza, formazione ed evangelizzazione, centri di ascolto, famiglie allargate e 101 Centri di servizi impegnati in progetti in Paesi in via di sviluppo, evangelizzazione e prevenzione, comunicazione e mass-media, arte e spettacolo, volontariato nelle carceri e negli ospedali, editoria e promozione della cultura, spiritualità, economia e lavoro. Sono inoltre in via di realizzazione 5 cittadelle di accoglienza e formazione in Italia e all’estero.

Mi sembra di poter affermare che, se da una parte questa esperienza ci ha dato la possibilità di contemplare i miracoli della grazia, dall’altra ci siamo resi conto che il SOS giovani è molto più allarmante di quanto rivelano le statistiche ufficiali.
È davvero urgente mettersi in ascolto del silenzioso e terribile grido del popolo della notte. Ciascuno di noi può fare ben poco ma insieme a Colui che è l’Amore possiamo inventarcene di tutti i colori per colorare di cielo gli inferni del mondo. Una cosa è certa: l’Amore fa miracoli!

www.nuoviorizzonti.org

Speciale – Vicino all'uomo, vicino a Dio 3 / 7
L’uomo di oggi ha ancora bisogno di Dio? È la frattura più profonda del nostro tempo. Solo l’esempio e la credibilità delle scelte possono ricomporla. La chiave per incontrare Dio e rimanere in comunione con lui è stata per noi l’incontro con l’uomo affamato, assetato, nudo, carcerato, malato, senza speranza, senza appigli solidi a cui ancorare la propria ricerca di senso della vita.

 

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