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I risultati di una ONG di giovani

di Sandro Calvani - Indonesia. Ogni anno 400mila bambini strappati alla povertà e mandati a scuola grazie all’impegno di Veronica Colondam.

“Un bambino ogni tre abbandona la scuola prima di finire le scuole elementari. Sono bambini disperati che a decine di migliaia ogni anno entrano nel giro della droga, del lavoro minorile e della criminalità di strada. Io ne voglio salvare ed educare più che posso, almeno duemila l’anno. Lei mi può aiutare?”. Questo in sintesi il contenuto di un messaggio e-mail che ho ricevuto alla fine dell’anno 2000 da Veronica Colondam, (foto) giovanissima leader di una ONG indonesiana. Rimasi un po’ sorpreso da un’idea del genere, sapendo che la società civile indonesiana era debole, poco vivace e poco rispettata dal governo indonesiano. L’Indonesia, un Paese sconfinato di 1,9 milioni di chilometri quadrati (oltre sei volte l’Italia), aveva allora poco più di 220 milioni di abitanti e oggi ne ha 237.

Secondo dati ufficiali, 2,4 milioni di bambini indonesiani lavorano nelle fabbriche o nelle strade, invece di essere a scuola, obbligatoria fino ai 14 anni. Secondo alcune ONG potrebbero essere 10 milioni. Il governo indonesiano, che è estremamente sensibile alla questione, invece di bambini lavoratori preferisce chiamarli termanak yang terpaksa bekerja, bambini costretti a lavorare per necessità economiche. Le ONG di servizio sociale hanno denunciato la presenza di ragazzini sulle piattaforme di pesca (jermals) del Nord Sumatra. Devono rimanere sulla piattaforma per un massimo di tre mesi alla volta, hanno una dieta inadeguata e hanno subito da vecchi pescatori abusi fisici, verbali e sessuali. La morte per annegamento è un costante pericolo, dato che molti non sanno nuotare. Ma la stragrande maggioranza dei bambini lavoratori indonesiani è una conseguenza di una complessa gamma di fattori sociali ed economici. Sono tra questi i milioni di bambini occupati in lavori domestici come spazzini o nelle discariche di immondizia.

L’Indonesia ha fatto grandi passi avanti nella riduzione della povertà con risultati impressionanti fin dai primi anni ‘70. Per esempio solo il 15% della popolazione viveva sotto la soglia ufficiale di povertà nel 1990, rispetto al 40% nel 1976. Oggi una porzione minima della popolazione ha solo 1,25 dollari al giorno e quindi per i bambini il lavoro è l’unica scelta che permette la sopravvivenza. Per altri bambini cresciuti in strada la scuola è inaccettabile per le sue regole e la mancanza di libertà, cui si sono abituati fin da piccoli. Anche se le tasse scolastiche sono state abolite, rimangono però le cosiddette tariffe volontarie per i costi della carta d’identità dei genitori e dei bambini, delle uniformi, delle scarpe, dei libri di testo e dei trasporti che rendono l’accesso alle scuole impossibile per i bambini più poveri.

In questa situazione complessa, Veronica voleva salvare ed educare duemila bambini l’anno, cioè circa uno ogni centomila abitanti, un po’ come togliere una goccia dal mare; ma era pur sempre un obiettivo coraggioso, considerando che la sua organizzazione chiamata YCAB aveva solo cinque impiegati e qualche volontario. La sigla YCAB Yayasan Cinta Anak Bangsa significa, nella lingua Bahasa Indonesia: amiamo tutti i bambini del Paese, e il loro slogan era: Educhiamo la nazione, un bambino alla volta (ycabfoundation.org).

