Sermig

La fede ritrovata

di Gian Mario Ricciardi - Eravamo smarriti, ci stiamo ritrovando. È uno degli effetti non perversi della crisi. Sbalorditi nel 2008 quando è esplosa la bolla mondiale dell’egoismo, esterrefatti poi del massacro di tagli alla nostra vita, alle giornate, alle ore.

Nei palazzi e nelle case si sono riaperti i vecchi e dimenticati armadi. Con gli abiti molti hanno riavuto anche i ricordi e gli stili cancellati dalla follia consumistica. Hanno sentito di doverlo confidare agli altri e i movimenti (grande e spesso trascurato tesoro della Chiesa), sono rinati. Loro sono già oltre la crisi. Hanno fatto prima del mondo, della politica, della Chiesa stessa che pure ha avuto la fortuna di incontrare papa Francesco.

Storditi come pugili suonati, i cattolici, usciti dalla grande sbornia, stanno tornando nelle parrocchie che registrano un lento rilancio dei gruppi, degli oratori, dei centri d’ascolto, degli sportelli per gli altri. E anche le organizzazioni storiche stanno respirando una seconda giovinezza. L’hanno conosciuta dopo anni di stato confusionale sospesi tra l’impegno in politica e la riscoperta della preghiera. Sono le sorprese della Grande Recessione.

Siamo tornati a pregare. Finalmente. Vediamo, di nuovo gente con il rosario in mano. In maggio c’è stato un fiorire di incontri per la Madonna. Santuari e basiliche non sono mai stati così affollati, la religiosità popolare vive un caldo rilancio, piazza san Pietro è diventata la più grande chiesa del mondo due, tre volte la settimana con 100, 200 mila persone. Molti hanno reincontrato se stessi dentro, la semplicità, soprattutto l’autenticità. Le interminabili difficoltà stanno facendo cadere le maschere che hanno ingannato, mentito, falsato troppi ambienti, case del popolo e rapporti, stanno svelando le persone non vere, stanno restituendo la saggezza del cuore, la bellezza della preghiera, quasi una rinascita di profonde realtà sparse in ogni regione.

I volontari non scarseggiano più, come poco tempo fa è successo quando la paura della crisi e la voglia di riflusso li ha decimati.

Oltre a Marta che ha svolto un ruolo insostituibile nel sostenere i più deboli (vecchi e nuovi) con le Caritas, le Misericordie, le confraternite, i gruppi dei giovani, è tornata Maria. Serate e giorni di adorazione nelle chiese, riflessioni dimenticate, nuove pause, scelte finalmente forti di impegno per i giovani riaprendo o rilanciando nuovi tentativi e idee per il lavoro e con corsi per le nuove professioni (come hanno fatto il santi Sociali nell’800), ma rimettendo al centro la parola di Dio e la testimonianza vissuta.

E il merito è anche di papa Francesco che chiama tutti i movimenti a Roma e che ora si immerge tra milioni di giovani nella travolgente giornata della gioventù a Rio De Janeiro.

Con lui, forse, molto semplicemente abbiamo gustato di nuovo la bellezza di credere, la profondità della fede. Quelle vecchie scarpe da parroco di campagna hanno rimesso i valori nella giusta graduatoria. E accanto alla fede ci sono ora soprattutto i piccoli e i poveri come duemila anni fa. Avremo meno cristiani (o preti) manager, più testimoni di quello stile di vita che ha cambiato il mondo, sogneremo di nuovo con il sorriso del cuore.

Today - rubrica di NP giu/lug 2013