L'icona dell'incontro

di Matteo Spicuglia - “I sentimenti belli come i nostri rimangono puri come sono nati e noi li coltiviamo come gemme preziose che confortano la nostra vita”. L’amicizia secondo Norberto Bobbio. Qui non parla il filosofo, il grande pensatore, la bandiera di un’intellighenzia che a Torino spesso fa fatica a uscire dal proprio recinto. C’è l’uomo con i suoi dubbi, la sua esperienza, la sua ricerca. Un non credente entrato in sintonia profonda con il Sermig e lo spirito dell’Arsenale. La bontà disarmante opera così: non solo nelle guerre vere e proprie, ma anche sui campi di battaglia delle ideologie, delle divisioni, dei sospetti, nelle pieghe di una diffidenza culturale che nel nostro Paese ha fatto fin troppi danni. Al Sermig, il mondo non è diviso in credenti e non credenti. Al massimo, in persone di buona volontà e persone di non buona volontà. Gli uomini di buona volontà sono quelli che per le proprie motivazioni religiose, filantropiche, filosofiche si fanno gli affari degli altri. Gli altri sono quelli che per le stesse motivazioni si fanno gli affari propri.

Lo diceva lo stesso Bobbio: “Io sono più uomo di ragione che di fede. La verità per me è che la storia umana è sempre stata dominata dalla volontà di potenza più che dagli uomini di buona volontà. Ma gli uomini di buona volontà esistono e sono fra noi. E io angosciosamente mi domando se la buona volontà sarà alla lunga più forte della volontà di potenza”. Sul terreno della volontà, l’incontro è possibile e ogni uomo può essere un interlocutore e un amico.

Anche la Madonna delle tre mani cammina in questo solco, un capolavoro di dialogo e incontro tra mondi diversi. Una festa, quella di Maria Madre dei giovani, che nasce da un’icona donata al Sermig da un ateo, dipinta a Mosca, nel cuore del mondo ortodosso, benedetta da un papa. Incroci affascinanti, a cui sono abituati all’Arsenale. L’incontro con Benedetto XVI, l’inizio della ricerca del volto della Madonna, poi il dialogo tra Ernesto e il suo amico non credente Massimo D’Alema. “Massimo, solo una donna può mettere ordine in un mondo come questo. Solo la Madonna può indicare la strada. Mi regali tu un’icona russa con il volto di Maria?”. D’Alema è un agnostico, negli anni però ha imparato a volere bene a quel suo amico torinese. Rimane colpito dal racconto di Ernesto, da quel documentario visto in una notte insonne su una delle pagine meno conosciute della seconda guerra mondiale: l’assedio nazista di Mosca e la richiesta di tre monaci ortodossi a Stalin di far sorvolare un aereo con l’icona della Madonna per salvare la città. Il dittatore andò dietro a quell’intuizione e Mosca fu risparmiata.

D’Alema accetta la proposta, si fa coinvolgere, chiama subito una persona fidata a Mosca. “Senti, – dice – ho qui davanti una persona cara a cui vorrei fare un regalo significativo. Dovresti cercarmi quanto prima un’icona speciale, una Madonna. Deve avere un volto particolare, materno, a cui rivolgersi con il titolo di Madre dei giovani. Ci tengo molto”. Passa qualche anno, la ricerca di quel volto non si ferma. L’attesa finisce il 29 giugno del 2010. Ernesto adesso è a casa di D’Alema, l’icona tanto attesa tra le mani. È bellissima, dipinta nell’ottocento, sorprendente. L’artista l’ha raffigurata con tre mani. Così, scrive D’Alema, “da poterti aiutare nella tua opera (si dice pure “dare una mano”). Ne hai bisogno per realizzare i tuoi sogni di uomo giusto. Donare il pane, donare un sorriso, restituire la speranza…”.

Poco più di un mese e il giorno dell’Assunta, il 15 agosto 2010, Ernesto è a Castel Gandolfo: il papa mantiene la promessa, l’icona di Maria, Madre dei giovani riceve finalmente la sua benedizione. Arriva così nella nuova chiesa dell’Arsenale della Pace, costruita in ricordo di Cecilia Gilardi, una giovane di 17 anni morta tragicamente. “Sarà un segno di unità per cambiare il mondo – dice Ernesto – Maria può farlo!”. E i frutti cominciano ad arrivare: l’emozione dell’arcivescovo di Torino che fa sua l’idea di una nuova festa mariana in diocesi, la vicinanza del mondo ortodosso. All’inizio del 2013 avviene quasi un miracolo: i rappresentanti di tutte le comunità ortodosse di Torino si ritrovano all’Arsenale insieme, intorno all’icona. Non era mai avvenuto. E così il 2 agosto, con la tappa della Marcia della Speranza nella prima chiesa ortodossa aperta a Torino quasi 30 anni fa. Segni, intuizioni e preghiera che fanno incontrare chi crede e chi non crede. Scrive Massimo D’Alema, coinvolto in un’avventura che mai avrebbe immaginato: “Nella mia vita, ho incontrato, attraverso un’altra strada, la sofferenza, il dolore e la solidarietà e la speranza. Questo vuol dire che attraverso percorsi diversi si può arrivare negli stessi luoghi. In questo luogo, ad esempio, dove capita ad un laico impenitente di pensare che forse non sarebbe stato male incontrare la fede”.

Speciale Maria Madre dei Giovani 3/6 - NP ago-set 2013

Il 2 agosto da ora e per sempre festa di Maria Madre dei giovani. L’icona della Madonna delle tre mani portata a spalle dai giovani nella Marcia della Speranza a Torino, San Paolo e Madaba, città degli Arsenali del Sermig.

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

E' possibile modificare le opzioni tramite le impostazioni del Browser. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su informazioni.