Sermig

Il vento e l'aquilone

di Ernesto Olivero - Più ascolto e leggo la Parola di Dio, più ne resto affascinato. Mi ha aiutato ad incontrare e conoscere un Gesù convincente. Così hanno anche fatto alcune persone, per me dei fari, perché erano costantemente Gesù: di notte, di giorno, nella buona e nella cattiva vita, nella salute e nella non salute… Non c’è nessuno scandalo e nessun guaio che mi abbia fatto mettere in discussione l’incontro con lui. Ma mi chiedo: come mai la Chiesa – che siamo noi – che possiede il dono inestimabile di Gesù, non fa più affari con i giovani? Usando un’analogia, mi sono dato una risposta. Non basta scrivere panetteria sull’insegna di un negozio per vendere il pane: se non è buono, il giorno dopo non ci torno più e lo compro in un’altra bottega. Se fossi panettiere, vorrei che il mio pane fosse fragrante: mentre impasto la farina e il lievito penserei già ai bambini, ai ragazzi, agli uomini, alle donne che mangeranno il pane che sto preparando, e quindi lavorerei volentieri. Ogni notte, farei l’impasto come se fosse la prima volta. Un amico, Rogèr Schutz, un giorno disse una frase a cui ho dato credito: “Un pugno di giovani può cambiare il mondo”. Non miliardi di giovani, solo un pugno. Perché se credono veramente in Gesù diventano buoni come il pane. E lo sono notte e giorno, anche quando piove, sono arrabbiati, sono stanchi… Mi sento spesso confidare dai miei amici che danno la loro vita a Dio attraverso gli Arsenali: “Sono stanchissimo, però sono felice”, oppure: “Ho dovuto fare un match con alcuni volontari che non volevano fare un servizio: sono arrabbiatissimo, però sono felice!”.

E allora chi ci impedisce di diventare semplicemente cristiani? Chi ci impedisce di essere noi disponibili, al di là degli esempi che ci sono o non ci sono intorno a noi? Chi ci impedisce di preferire la luce piuttosto che il buio? Anche se nel buio sono più tranquillo, perché posso essere più lavativo, giustificare ogni cosa, dire che un impegno fedele, costante, responsabile è una fesseria… Quando capita di privilegiare il buio alla luce, è un campanello d’allarme perché il male vuol impedirci di essere dei cristiani credibili.

Tutti siamo degli aquiloni, ma l’aquilone fa il suo lavoro e compie la sua missione quando si solleva lasciandosi prendere dal vento. Noi tutti siamo fatti per fare cose grandi, noi che abbiamo sofferto, noi che non abbiamo sofferto, noi che siamo stati i primi della classe, noi che siamo stati gli ultimi. Ma le cose grandi devono passare attraverso il nostro io che si impasta con Dio, per diventare, lentamente ma decisamente, la meraviglia che il Signore ha pensato. Ognuno deve mettersi in relazione con il vento per farsi portare in alto.

Sin dagli inizi dell’avventura del Sermig abbiamo capito che era importante non solo lavorare per i poveri, ma pregare. Eravamo ragazzi, ma avevamo intuito che si fa la volontà di Dio nella misura in cui preghiera e azione camminano insieme. Ebbene, chi ci ha creduto ha cambiato totalmente la propria vita, è felice e senza saperlo ha cambiato la vita anche a tante altre persone. L’incontro tra lotta attiva e contemplazione fa scoprire che siamo fatti di una carne speciale, capace di guardare in alto e diventare un faro di luce.