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Bullismo in rete

di Gabriella Delpero - I genitori di Riccardo telefonano in ambulatorio chiedendo con insistenza un appuntamento urgente, dicendo di essere disperati per quanto sta succedendo al figlio.

Dodici anni fra un mese, Riccardo frequenta la prima media ed è sempre stato un bambino allegro e pieno di vita, vivace e sportivo, molto ricercato dagli amici e teneramente amato da tutta la famiglia. Di carattere estroverso e solare, ha sempre saputo creare intorno a sé un clima di serenità, conquistandosi spesso la simpatia degli insegnanti per il suo impegno nello studio, ma anche per la sua gentilezza e generosità.

Certo molti compagni lo invidiano per i buoni risultati ottenuti in quasi tutte le materie e alcuni arrivano per questo a detestarlo apertamente, ma di qui a immaginare che tutto ciò possa trasformarsi in un incubo... ce ne corre! Ultimamente la mamma si era accorta che un gruppetto di ragazzini aveva preso l’abitudine di fargli le cantilene uscendo da scuola: sgobbone, secchione, ruffiano… e altre espressioni decisamente più volgari ed offensive. Naturalmente aveva invitato il figlio a non farci troppo caso, a non prendersela, ma adesso si accusa di essere stata stupidamente sbrigativa e superficiale. Le era sembrato un po’ isolato Riccardo, un po’ spento, più taciturno del solito, ma aveva pensato alla classica stanchezza che affligge gli studenti a questo punto dell’anno scolastico. Anche il pediatra era stato rassicurante, escludendo con sicurezza la presenza di qualsiasi disturbo fisico. Fino a che un giorno la madre di un ex-compagno delle elementari, incontrata per caso al supermercato, non le aveva suggerito di andare a fare un giro su facebook e di cercare di leggere gli sms sul cellulare di Riccardo.

Le si era così improvvisamente aperto davanti agli occhi un mondo di incredibile violenza e bassezza, fatto di pesantissime offese e accuse gratuite da parte di persone sconosciute: sms da numeri di telefono mai visti, una specie di catena di sant’antonio in rete con un testo gonfio di minacce e insulti, perfino le scommesse su quanto tempo ci vorrà perché Riccardo finalmente si decida a cambiare scuola, dal momento che puzza e rende l’aria della classe irrespirabile… Quando parliamo dei nuovi media e dei cambiamenti che hanno apportato alla nostra vita quotidiana (nel modo di lavorare, imparare, comunicare, instaurare nuove relazioni...) non pensiamo che anche il fenomeno del bullismo sta trovando in essi inedite e potenti forme di espansione. I media, infatti, offrono al bullo la possibilità di amplificare a dismisura l’impatto numerico, spaziale e temporale dei suoi attacchi distruttivi. Inoltre gli consentono di evitare facilmente l’assunzione di responsabilità, dal momento che non è più necessario il contatto diretto tra persecutore e vittima. Per non parlare della moltiplicazione incredibile che può avere l’eco di questi messaggi col rilancio effettuato dagli utenti dei media stessi quando commentano o raccontano ad altri le imprese del bullo. E anche se è vero che la vittima può tentare di difendersi online senza correre gli stessi rischi che un tempo avrebbe dovuto affrontare di persona, è altrettanto certo che così finisce per creare una spirale che si autoalimenta. Alla fine davvero non ci sarà più pace per la vittima, non ci sarà più nessun tempo e nessun luogo in cui potrà sentirsi al sicuro. Purtroppo il web può legittimare tutto, normalizzare tutto, anche gli istinti più biechi. Può inaridire i cuori e prosciugare i sentimenti.

Allora, nuovi media sì o no? Il famoso diplomatico francese Talleyrand diceva: “Sì e no sono le parole più brevi, ma anche quelle che richiedono più riflessione di tutte le altre, prima di essere pronunciate”.

Psiche - rubrica di NP