Primo, partecipare

di Guido Morganti - Chi ha i capelli bianchi ricorda che ancora negli anni '60, specie in ambito religioso, si pensava che fosse meglio evitare i mass media. Per fortuna il Concilio ci ha sbarazzato di questa convinzione, tanto che nella costituzione Inter mirifica si afferma che la Chiesa “ritiene suo dovere predicare l’annuncio della salvezza servendosi anche degli strumenti della comunicazione sociale”.

Oggi i mass media tradizionali sono incalzati dalla comunicazione digitale, internet, social network, twitter… Immersi in una realtà fatta di notizie e di commenti alle notizie che si danno e si ricevono, ci si trova come su un ring di pugilato dove le dai e le prendi.

Sin dagli inizi, il Sermig ha ritenuto che all’impegno si doveva affiancare un'informazione efficace per rendere conto delle idee e delle azioni.

Tra gli strumenti, le mostre sono state importanti. Piazzate in luoghi affollati, parlavano di pace, di giustizia, di amore; i cartelloni erano occasione per dialogare con i passanti e non era raro che dalle chiacchierate nascessero indicazioni, suggerimenti, idee che diventavano bagaglio per ulteriori iniziative. Insomma, il nostro chiodo fisso era cercare la partecipazione. Le mostre portavano anche un altro beneficio. Nella preparazione, tutti insieme si individuava la linea, si discutevano i contenuti (dai titoli, ai dati, ai commenti, alle citazioni, alle immancabili invenzioni grafiche…), ci si confrontava con i nostri maestri. Un grande coinvolgimento che permetteva di crescere e formarci.

Mi ricordo bene il momento in cui decidemmo di editare il nostro mensile. Era il 1978. Avevamo già pubblicato opuscoletti, libri e articoli, come quelli che Ernesto Olivero scriveva per lo storico quotidiano di Torino La Gazzetta del popolo. La decisione era sostenuta dalla volontà di far dilagare la speranza, di puntare sulle realtà positive che esistono, di imparare a essere critici e non lasciarsi strumentalizzare. Giorgio Ceragioli, condirettore di Progetto, affermava: “La nostra società è la società dell'informazione ma ha bisogno anche di filtri culturali per usare utilmente quest'informazione e non essere sommersa. Pur con le sue limitate possibilità il Sermig ha accettato la sfida: ha impostato un suo strumento di riflessione, la rivista Progetto e dialoga anche con i numerosi libri di Ernesto Olivero, suo animatore, oltre che con altre pubblicazioni. La specificità di Progetto è di non chiudere la riflessione sul Sermig ed anche di non voler essere una rivista specialistica, di volontariato o di terzo mondo. Progetto si rivolge alla gente comune, a un pubblico ampio, è letto da gente diversa. Lo legge il giovane obiettore di coscienza di altri organismi, il professore universitario, l’insegnante di scuola media, il parroco, il carcerato, lo straniero lavoratore in Italia, la donna di casa. il medico… È un confronto, modesto ma aperto con la gente, con la realtà, senza timidezze e senza schematismi ideologici eccessivamente frenanti”.

Nel primo numero, l’articolo di presentazione della rivista sosteneva che “vogliamo parlare, discutere, cercare insieme a tutti gli altri. Vogliamo sapere il perché delle cose e imparare a farle. Pensiamo che conoscere perché si vive sia altrettanto importante che conoscere come vivere. Sapere perché esistono le foglie o le zanzare è per noi altrettanto importante che sapere come contribuire a scardinare le ingiustizie o quanto è necessario produrre perché nessuno nel mondo sia più afflitto dalla fame. Cerchiamo e vogliamo cercare, insieme a chi leggerà questa rivista, i perché piccoli e grandi che aiutano a muoverci ogni giorno e insieme a inquadrare i fatti storici che ci tengono ben dentro la vita di tutti e che insieme ci permettono di ampliare il discorso ai destini spirituali dell’uomo”.

Ed ancora: “Non ha dietro di sé padroni, ma cerca solo amici leali e generosi, che condividono la stessa fiducia nell’uomo, la stessa speranza nel futuro; amici che scrivano o diffondano la rivista senza altra ricompensa che la buona coscienza di lavorare per una causa giusta e la gloria di una sincera amicizia”. Non a caso, perciò, il titolo scelto era Progetto.

Un mensile diventato presto un consolidato mezzo di partecipazione, una valida occasione di confronto di idee, fatti, filosofie. Un allenamento costante per scalare la verità, un ulteriore tassello che si affiancava ad altri che già avevamo attivato, come il ricorrere a maestri e alla formazione permanente.

È la stessa logica che segue l’Università del Dialogo, ormai da tempo in sinergia con Nuovo Progetto che elabora, nelle pagine del suo speciale, l’argomento oggetto del successivo incontro.

L’obiettivo comune di far sì che, soprattutto i giovani, trovino spazi di creatività, confronto, crescita, formazione, investe anche gli altri strumenti che il Sermig ha adottato per stare dentro le notizie, valutarle, commentarle.

Chi entra nel portale www.sermig.org si imbatte nella vita degli Arsenali; nei rendiconti di quello che si è fatto e di come si usa la provvidenza (la trasparenza è una priorità!); nel conoscere le realtà locali dove sono presenti progetti di sviluppo e interventi di emergenza che elaboriamo o che appoggiamo. Inoltre trova le visite virtuali degli Arsenali, le novità e gli appuntamenti, prese di posizione, articoli di NP, video…

E se è stato colpito da qualche situazione di cui vuole avere ulteriori riscontri e informazioni, oppure fare osservazioni o critiche, lo spazio dell’ascolto è aperto.

Confronto e dialogo sono poi il pane quotidiano per chi si collega al Sermig tramite Facebook e Twitter. Davvero non mancano occasioni per dialogare e partecipare.

Speciale - Dentro le notizie - 1/9

Nuovi media, nuovi mercati, nuove opportunità. Il mondo dell’informazione è al centro di una svolta. Cambia tutto, ma non le ragioni di fondo, le esigenze di chi informa e di chi è informato. Andare dentro una notizia, oggi più di ieri, significa farsi carico di questa responsabilità. Perché la buona informazione deve essere semplicemente a servizio. Dell’uomo e di nessun altro.

 

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