Impressionato e preoccupato anch’io dal fatto che in Indonesia abbandona la scuola un bambino ogni otto minuti, decisi di andare a vedere il lavoro di quella piccola ONG a Jakarta ed in altre parti dell’Indonesia. Veronica aveva fondato YCAB nel 1999, quando aveva 27 anni; per trasformare il suo sogno in realtà cercava aiuti in ogni parte del mondo. Fui ricevuto dalla presidente della Repubblica Megawati Sukarnoputri (figlia del famoso ex-presidente Sukarno) e dal ministro degli Interni e della Sicurezza umana Bambang Yudoyono, che poi divenne presidente. Ambedue mi confermarono che il problema che assillava Veronica era un problema lacerante nel Paese e una vera missione impossibile che il governo non poteva realizzare da solo.

Decisi di proporre Veronica per il premio mondiale delle Nazioni Unite per innovatori della società civile, concesso ogni anno da una commissione internazionale insieme alla città di Vienna ai due leader di innovazione sociale di maggior successo al mondo. Un giudice della commissione mi telefonò per esprimere la sua sorpresa: “Un premio così importante a una giovane donna in un Paese musulmano? Il premio non è mai stato dato a una persona con così poca esperienza: questa ragazza ha solo grandi idee ma finora ben pochi risultati. Ma cos’ha fatto di così speciale?”. Risposi che secondo me Veronica stava restituendo speranza a milioni di bambini indonesiani disperati che prima non sapevano nemmeno dell’esistenza di quel sentimento chiamato speranza. “Veronica è una dei pochi che ci mette la faccia e non molla” scrissi nella lettera di presentazione.

Veronica vinse il Vienna United Nations Civil Society Award nel maggio 2001 e tanti altri indonesiani si unirono a lei. Nel 2012 la fondazione YCAB ha laureato 374.295 giovani leader formati per ispirare altri bambini in 6.258 scuole. Quando nel 2006 la Schwab Foundation di Davos insieme al World Economic Forum la scelse come giovane leader globale, Veronica promise di educare alla vita sana almeno un milione di bambini indonesiani a rischio di abbandono della scuola. Fino ad oggi YCAB ha assistito 1.960.370 bambini, con quasi 400.000 nuovi ragazzi che entrano nel programma ogni anno. I duemila bambini che Veronica voleva salvare dalla disperazione nell’anno 2000 sono divenuti quasi 400.000 l’anno nel 2012. Quest’anno la percentuale dei bambini assistiti che ha passato gli esami statali di fine corso è stata del 100%, nessuno ha abbondato la scuola e nessuno è stato bocciato. Tra i più grandi, 2.851 ragazzi hanno proseguito gli studi e sono divenuti tecnici di tecnologia informatica.

YCAB occupa oggi 109 giovani operatori sociali, 500 impiegati delle imprese sociali e 3.000 volontari a tempo pieno; è divenuta una delle ONG più conosciute e importanti in Indonesia e ha aperto un ufficio a New York come ONG accreditata alle Nazioni Unite. La Schwab Foundation ha facilitato la formazione di Veronica in imprenditoria sociale alla scuola John Kennedy della Harvard University ed alla London School of Economics. YCAB è anche una delle pochissime ONG al mondo che usa il 100% delle donazioni che riceve per aiutare direttamente l’educazione dei bambini, perché tutte le spese correnti e gli stipendi sono pagati da altre imprese sociali (chiamate YADA) che usano il loro profitto per pagare i costi amministrativi di YCAB. Le imprese YADA operano in vari settori ma soprattutto nel micro-credito e hanno una crescita dei profitti di oltre il 20% l’anno. Nel 2011 i programmi di micro-credito hanno concesso 4.876 micro-crediti a cooperative di giovani donne con un tasso del 99,37% di capitali restituiti entro la data di scadenza.

Nel 2011 Veronica è stata chiamata a far parte del consiglio mondiale per le imprese sociali della prestigiosa INSEAD in Francia e le è stato assegnato il premio mondiale Ernst & Young come miglior imprenditore sociale.
Veronica è cristiana. La sua passione è proporre dei miracoli in cui i beneficiari sono bambini che il miracolo lo fanno loro stessi.