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La forza del link

di Alessandro Riva - L’informazione ai tempi di Google. La sfida dei contenuti di fronte alle logiche della visibilità in rete.

Fino a pochi anni fa la diffusione dell’informazione gravitava intorno a due - tre strumenti fondamentali: in ordine di anzianità, la carta stampata, la radio e la TV.

Da quando Internet è entrata nel novero dei nuovi media, i vecchi strumenti di diffusione (e controllo) dell’informazione si sono subito catapultati al suo interno per poter usufruire di tutti i vantaggi che la rete avrebbe potuto loro offrire. Questo sbarco è stato effettuato conservando il vecchio schema di gestione dell’informazione di cui i tre grandi media sono stati creatori: la detenzione dell’informazione e la sua diffusione attraverso il proprio metodo.

Per esempio, i siti web dei vari quotidiani nazionali (e non solo) non sono altro che versioni aggiornate molto più frequentemente degli omologhi di carta stampata, con il vantaggio di essere dotati di alcuni link, cioè di collegamenti ad articoli simili o relativi allo stesso evento (ma editi dallo stesso quotidiano).

In questo processo di sbarco sul web, i vecchi media hanno però perso di vista alcune caratteristiche fondamentali di internet.

La vera forza del link, e la presenza di Google. Si basa su questa piccola svista la tesi sostenuta da Jeff Jarvis (giornalista, blogger e autore) in uno dei capitoli del suo libro What Would Google Do? (Cosa farebbe Google?) in cui l’autore analizza alcune realtà economiche (tra cui quella dei media, appunto) alla luce della diffusione del web e della presenza sulla scena economica di un attore come Google.

Il punto di vista è molto semplice: l’industria dell’informazione si basa sulla diffusione delle notizie. Fino a quando internet è stata una realtà elitaria, i giornali, le radio e le TV hanno potuto continuare a gestirne la diffusione senza problemi. Quando Google ha fatto la sua comparsa e ha iniziato ad affinare i suoi metodi di ricerca, tutto è cambiato.

Oggi per reperire notizie non è più necessario visitare il sito di un quotidiano, ma può essere sufficiente digitare alcune parole sul motore di ricerca di Google. Il quale, se vi siete registrati come utenti, comincerà a ricordarsi cosa vi interessa di più e a dare risposte sempre più vicine alle vostre esigenze.

Si è passati da una situazione di scarsità di fonti d’informazione (in cui esisteva un dato numero di pagine di giornali e ore di programmazione a fronte di un enorme numero di utenti) a una situazione di abbondanza di fonti (in cui esiste un numero indefinito di pagine e ore di programmazione disponibili che possono essere condivise sul web a fronte di un numero di utenti sempre identico).

Molti giornalisti e non solo hanno colto questa rivoluzione dando vita all’era dei blog, in un certo senso, una specie di raccolta personale di notizie, opinioni, condivisioni disponibili a tutti, e ricercabile attraverso Google. A quel punto l’accesso alle notizie diventa sempre più diretto, rapido, gratuito.

Non è più il possesso di un contenuto originale, ormai di fatto impossibile, a rappresentare la forza di un operatore dell’industria dell’informazione, ma il collegamento (il link) al contenuto e la possibilità di creare una rete di collegamenti che portino ai contenuti creati.

Di fatto, la visibilità diventa la vera merce di scambio nella nuova industria dell’informazione e raggiungere la massima visibilità dovrebbe essere l’obiettivo di un operatore dell’informazione. Essendo la visibilità sul web oggi garantita quasi esclusivamente dalla possibilità di essere trovati durante una ricerca su Google, diventa essenziale rispondere ai requisiti che Google stessa utilizza per favorire o meno un certo risultato nelle ricerche effettuate tramite il motore di ricerca della grande G. Uno di questi è la ricchezza di interconnessioni tra le fonti, che vengono considerate indicatore dell’attendibilità della fonte di informazione stessa.

Paradossalmente, i giornali, così come sono concepiti oggi, sono in grado di fornire pochissima visibilità, come anche la TV e la radio stessa, perché tendono a sfavorire la condivisione dei loro contenuti temendo di perdere la fedeltà dell’utente, vista in genere come condizione affinché venga generato il flusso economico che permette la sussistenza del quotidiano o di altre realtà. In Italia da poco tempo ha fatto la sua comparsa l’edizione locale dell’Huffington Post, un quotidiano basato esclusivamente sul web, costituito da raccolte di articoli provenienti da blogger o giornalisti che scrivono gratuitamente.

Questa novità (per l’Italia) rappresenta la concretizzazione della ricerca della visibilità da parte dei giornalisti o degli operatori dell’informazione in genere. Mentre fino a pochi anni fa un giornalista affermato era riconosciuto tale in quanto in grado di guadagnarsi uno spazio su un grande quotidiano, oggi pare essere venuto il tempo in cui un giornalista che aspiri ad essere grande debba prima guadagnare la sua visibilità attraverso la massima condivisione dei contenuti da lui creati e la creazione della propria rete di interconnessioni, all’interno della rete.

Speciale - Dentro le notizie - 7/9

Nuovi media, nuovi mercati, nuove opportunità. Il mondo dell’informazione è al centro di una svolta. Cambia tutto, ma non le ragioni di fondo, le esigenze di chi informa e di chi è informato. Andare dentro una notizia, oggi più di ieri, significa farsi carico di questa responsabilità. Perché la buona informazione deve essere semplicemente a servizio. Dell’uomo e di nessun altro.