Sermig

Sikh dell'agro pontino

di Aldo Maria Valli - Quando addentiamo un pomodoro o gustiamo un’insalata di certo non pensiamo alla provenienza delle verdure che abbiamo nel piatto. Anche perché, se lo facessimo, potrebbero andarci per traverso.

Molti prodotti infatti arrivano dal Mezzogiorno d’Italia, dove in alcuni casi l’agricoltura si basa su un lavoro bracciantile di tipo semischiavistico. I casi di Rosarno e del Tavoliere sono i più noti, ma ce ne sono altri.

La rivista Popoli dedica un ottimo reportage fotografico di Andrea Polzoni agli immigrati indiani di religione sikh presenti nell’Agro pontino, tra Latina, Fondi e il Circeo. Sono circa trentamila, una grande comunità, composta di uomini e donne, di cui però si sa pochissimo.

Questa terra, dopo le bonifiche degli anni Venti e Trenta volute dal fascismo, per anni ha accolto immigrati poveri da altre regioni italiane, del Nord e del Sud. Ma oggi alcuni dei figli e nipoti dei migranti di un tempo sono fra coloro che sfruttano i nuovi immigrati per la produzione di ortaggi.

Un giovane indiano racconta delle dure condizioni di lavoro: oltre dodici ore al giorno, pause rare e brevi, dolori fisici e morali.

Presenti dagli anni Ottanta, migliaia di indiani lavorano in silenzio. Raccolgono le verdure, le mettono nelle cassette, a volte sono costretti a usare prodotti chimici senza le precauzioni necessarie.

Ecomafie e criminalità organizzata tengono i braccianti sotto ricatto. Le condizioni di lavoro sono caratterizzate dalle cosiddette cinque P: sono infatti pesanti, precarie, pericolose, poco pagate e penalizzanti dal punto di vista sociale. Anche quando sono in possesso di documenti regolari e di un contratto di lavoro, succede che i braccianti siano pagati in modo saltuario e misero. Spesso il salario viene decurtato senza spiegazioni. Un giorno di assenza per malattia può costare una settimana di paga.

Marco Omizzolo, sociologo che per due mesi ha lavorato a fianco dei sikh per verificare di persona le forme di sfruttamento, definisce la situazione «un sottobosco di prepotenze e di violenza». Mancanza di contratti di lavoro e angherie dei caporali (talvolta indiani, immigrati da più tempo) sono all’ordine del giorno.

Non tutto però è perduto. L’integrazione non è un’impresa impossibile. La onlus In Migrazione e il circolo Larus Legambiente di Sabaudia, in collaborazione con il Comune di San Felice Circeo e il patrocinio del Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale della Sapienza Università di Roma, sono riusciti nell’impresa di realizzare un campo di formazione e di volontariato per comprendere la cultura e le condizioni di vita della comunità sikh locale, composta ormai da intere famiglie. Dal 24 luglio al 9 agosto 2013 i partecipanti potranno così vivere a diretto contatto con la comunità sikh e conoscere questa realtà.

The insider - rubrica di NP maggio 2013