Fine dei sovraccosti del roaming

di Lucia Sali - Un altro muro è quasi crollato e, come tutti i muri invisibili, uno dei più duri a morire: le frontiere digitali e della comunicazione tra i 28 Paesi europei erette dai sovraccosti del roaming non sono mai state così sottili dal 30 aprile, e hanno i giorni contati, esattamente sino al 15 giugno dell’anno prossimo. Ultimo confine dell’Europa rimasto, il da molti odiato sms che avverte del cambio di Paese e di rete telefonica con il suo listino prezzi da gioielleria sta avviandosi a diventare archeologia tecnologica, con l’entrata in vigore dell’ultimo e nuovo maxitaglio dei costi extra finora imposti dalle compagnie telefoniche per poter continuare a usufruire dei servizi mobili anche in viaggio all’estero.

Da fine aprile, infatti, è scattata l’ultima tappa propedeutica alla fine definitiva dei sovraccosti del roaming: per la prima volta, chiamate, sms e dati utilizzati in Europa verranno scalati dagli abbonamenti come se fosse traffico nazionale. E gli unici costi extra consentiti applicabili saranno al massimo di 5 centesimi per le chiamate, 2 per gli sms e 5 per i dati (Iva esclusa).
Ovvero una riduzione di 3-4 volte i balzelli massimi in vigore sino a qualche giorno fa, pari rispettivamente a 19 centesimi, 6 e 20 (sempre Iva esclusa).
La strada è partita da lontano, da quando ignari viaggiatori una dozzina d’anni fa si sono visti recapitare bollette stratosferiche per qualche minuto di conversazione effettuata da una spiaggia spagnola o da un week-end a Parigi. Era il 2007 quando la Commissione europea, con l’allora commissaria Viviane Reding, lussemburghese, ha cominciato a dar battaglia per i cittadini per imporre la fine dei sovraccosti del roaming.

La lotta è continuata con il suo successore, l’olandese Neelie Kroes, e poco meno di un anno fa è stata portata alla vittoria finale dall’estone Andrus Ansip. Un accordo strappato dopo quasi due anni di negoziati con i 28, tendenzialmente contrari alla fine del roaming per difendere gli interessi dei rispettivi operatori delle telecomunicazioni, e con l’Europarlamento che, al contrario, ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale 2014.
Un percorso accidentato che è però riuscito a portare nelle tasche degli europei risparmi per oltre l’80% negli ultimi otto anni, e che sono ora destinati ad aumentare ancora di più. Tra un anno il principio del roam like at home, ovvero del navigare come a casa, sarà realtà: l’obiettivo è consentire alla gente che viaggia di usare gli smartphone esattamente come in patria. Unico limite, il farne un uso equo, di cui Bruxelles dovrà stabilire entro dicembre una definizione legale precisa.

Il concetto di fondo resta quello di impedire abusi come tentativi di fare shopping europeo delle sim meno care per usarle invece in modo fisso a casa propria. Per esempio sarà vietato l’acquisto di una carta telefonica in Estonia per usarla permanentemente in Italia. In caso di frodi o eccessi, l’operatore telefonico potrà infatti imporre al proprio utente un recupero dei costi. La lotta per un’Europa senza frontiere digitali però non finisce qui: Bruxelles ha già lanciato la prossima sfida, ossia mettere fine al geo-blocking che impedisce il consumo e/o l’acquisto di beni e servizi online, dagli ebook alle serie tv sino a scarpe o accessori, al di fuori del proprio Paese di residenza.

Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

 

 

 

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