Sermig

Coca rosso sangue

di Matteo Spicuglia - Morti ammazzati: 100mila. Scomparsi: 20mila. Orfani: 30mila. Sfollati interni: 160mila. Dal 2006 al 2011. In Messico. A causa della guerra dichiarata dallo Stato ai cartelli della droga e di quella tra i cartelli stessi. Il peso di questi conflitti ricade anche sui civili, uccisi per errore o perché malcapitati o per provocare terrore. È questo lo scenario descritto da Lucia Capuzzi, giornalista e autrice del reportage Coca rosso sangue. Ospite dell’Università del Dialogo del Sermig ha presentato con passione l’inchiesta che ha condotto sulle strade della droga da Tijuana a Gioia Tauro e i motivi di speranza che, nonostante tutto, ha scoperto tra i messicani. Ecco alcuni passaggi.



NOI E IL MESSICO

L’Italia c’entra e c’entra tanto. Il Messico è un punto di passaggio della droga, ma sicuramente non è un punto di consumo. La cocaina si consuma per metà negli Stati Uniti, per l’altra metà in Europa. E in Europa, tra i Paesi di maggior consumo, ci siamo noi. Ognuno è libero di ammazzarsi come più ritiene opportuno, però dovrebbe sapere che scegliendo di ammazzarsi con la cocaina, finanzia quei gruppi criminali che sterminano intere popolazioni. Questo aspetto sarebbe già sufficiente a farci assumere una responsabilità. Ma il problema è molto più grande. In Europa, è la ‘ndrangheta a decidere prezzo, arrivo e modalità di smercio della cocaina. Lo fa attraverso il porto di Gioia Tauro, in Calabria, non l’unico punto di arrivo, ma sicuramente uno dei più importanti. Non solo. I soldi ricavati dalla cocaina vengono reinvestiti e reimmessi nell’economia. E questo non è un fatto secondario, ma cruciale, specie ora che siamo in un momento di recessione. Oggi le imprese legali hanno serissime difficoltà nel far quadrare i conti e rimanere in vita. I narcos o la ’ndrangheta, invece, hanno disponibilità immense, perché l’industria della cocaina è tutto tranne che in crisi. Quindi, forti dei soldi, rilevano le attività legali e immettono questi soldi nel circuito legale strangolando le imprese sane. Attenzione! Adesso il potere della ’ndrangheta è silenzioso, girando per Milano o Torino non vedi sparatorie. Tuttavia, quando permetti a quei mostri di crescere, il rischio è creare gli stessi meccanismi del Messico. Alla fine, sono le organizzazioni mafiose a dettare le regole.



LE PROSPETTIVE

A metà aprile, l’Europol, la polizia europea, ha avvertito le polizie dei diversi Paesi circa la possibile infiltrazione dei narcos messicani in Europa. Si parla già di cellule stabili di cartelli, diventati ormai transnazionali, capaci di muovere quantità di soldi e di potere impressionanti. Non solo. Qualche tempo fa c’è stata una guerra in Mali, tenuta assolutamente sotto traccia, e uno dirà: “Cosa c’entra la guerra in Mali con la droga, con l’Italia?”. C’entra. Ciò che ha fatto saltare gli equilibri in Mali e che ha permesso ai fondamentalisti islamici di crescere a dismisura è il denaro ricevuto dai narcos messicani per far passare la droga dall’Africa verso l’Europa. Esistono ormai dei sodalizi di questo tipo ed è preoccupante. La guerra al terrore dell’Occidente sta prendendo strade totalmente inaspettate e permette ai narcos messicani di estendere il loro potere non solo in Sudamerica, dove ormai sono dappertutto, ma in Africa. Dall’Africa all’Europa il salto è breve. Il vecchio continente è appetibile, perché a differenza degli Stati Uniti ha un mercato della coca in grande crescita.



LEGALIZZARE O NO?

La questione della legalizzazione è complessa, non esistono risposte nette sull’efficacia o meno, anche perché quello della droga è un problema che coinvolge tante sfere, da quella etica a quella sociale, politica, militare. L’unica risposta che mi sono data è che sicuramente qualcosa nella politica antidroga mondiale non ha funzionato. Detto questo, la soluzione è legalizzare i traffici di cocaina? Ho seri dubbi. Se sulla questione marijuana gli stessi esperti discutono se faccia male o no, supposto che tutti dicono che al cervello bene non fa, sulla cocaina non ci sono dubbi: distrugge i neuroni. Qualsiasi cocainomane ha problemi immensi, caratteriali, umorali, psichici. E droga libera vuol dire droga disponibile. Quindi legalizzare la cocaina è un problema. Per affrontare la situazione, servirebbe piuttosto sedersi intorno a un tavolo, ascoltare le voci dei Paesi produttori e vedere di trovare lì una soluzione. Nel breve periodo invece, sarebbe efficace una legislazione molto più forte per bloccare il riciclaggio. Si tratta di imporre agli istituti bancari, a queste pseudo società che si occupano di muovere i capitali, limiti molto più stringenti, controlli finanziari. Questo sicuramente creerebbe dei seri problemi ai gruppi criminali. È l’unico modo per contrastarli. Fino a quando continueranno a immettere i loro guadagni nell’economia reale e legale con la complicità e la connivenza di tanti, è inutile parlare di qualsiasi altra strategia. I cartelli della droga ragionano assolutamente in termini economici: la domanda criminale genera offerta criminale. Finché c’è la domanda, tu puoi fare di tutto: blindare i confini degli Stati, fare controlli, perquisire, ma non basterà. I narcos troveranno sempre altre strade per far passare la droga.



INTERCONNESSI

Ho imparato tanto. Ho imparato a guardare i problemi e le tematiche nella loro prospettiva globale. Guardandone solo un pezzettino, sia che si parli di droga, sia che si parli di migrazione, sia che si parli di armi, non si ha la percezione. Bisogna allargare lo sguardo e capire che tutti i fenomeni sono collegati. Nord e Sud del mondo sono molto più interconnessi di quello che noi immaginiamo. Ho sempre pensato che la droga facesse male. Questa non è neanche una scoperta. Quello che mi sciocca – lo ribadisco – è che ognuno può decidere di ammazzarsi come vuole, di rovinarsi la vita più o meno consapevolmente. Tuttavia, prima di fare delle scelte, dovrebbe vedere e porsi il problema delle conseguenze che provocano quelle scelte. Molto spesso non ricadono solo su una persona o sul suo Paese, ma su intere porzioni di mondo. Quindi, porsi sempre questa domanda: cosa può causare quella mia scelta da un’altra parte? È veramente così innocua, ricade solo su di me o coinvolgo altri? E soprattutto, sono disposto ad avere la consapevolezza di coinvolgere quegli altri?

In evidenza - Rubrica di Nuovo Progetto - Maggio 2013