Sermig

Alternanza scuola e lavoro

di Corrado Avagnina - Di questi tempi, da parte dei ragazzi e delle ragazze degli ultimi anni delle superiori si è alla ricerca di possibilità interessanti e praticabili per riuscire a svolgere la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, diventata un passaggio obbligato con la riforma indicata come Buona Scuola. Nella convinzione di saldare appunto due mondi, a lungo separati, con difficoltà evidenti ad interagire. Si tratta infatti di agganciare il momento scolastico con la realtà lavorativa (in cui presto o tardi, sperabilmente, inserirsi). Che la formula adottata riesca a funzionare, per ora non è dato sapere. Anzi è presto per dirlo. Sicuramente andrà sperimentata, magari aggiustata nel tiro, corretta nei suoi eventuali limiti. È una novità. Bisogna avere pazienza. I frutti non saranno immediati. Certo che si fa urgente una svolta che veda questi due mondi (scuola e lavoro) trovare canali percorribili in cui amalgamarsi, evidenziando richieste, esigenze, attenzioni e poi mettendo in campo le risposte adeguate.

Per una scuola che formi a sbocchi professionali, per un’occupazione che possa far tesoro della formazione ricevuta sui banchi. In tempi di crisi, questo binomio dovrebbe risultare un po’ decisivo. Però è indispensabile costruirlo. Per questo s’impone un’apertura di credito verso questi ragazzi e queste ragazze che vogliono farsi le ossa, a contatto con il mondo produttivo, quello dei servizi, quello delle start up o anche solo quello dell’artigianato, del commercio, della piccola azienda… C’è da sperare che non trovino porte sbarrate. E che non siano considerati come ingombri. Anche le Chiese piemontesi si sono messe a disposizione per fare spazio a questi ragazzi e ragazze in tutte le strutture in cui operano sul territorio, in particolare tra chi ha bisogno o in ambiti più attenti ai cammini educativi. Insomma la scuola chiamata a mescolarsi con la società. Per avere tutti i piedi per terra.

Ovvio che si profilano opportunità diversificate. Chi, da studente, ha in mente di proseguire il corso di studi, andando in università, potrà cercare, nel contatto con il mondo del lavoro, non un possibile sbocco occupazionale nell'immediato. Ma potrà aprirsi a realtà che magari non ha mai frequentato, scoprendo dinamiche, esigenze, fatiche, abilità, precarietà… che sono presenti d’attorno e che sono risorse su cui contare e comunque da approfondire. Insomma ci si può rapportare con momenti differenti della vita, evitando così di rinchiudersi in nicchie che non servono e non dovrebbero durare. I libri (e adesso il computer) sono un apporto indispensabile, ma lo sforzo del lavoro quotidiano per creare prodotti e servizi utili e necessari apre su altri orizzonti, in una condivisione che realizza una società aperta, articolata, rispettosa, dignitosa per tutti.

E lo stesso mondo del lavoro può farsi, a sua volta, più estroverso, coltivando quell'incontro delle generazioni che lavorando appunto gomito a gomito per un po’ di tempo è inevitabile ma che deve farsi produttivo in umanità condivisa oltreché in tecnologia ed in efficienza. C’è uno scambio di apprendimenti, pratici e teorici, e viceversa, che consente questo approccio. E che può smantellare incomprensioni, equivoci… come se si fosse o si volesse restare perennemente estranei.

Perché tutto questo si compia, è indispensabile che ci sia – alla base – una sorta di scommessa reciproca, credendo che ne valga la pena, che sia importante provarci. La scuola non è più quella di una volta ma neppure il mondo del lavoro non è più quello standardizzato nell'immaginario collettivo d’un tempo. Tutto si è modificato, qualcosa si è disarticolato, ci sono luci e ombre. Si è sbarcati in una nuova stagione. Occorre accorgersene.


 



Rubrica di NUOVO PROGETTO