Sermig

La nuova sedia di Rama

di Maria Pia Bronzino - Il dono di una carrozzina trasforma la sofferenza di una famiglia che ha perso il figlio in opportunità per un’altra famiglia.

Alle 8,15 del mattino l’Arsenale dell’Incontro a Madaba si anima di voci festose: sono i bimbi che frequentano la nostra scuola. Scendono felici dagli autobus e corrono nei corridoi pieni di disegni e cartelloni, pronti ad iniziare la giornata di studio e di gioco nelle aule colorate. Mentre passano con le insegnanti davanti alla sala di attesa, una bimba di 5 anni, Rama, con lo sguardo perso nel vuoto, improvvisamente si fa attenta al suono delle loro voci e sembra partecipare al chiacchierio dei ragazzini. La mamma la tiene in braccio perché la sua malattia le impedisce di stare seduta, di camminare e di seguire con lo sguardo.

Quando il terapista chiama Rama per la seduta di fisioterapia, la mamma entra in palestra con lo sguardo triste e chiede come ogni volta: “Ma Rama potrà frequentare la scuola come gli altri bambini?”. Purtroppo la malattia della bimba non dà speranza per il suo futuro e le sedute che effettua presso la nostra palestra sono soprattutto un aiuto ai genitori perché imparino ad accudirla nel modo migliore.
Oggi la mamma è particolarmente stanca perché Rama sta diventando pesante e difficile da portare in braccio: si muove con molta vivacità e senza controllo e rischia molte volte di cadere.

Mentre guardo lei, che non riesce a muoversi né a giocare con i molti ausili che il terapista le propone, mi viene in mente Seif e tutte le attese che i suoi genitori avevano nonostante la gravità delle sue condizioni. Lo avevano circondato di ogni cura, avevano anche acquistato una carrozzina colorata per poterlo portare un po’ fuori. Ma Seif li aveva lasciati troppo presto.
I genitori, per ringraziarci di quanto avevamo fatto per accompagnarli nel loro difficile compito, ci avevano lasciato la carrozzina, pregandoci di donarla a qualche bimbo malato che non poteva permettersi quella spesa.
Guardo Rama e la mamma che con tanta angoscia cerca di tenerla in braccio e penso che i genitori di Seif sarebbero contenti di vedere la bimba spostarsi sulla carrozzina di loro figlio. Finalmente anche Rama potrà uscire di casa e accompagnare la mamma quando fa la spesa o va a prendere la sorellina a scuola.

Faccio provare alla piccola la sua nuova sedia: sembra che ci sia stata seduta da sempre, gorgoglia felice e batte le manine!
Fuori dalla scuola alcuni compagni si fanno intorno a Rama e lei appare più attenta e partecipe del clima festoso. Mamma e papà continuano a ringraziare e si guardano stupiti e sollevati: potranno portare Rama sempre con sé.
L’amore di due genitori, che hanno lasciato aperto il cuore nonostante la sofferenza della perdita del loro piccolo, ha potuto portare serenità ad un’altra famiglia.


Speciale – Il DNA della SPERANZA 4 / 8
Potremmo chiederci quale significato la nostra cultura dà alla speranza. Sicuramente: sopravvivere alla fame o alle catastrofi, un posto di lavoro, la salute, una vincita, una vittoria politica... Ma anche le riflessioni della filosofia e della teologia, che puntano lo sguardo oltre l’immediato. Le risposte sono tante quante le attese che ci portiamo dentro. Noi abbiamo scelto di parlare della speranza partendo da fatti concreti della vita, da testimonianze che raccontano come si può trasformare il negativo in positivo, come sprigionare le risorse che sono a disposizione dell’uomo. Senza dimenticare che la responsabilità di portare alla luce una situazione imprigionata dal buio è personale. Siamo come delle candele che aspettano di essere accese per essere e fare luce. E lasciarsi consumare attraverso le carità, attraverso la compassione, attraverso l’aiuto agli altri.