Sermig

Arrivato da ieri

Fratelli e sorelle, buonasera. Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma, sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo, chiedo che voi preghiate Dio per benedire il vostro vescovo”. Città del Vaticano, 13 marzo 2013: queste sono le prime parole di Jorge Mario Bergoglio appena eletto papa Francesco. Succede a Benedetto XVI.

Ma il percorso che ha portato sul Soglio di San Pietro il primo papa sudamericano, il primo gesuita e il primo che ha scelto il nome del santo Poverello di Assisi, probabilmente è iniziato cinquant’anni prima, con altre parole celebri. “Il Concilio Ecumenico sta per adunarsi a diciassette anni dalla fine della seconda guerra mondiale… Ciascun padre del Concilio recherà contributo di intelligenza e di esperienza a guarire e a sanare le cicatrici dei due conflitti”: così parla alla radio, martedì 11 settembre 1962, papa Giovanni XXIII, 81 anni. È il ringiovanitore della Chiesa. Nato nel 1881, opera per i cristiani del Duemila, cattolici e non cattolici, per la Chiesa nel senso più vasto possibile. A un’età in cui tutti pensano al riposo, avvia un’impresa da giovane.

Giovanni XXIII muore lungo la strada del Concilio, dopo la prima sessione. Ma prima fa in tempo a lanciare un messaggio all’umanità: l’enciclica Pacem in terris, indirizzata non solo all’insieme dei credenti, ma a ciascun uomo di questa Terra.

Il Concilio prosegue anche dopo la morte di Giovanni XXIII. Lo annuncia immediatamente il suo successore, Giovanni Battista Montini, eletto il 21 giugno. Sceglie il nome Paolo VI. Questo è il pontefice che porta a conclusione i lavori conciliari (8 dicembre 1965). I quindici anni di pontificato di Paolo VI sono un servizio alla Chiesa svolto in forme nuove, in particolare attraverso i viaggi in tutto il mondo. Le sue grandi opere sono l’enciclica Populorum progressio, in favore di un terzo mondo che non attende elemosine ma giustizia, e l’enciclica Humanae vitae, contro la limitazione artificiale e programmata delle nascite.

Alla sua morte (6 agosto 1978) la Chiesa conosce due papi nel giro di poche settimane. Per un mese, ecco Giovanni Paolo I, al quale ci si abitua subito, grazie alla sua familiarità brillante e umile.

Immediatamente dopo, la sorpresa del papa “venuto da lontano”. Karol Wojtyla di Cracovia, Giovanni Paolo II.

Cristo e l’uomo insieme. Mai separati né separabili: questo è il progetto, e Giovanni Paolo II, per meglio spiegarlo a tutti, decide di andare di persona “nell’universo mondo ad annunciare la Buona Notizia a ogni creatura”. Portare e riportare la Notizia in tutta la Terra abitata, sviluppando a livello planetario la novità dei viaggi papali introdotta da Paolo VI nel 1964, con il volo in Terrasanta.

Anno 2000, festa di tutti i cristiani. Ma per il papa polacco, prima delle feste, dev’esserci un esame di coscienza di portata millenaria. La Chiesa festeggerà solennemente il Giubileo, ma prima Giovanni Paolo II le impone l’esame in un severo documento pubblicato nel marzo 2000. Titolo: Memoria e riconciliazione. La Chiesa e le colpe del passato. È un esame di coscienza sulle responsabilità di parte cattolica in tutti quei secoli: evangelizzazione a mano armata, persecuzione degli ebrei, rapporti con la scienza e caso Galileo. Il nuovo millennio cristiano deve partire dal pentimento.

Il 2 aprile 2005 Giovanni Paolo II muore.

Dopo due soli giorni di Conclave, il 19 aprile ecco il nuovo papa: è Joseph Ratzinger, che decide di chiamarsi Benedetto XVI. Ha fama di professore severo. Ma poi, arrivato il Conclave, ecco sul suo nome un consenso assolutamente più vasto di ciascun singolo recinto, di conservatori e di innovatori. Vengono probabilmente bene intese anche certe sue parole molto drastiche (durante la Via Crucis al Colosseo) circa taluni abusi gravi in settori del governo della Chiesa. Parla di “sporcizia” che non si può tollerare: “Quanta sporcizia nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”.

11 febbraio 2013, Benedetto XVI sorprende il mondo e la Storia: durante il Concistoro comunica di rinunciare “al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.

Ecco come si arriva a quel “Fratelli e sorelle, buona sera”. Con tutto quello che ne consegue e che stiamo vivendo, sintetizzabile nelle parole-chiave del pontificato di Francesco: tenerezza, poveri, misericordia, riforma della Curia, Lampedusa, Rio de Janeiro, scarpe nere, Renault 4, chi sono io? Un peccatore, Pronto? Sono papa Francesco, la normale borsa nera, la confessione non è una tortura, buon pranzo, omelie nella Casa Santa Marta, sobrietà, abbracci a malati e sofferenti, no all’appartamento papale, collegialità, Consiglio degli otto cardinali, periferie esistenziali, Chiesa povera per i poveri, umiltà, prossimità. E tra tutti, il concetto che Francesco considera più importante è quello della misericordia: “Senza la misericordia c’è poco da fare oggi, per inserirsi in un mondo di feriti che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore”.

Speciale - La Chiesa di Francesco 3/5 - NP dicembre 2013

Gli scandali e le polemiche, le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione del nuovo papa. Si chiude un anno storico per la vita dei cristiani e non solo. Gesti, parole, progetti: i germogli di un pontificato.