Usura

di Gian Mario Ricciardi - Penso ai cravattari e piango per le loro vittime. Tra una nevicata di primavera e qualche ultimo brivido d’inverno fuoristagione, cammino tra i palazzi delle periferie. Incontro persone che tornano dal lavoro, anziani che portano a spasso i cani, gente che corre e salta. Tutto sembra normale, non è così. Guardo le finestre, verso sera, quando tutto sembra più difficile e mi chiedo: oltre ai drammi della salute e della vita, quanti soffrono per aver ceduto, in un momento di disperazione, ai prestasoldi?

Migliaia di famiglie si sono trovate invischiate in un sovra-indebitamento insostenibile ed hanno bussato alle porte degli usurai. Secondo l’ultimo rapporto Eurispes il 15 per cento degli italiani, dai diciotto anni in su, ci cade. Gli effetti sono disastrosi. Solo in Piemonte settemila famiglie ed un giro di affari di quasi un miliardo di euro. In Italia almeno 200mila famiglie ed un vortice di soldi, sporchi di lacrime, di oltre 20 miliardi.

Cammino, nelle sere della città che alterna ancora folate di vento gelido e brezze quasi estive, guardo quelle luci e mi chiedo: che possiamo fare? Ci sono decine di gruppi e associazioni che, con la benedizione della Chiesa, si arrampicano sugli specchi per tentare di risolvere situazioni sempre più complesse. C’è un fondo di prevenzione nazionale che permette l’accesso al credito legale quando tutte le porte sono chiuse e quando sembra davvero che l’unica strada sia quegli degli strozzini. Ma non basta. Quando i soldi non ci sono, non ci sono! Quando la banca (con tassi che a volte rasentano l’usura e ci sono tanti processi in corso) ti chiede il rientro quasi immediato che fai?

Ma guardando quelle finestre illuminate, le auto che sfrecciano, qualcuno sul balcone, la domanda è d’obbligo: e gli altri? E quelli che nelle mani sporche dei prestasoldi sono finiti perché hanno perso il lavoro, perché una malattia improvvisa ha distrutto la loro serenità, perché il vizio del gioco perverso li ha trascinati in una spirale senza fine?
L’usura si è lentamente trasformata in un atto di violenza criminale vestita, troppo spesso, con un abito di tutta normalità e con un raggio d’azione che raggiunge, ormai, quasi tutte le categorie sociali, non solo i commercianti, ma le imprese e, per il settanta per cento, le famiglie italiane al sud e al nord. L’usura è compagna di viaggio del riciclaggio e strettissima parente dell’estorsione. Usa tutti i mezzi più odiosi.

L’usura in questi mesi è in tuta mimetica. Si sta infiltrando negli ambienti più impensati, si impadronisce di aziende, di negozi (quanti prima di chiudere si sono rivolti ai prestasoldi), di appartamenti. Tutto strappato con forza spietata.
Cammino nella notte e cerco di andare oltre le facciate dei palazzi della periferia di una città grande e bella. Cosa c’è dietro le verande? Oltre i nailon rinsecchiti dal sole di uno stranissimo inverno che ci ha dato tutti i colpi di coda possibili, esattamente come la crisi economica, scattata con quelle immagini degli impiegati della Lehmanns lasciare gli uffici portandosi via poche cose, e arrivata nelle nostre stanze.

Quelli in difficoltà, anche stasera, si sentiranno soli. E non è giusto. Qualunque sia la causa del loro disastro. Certo sono nate le Banche etiche che permettono, sempre più spesso, a chi si trova in difficoltà di non sentirsi abbandonato. Ma ora è giunto il momento di scommettere di più sulle persone, sul loro capitale umano e sociale, sulla loro voglia di riscatto. È giunta l’ora che lo Stato faccia qualcosa.
Usciremo dalla crisi economica tutti più poveri. Ma nessuno di noi potrà più dormire tranquillo, nell’anno della misericordia, se uno solo, uno solo dei nostri fratelli, vagherà nella notte senza trovare una mano amica da stringere.






Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

 

 

 

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