Sermig

La chiave della bontà

di Guido Morganti - Lo slogan “La borsa o la vita. Investiamo in azioni di pace: rendono cento volte tanto” campeggiava nel manifesto che il Sermig aveva presentato all’inizio della crisi finanziaria (cfr. NP 2008 n. 9). Riprendeva un pieghevole del 1986 in cui si affermava: “Azioni di pace: un investimento che rende il 100%! Denaro, tempo, fantasia, investiti con gli ultimi promuovono lavoro, sviluppo, dignità…”. La frase sottintendeva due messaggi: non lasciarsi fagocitare dai richiami di quella finanza che promette di far soldi facilmente per non cadere nella spirale dell’avidità; conviene tutelare e far tutelare i diritti, costruire la pace e la giustizia, adottare il dialogo come strumento per affrontare i problemi, non abbandonare chi ha un passo diverso… Quando avidità, egoismi, cattiveria, sregolatezza, corruzione sostituiscono come valore il saper guardare gli altri e il mondo con la compassione nel cuore e il costruire un senso della vita che si aggancia alla sobrietà, alla condivisione, alla restituzione, il baratro è in agguato. È quello che stiamo vivendo come società. È impressionante la confusione che dilaga. Non è diffusa solo la miseria materiale, spicca anche quella che caratterizza l’essere. C’è bisogno di pace, di valori, di andare oltre la babele. Il versetto iniziale del salmo 127 può aiutare a riflettere: “Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori”.

Il Sermig parte dal presupposto che la pienezza della vita si ottiene se viene spesa nel costruire già qui un pezzo del regno di Dio. Un regno di amore, di giustizia, di pace, di diritti da realizzare con l’aiuto di Dio facendo la sua volontà. Nell’affrontare situazioni drammatiche che ha voluto condividere, il Sermig ha acquisito una mentalità, un metodo, un giudizio che possono essere un contributo per poter andar oltre la babele. Una breve sintesi riferita ad alcuni ambiti e alla logica che ne è alla radice.

Ingiustizia profonda. Nella storia del Sermig la pace diventa presto un chiodo fisso, non tanto pace come assenza di guerra, ma come difesa della vita e della giustizia, come ipotesi di una comunità mondiale dove c’è pane, casa, istruzione, medicine, ambienti salubri per tutti al posto di armi e di violenze. Per far crescere la giustizia, il disarmo materiale e morale diventa una precondizione, perché le armi uccidono quattro volte (cfr. Np 2011 n. 4), perché l’uomo capace di guardarsi dentro trova la strada della gioia nel restituire, nel condividere per e con gli altri le proprie risorse materiali e spirituali.

Valori inquinati. Qual è il tesoro (Lc 12,34) a cui è aggrappato il cuore? C’è chi pone nel potere e nella ricchezza il proprio fine, arrivando a sfruttare persone e situazioni, ad utilizzare i bambini come lavoratori o come soldati, a calpestare diritti. C’è chi fa del piacere una ricerca ossessiva, eliminando ogni ostacolo che etica e morale possano frapporre. Il Sermig ha trovato il suo tesoro nel rispondere con gioia al richiamo dell’amore di Dio in modo concreto, avendo come mappa per raggiungere il tesoro il vangelo, che ci dice che le beatitudini sono il segreto per essere felici, che la persona è un valore assoluto e il centro ed il fine di ogni iniziativa, che amare è dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, visitare i carcerati, ospitare gli stranieri… (cfr. Mt 25).

La bontà è disarmante. La babele delle lingue di cui ci parla l’Antico Testamento oggi può essere assimilata all’incapacità di dialogo. Si costruisce la torre della verità, della certezza, dei valori, del cosa è bene e cosa è male, ma è difficile farlo assieme. Alla concordia si sostituisce l’arroganza fino ad arroccarsi in un atteggiamento incapace di ascolto e di silenzio. Le derive dei vari fondamentalismi di stampo culturale e religioso testimoniano che il camminare insieme non è posto come esigenza. Forse anche perché ha iniziato la sua storia sotto la guida di padre Pellegrino, il vescovo della Camminare insieme, il Sermig ne ha fatto invece una condizione per tradurre l’esigenza del dialogo. Non posso aspettare che sia l’altro a venirmi incontro, non posso voler imporre le mie idee. Pace sì e comincio io. Con la bontà. La bontà che disarma prepotenze e divisioni.

Giovani patrimonio dell’umanità. Viviamo in una società che non ha scommesso sui giovani, che ha contrabbandato successo, droga, piacere come libertà e conquiste. Insomma, le generazioni passate hanno e stanno fregando i giovani. Il Sermig ha creato occasioni di impegno, di formazione, di educazione, di confronto per permettere ai giovani di scoprire che possono diventare protagonisti nel far crescere se stessi e la società verso un mondo che possa offrire un futuro migliore. È necessario riconciliare le generazioni, attualizzare quelle pagine della Bibbia (cfr. Sir 48,10; Ml 4,23-24; Lc 1,17) in cui Elia è mandato a riconciliare i padri con i figli perché ci possa essere un avvenire di speranza.

Speciale - Oltre Babele - 1/6

Confusione, incapacità di ascolto, di comunicazione, assenza di ideali e valori: una faccia della babele dei nostri tempi. A pagare sono soprattutto le nuove generazioni, i loro sogni, il loro futuro. Per superarla serve una rivoluzione di speranza: giovani e adulti che si educano al bene, coltivano un pensiero forte, vivono la responsabilità. Rientrano in se stessi per aprirsi agli altri.