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Il papa, il mondo e le banche

di Loris Dadam - Nell’assoluta babele dei linguaggi contemporanei e, in particolare, di quelli dei cosiddetti progressisti, il discorso fatto da papa Francesco in occasione della Pentecoste davanti a 200.000 persone appartenenti alle varie forme di associazionismo cattolico, è stato di una straordinaria chiarezza.

Innanzitutto sulla natura profonda della Chiesa che “non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata né una Organizzazione Non Governativa”, ma “la testimonianza di una Chiesa povera e per i poveri (...) che “deve uscire da se stessa” con tutti i rischi che questo comporta, perché – ha aggiunto papa Francesco – “se uno va fuori, come quando va in strada, può succedere un incidente: ma io vi dico che preferisco mille volte una Chiesa incidentata che una Chiesa malata di chiusura”. Se la Chiesa deve aprirsi ad un mondo profondamente in crisi, è anche necessario che abbia chiaro dove sta l’origine di questa crisi “dell’uomo che distrugge l’uomo” e il Papa, qualche giorno prima, incontrando i diplomatici, aveva chiaramente individuato questa origine, parlando senza mezzi termini di dittatura dell’economia:

Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell’accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società. Così la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica. Nella negazione del primato dell’uomo! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,15- 34) ha trovato una nuova e spietata immagine nel feticismo del denaro e nella dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano.(...) La crisi mondiale che tocca la finanza e l’economia sembra mettere in luce le loro deformità e soprattutto la grave carenza della loro prospettiva antropologica, che riduce l’uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato questa cultura dello scarto. Questa deriva si riscontra a livello individuale e sociale; e viene favorita!”.

È particolarmente significativo che le parole del Papa, attualizzando un ‘midrash’ ebraico sul cantiere della Torre di Babele, dove “se cadeva un mattone era un dramma, se cadeva un operaio non succedeva niente”, abbiano sottolineato come “succede oggi che se calano gli investimenti nelle banche questo è considerata una tragedia, ma se la gente muore di fame non succede niente” subito dopo aver incontrato la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Il colloquio non deve essere stato semplicemente di cortesia, visto che anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung si è meravigliata della durata di quasi un’ora, invece che i canonici 20 minuti delle udienze private. Fonti vaticane riferiscono che papa Francesco ha toccato anche il tema della crisi economica e della situazione socio-politica, economica e religiosa in Europa e nel mondo. “In particolare si è parlato della tutela dei diritti umani, delle persecuzioni nei confronti dei Cristiani, della libertà religiosa e della collaborazione internazionale per la promozione della pace. Non è mancato, infine, uno scambio di vedute sull’Europa quale Comunità di valori e sulla sua responsabilità nel mondo, auspicando l’impegno di tutte le componenti civili e religiose a favore di uno sviluppo fondato sulla dignità della persona e ispirato ai principi della sussidiarietà e della solidarietà”.

Immediatamente dopo l’incontro con la donna che governa il più forte stato europeo, la cui politica, in questo periodo, si caratterizza per il rifiuto da parte delle autorità finanziarie tedesche di intervenire a sostegno dei Paesi più deboli dell’Unione, il Papa ha pubblicamente denunciato lo strapotere delle banche, con parole che raramente (forse mai) sono state pronunciate da un Pontefice.

Ovviamente, una critica, proveniente dal Papa e non dai soliti estremisti, non poteva lasciare indifferente il mondo finanziario internazionale, a cominciare dalla stessa banca vaticana, lo IOR, i quali temono ora di trovarsi di fronte ad una polemica destinata ad ampliarsi nel momento in cui la crisi economica si estende e coinvolge sempre più stati e persone.

Che questa sia la linea che il Vaticano intende perseguire in questo momento in cui la recessione è ormai in atto in quasi tutti i Paesi europei con conseguenze sociali gravissime, è anche confermato dal discorso sulla centralità del lavoro, pronunciato poche ore prima dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco: “Il lavoro è la lama più penetrante e tagliente nella carne della gente ed è il criterio per giudicare qualunque urgenza” da parte della politica, toccando anche i casi di suicidio che si sono verificati negli ultimi mesi, che “sono tutti segnali tragici da recepire”. Bene. La Cancelliera Merkel è stata avvisata e mi dicono che negli uffici studi delle banche hanno accantonato i report della Goldman Sachs per leggere con attenzione le dichiarazioni del Papa. A milioni di persone, fedeli e non, è stato spiegato dove sta l’origine economica e, soprattutto, morale della crisi. Meglio di così, in così poco tempo, papa Francesco non poteva fare.