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La cultura del cemento divora senza senso!

di Carlo Degiacomi - Che cosa si intende per consumo del suolo in un Paese? Certamente in primo luogo l’edilizia nuova consuma terreno (30%), ma anche le infrastrutture (strade primarie asfaltate e ferrovie 28%, strade secondarie non asfaltate 19%, parcheggi e piazzali 14%.

CEMENTO E ASFALTO
La definizione corretta: il concetto di consumo di suolo deve, quindi, essere definito come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato). In Italia il suolo usato per questi usi corrisponde circa a 22.000 kmq, il 7,3% del territorio. Cemento e asfalto che avanzano sul terreno agricolo: in tre anni in Italia 720 kmq sono stati coperti. Per ricorrere ad immagini: la somma dei Comuni di Firenze, Milano, Bologna, Napoli, Palermo messi insieme; nonostante la crisi il consumo è di circa 8 mq al secondo!; 70 ettari di suolo perso ogni giorno all’agricoltura; un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 mq del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 nel 2013.
Le città più cementificate sono: Napoli con il 62,1% del territorio, Milano con il 61,7%, Torino con il 54,8%. Guidano la pessima classifica due regioni: Lombardia e Veneto.

DA DOVE SI RICAVANO QUESTI DATI?
C’è un ente, l’Ispra (l’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ogni anno pubblica un rapporto sull’uso del suolo in Italia, e fornisce a chi deve decidere le politiche un supporto per capire il fenomeno e per contrastarlo. Inoltre la ricerca dell’Ispra ha messo a punto una cartografia dettagliata consultabile (geoportale.ispraambiente.org e una app www.isprambiente.gov.it) che permette di segnalare nuovi usi del suolo, specie quelli pericolosi per le attività umane. Bisogna ricordare che i processi di rigenerazione dei suoli sono rari, complessi e richiedono notevoli apporti di energia e tempi lunghi per ripristinare le condizioni intrinseche del suolo prima della sua impermeabilizzazione.
L’Ispra fornisce indicazioni. Le priorità sono quelle di impedire un edilizia in luoghi inadatti e parlare di rigenerazione urbana. L’abusivismo edilizio in particolare nel Sud, la crescita a macchia d’olio delle città, l’integrale urbanizzazione di lunghi tratti delle coste hanno segnato lo sviluppo territoriale dell’Italia.

PERCHÉ PARLARNE OGGI?
Il Parlamento sta discutendo un disegno legge sul consumo del suolo. La Camera lo ha approvato in prima lettura nel maggio 2016 e ora passerà al Senato. Vediamone alcuni contenuti positivi e negativi. Azzerare il consumo di suolo entro il 2050, tutelare le aree agricole, incentivare la rigenerazione urbana attraverso regimi fiscali vantaggiosi, semplificare le procedure per gli interventi di riqualificazione e favorire l’efficienza energetica del costruito attraverso demolizioni e ricostruzioni. In altre parole si punta sulla rigenerazione urbana e sull’edilizia di qualità che saranno incentivate anche sul piano fiscale. Per la prima volta vi sono nel nostro ordinamento legislativo principi praticati in Europa come gli obiettivi di contenimento del suolo e di rigenerazione urbana.
Sono principi importanti, ma il traguardo del 2050 non è troppo lontano? Il disegno di legge approvato garantisce troppi spazi a deroghe (decise da chi e con quale criterio?) che rischiano di rendere meno incisiva la tutela della risorsa del suolo.

CONSUMO DEL SUOLO: BASTA!
Un sindaco di vecchia data sa benissimo che non sarà possibile nei prossimi anni rilanciare l’edilizia come nel passato, ma bisognerà favorire ristrutturazioni, riutilizzi e manutenzioni per rendere gli immobili più efficienti sotto ogni aspetto. Tutto questo non si fa per decreto nazionale o locale, né con bacchetta magica. È un lungo processo economico e sociale, ma deve rapidamente far parte della cultura della gestione e della vita nelle nostre città. Basta costruzioni nuove!
Ristrutturiamo, riutilizziamo quanto c’è già, rendiamolo migliore, più efficiente e vivibile, abbattiamo anche costruzioni se è il caso, rigeneriamole creando lavoro e occupazione, ma in modo diverso. L’Anci, che rappresenta i Comuni, ha già criticato la parte del disegno di legge votato alla Camera perché prevede che fino all’adozione delle misure per la riduzione del consumo di suolo da parte delle Regioni, e comunque non oltre il termine di tre anni dall’entrata in vigore della legge, non sia consentito il consumo di suolo tranne che per i lavori e le opere inseriti negli strumenti di programmazione delle amministrazioni aggiudicatrici e per le opere prioritarie; perché si rischia di bloccare il settore.
C’è forse bisogno di una rete di sindaci di nuova generazione perché gli altri sono troppo legati ai meccanismi economici attuali? Cambiare cultura è infatti facile a dirsi ma non a farsi.

Pur senza entrare troppo in aspetti tecnici complessi, ci sono alcuni punti che possono essere utili per cambiare sistema: ad esempio il divieto ai Comuni di utilizzo degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente; l’introduzione di un censimento degli edifici e delle aree dismesse, non utilizzate o abbandonate, come pre condizione per approvare qualsiasi nuovo consumo di suolo da parte di ogni Comune.

Un suggerimento: provate a guardare nella vostra città e nel vostro quartiere che cosa si sta costruendo e che cosa viene abbandonato, quanti sono gli immobili non utilizzati e interrogatevi se non è una priorità discutere pubblicamente e appassionatamente su che cosa fare per l’edilizia nel nostro Paese.

 

 

 

 Rubrica di NUOVO PROGETTO