Sermig

La guida della coscienza

di Cesare Nosiglia - “Grida di gioia, rallegrati con tutto il cuore… Il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo… L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore…”. Queste espressioni della Parola di Dio in questa santa messa ci annunciano la gioia di Dio che viene donata al suo popolo, a Giovanni Battista e a Maria che porta in seno Gesù, la fonte prima della gioia per ogni uomo, per cui sua madre esulta e canta l’inno della gioia, il Magnificat in cui riconosce che tutto quello che ha ricevuto è opera di Dio potente e misericordioso.

È bello per noi stare qui in compagnia di tanti amici del Sermig a celebrare con riconoscenza il trentesimo anniversario dell’avvio dell’Arsenale della Pace di Torino, quell’opera straordinaria che è ancora oggi questo luogo di pace, di amore e di speranza. È bello stare qui con Maria, la Madre dei giovani, dolce e forte donna di fede e coraggiosa testimone di sacrificio e di servizio verso ogni persona bisognosa e in necessità.

L’Arsenale è un’opera nata dal cuore di Dio, un miracolo della Divina Provvidenza che si pone sulla scia di tanti segni meravigliosi che lo Spirito Santo ha suscitato nella nostra città e che ne illuminano e riscaldano il cuore. (…) Mi sono chiesto più volte come sia possibile che tutto ciò sia avvenuto e solo uno sguardo di fede permette di comprenderlo, come ci ricorda Gesù nel Vangelo: il piccolo seme della Parola e della Carità gettato nel terreno della storia, passa attraverso la morte per giungere all’esplosione della vita per tutti. Così è avvenuto nella storia del Sermig. I momenti di morte e quindi di sofferenza e difficoltà, dovuti a situazioni di chiusura e di rifiuto del nuovo che stava emergendo, non sono mancati e ci sono anche oggi, ma proprio questo vissuto, affrontato nel silenzio della preghiera e dell’umile accettazione delle prove come sacrificio offerto al Signore e per la salvezza dei giovani e dei poveri, ha prodotto cose grandi e ha innestato un volano di risurrezione e di speranza. Oggi lo possiamo contemplare nell’azione di amore incisivo, paziente ed efficace di tanti fratelli e sorelle del Sermig e dei loro sempre più numerosi amici. Così la pace al centro dell’impegno del Sermig non è uno slogan, un guscio vuoto come spesso accade in tanti movimenti, che di pace si riempiono la bocca ma non operano concretamente per essa o di tanti discorsi astratti e virtuali che lasciano il tempo che trovano. Qui, la pace diviene strumento di cambiamento delle persone e della storia, perché ha al suo cuore Gesù Cristo, la nostra Pace, Maria la Regina della Pace, ogni persona che al di là delle differenze di cui è portatrice, viene accolta, rispettata, accompagnata e resa protagonista del suo domani e di quello del mondo. (…) L’appello che da questo luogo si è innalzato ha suscitato in tanti giovani un entusiasmo non passeggero, la volontà di cambiamento reale di se stessi e della società. Se il mondo vuole riprendere con vigore una vera crescita di civiltà, deve partire dalla conversione del cuore e da una coscienza formata e coerentemente seguita.

La lettera sulla coscienza che Ernesto ha scritto in questo tempo e che rappresenta il manifesto su cui il Sermig intende operare, rivolge un monito severo e insieme carico di fiducia nelle risorse interiori, umane e spirituali dei giovani, credenti e non, cristiani e di altre confessioni o religioni, per impegnarsi a edificare il mondo di Dio e dell’uomo insieme.

Mi auguro che questo appello possa essere conosciuto e apprezzato da ogni uomo e donna di buona volontà e raggiunga il cuore di ogni giovane. Dice Ernesto: “Scrivo alla coscienza di chi ha voglia di ascoltare perché sono un pover’uomo e parlo ai poveri uomini come me. Sono convinto che per fare migliore il mondo serva la mia, la vostra debolezza. Serve la debolezza dei giovani senza potere, i più poveri di tutti, i più sfruttati, perché Dio ama fare i miracoli con i più piccoli. Dio ama senza misura il nuovo che i giovani si portano dentro e che sono in grado di fare. Un miracolo può esplodere solo se la coscienza si risveglia in loro, in noi, in tutti”.

È lo stesso invito che papa Francesco ha rivolto ai giovani di tutto il mondo a Rio durante la GMG: è una chiamata forte a credere in se stessi unendosi come discepoli a Cristo.

Voglia Maria Madre dei giovani suscitare nel cuore di ciascuno di loro questa convinta adesione di mente e di vita al messaggio del papa, risvegliando la loro coscienza dal torpore che rende inermi, rassegnati, paurosi, tiepidi nell’amore e acquiescenti al mondo che li circonda.

Maria ha saputo osare sulla Parola di Dio. Così, aiuti ogni giovane a saper scommettere su Gesù e il Vangelo, rendendosi attivo protagonista del proprio futuro e di quello del mondo intero.

Speciale Maria Madre dei Giovani 5/6 - NP ago-set 2013

Il 2 agosto da ora e per sempre festa di Maria Madre dei giovani. L’icona della Madonna delle tre mani portata a spalle dai giovani nella Marcia della Speranza a Torino, San Paolo e Madaba, città degli Arsenali del Sermig.