In terra d'Israele

di Renato Rosso - Il contributo dell'immigrazione rivitalizza la fede dei Paesi ospiti. L'esperienza della comunità filippina.

Quanti sono i lavoratori stranieri sparsi nei vari Paesi? Le statistiche parlano di milioni. Nei Paesi del Golfo sono moltissimi e la stragrande maggioranza proviene dall’India e dalle Filippine. La percentuale dei cristiani è molto alta. Questa presenza significativa non solo accresce il numero dei cristiani in Paesi a maggioranza non-cristiana, ma pone nuove sfide alla Chiesa.

Le varie chiese cattoliche, cui fanno riferimento i cristiani locali, sono chiamate ad accogliere questi lavoratori immigrati. Con risposte molto positive e significative sempre, ma soprattutto in questo anno voluto come anno della fede.

Per esempio nella parrocchia di rito latino di Haifa, affidata ai padri carmelitani dove ho vissuto per tanti anni, trovano accoglienza molti fedeli filippini, cui si sono aggiunti – da alcuni anni - cattolici dall’India e dallo Sri Lanka. La loro presenza è una ricchezza per tutta la Chiesa. È bello infatti sperimentare una Chiesa accogliente. Per molti, sradicati dal loro Paese, in un contesto culturale e religioso diverso, con poco tempo libero dal lavoro, spesso con famiglie non unite, con i figli lontani affidati ai nonni, è sicuramente importante ritrovarsi in tanti almeno un giorno alla settimana (sabato), condividere la propria fede, parlare la propria lingua, celebrare le rispettive tradizioni culturale e religiose insieme.

Commovente è vedere come utilizzano il tempo, spesso strappato al giorno di riposo, per preparare e celebrare la festa di san Lorenzo Ruiz, primo santo filippino. Un giorno molto vissuto, preparato, partecipato. Un giorno in cui si respira religiosità, cultura e folklore filippino.

La loro presenza è una testimonianza per tutti. Questi lavoratori (in maggioranza lavoratrici) non nascondono la loro appartenenza religiosa. Tutti sanno che sono cristiani. Con il loro servizio silenzioso e fatto di pazienza, presentano il volto caritatevole del Cristo. Sono apprezzati non solo per quanto fanno, ma anche per le motivazioni con cui lo fanno. Un anziano religioso in Israele da quarant’anni li chiama la mano sinistra di Dio. La loro partecipazione alla celebrazione eucaristica, rinunciando ad altre possibilità, è un messaggio molto chiaro sull’importanza data al culto del Signore, dando così una valida testimonianza agli altri cristiani. Un’assemblea gioiosa e ricca di canti che dà vita a celebrazioni vivaci e partecipate è sicuramente un respiro liturgico per tutti. Non pochi fedeli arabi e stranieri le scelgono e vi partecipano.

Anche la vita interna della comunità e la loro partecipazione sono una ricca testimonianza. Una comunità molto organizzata al proprio interno: gruppo liturgico, corale, gruppi di spiritualità, gruppo che organizza escursioni per il Paese, gruppo che segue la formazione religiosa dei ragazzi… La carità concreta non è dimenticata: molto spesso si fanno collette per situazioni di povertà di cui si è a conoscenza o per malati che hanno bisogno di cure particolari. La stessa cosa si può dire per altri gruppi linguistici o di diversa provenienza, come India e Sri Lanka.

Anche in altre città del Paese si vive la stessa realtà. A Gerusalemme, Tel Aviv, Beer Sheva, Elat vi sono esperienze analoghe. A Tel Aviv si è dovuto provvedere ad un altro locale per le celebrazioni religiose perché la chiesa di san Pietro a Jaffa era insufficiente.

Tutte queste comunità contano sul servizio di religiose e religiosi presenti a diverso titolo nel Paese, segno di attenzione da parte della Chiesa di provenienza.

Maligayong Pasko (Buon Natale in tagalog).

Speciale - La fede ha una mano in più 4/6

L’uomo e Dio, l’Occidente e la fede, l’indifferenza che si fa spazio specie tra i giovani. Ma le statistiche non rendono ragione ad una sete di Dio che continua ad esistere. C’è un vissuto di fede che scorre attraverso mille rivoli. In ogni angolo del mondo, in ogni piega del cuore, nonostante tutto. Percorsi di fede reali, concreti. Oggi, come ieri, possibili.

 

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