Armi

di Aldo Maria Valli - Sono sette milioni le armi leggere e di piccolo calibro circolanti in Africa occidentale, un milione nella sola Nigeria. Di queste, almeno 77mila sono nelle mani di gruppi di guerriglia che alimentano i conflitti in Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria e Senegal.
Per far fronte al problema, l’Unione europea, principale partner commerciale dei Paesi della regione, ha lanciato un’iniziativa insieme alla Cedea/Ecows (Comunità economica e di sviluppo dell’Africa dell’Ovest) per recuperare le armi in possesso dei civili che vivono nell’area.
Al programma hanno aderito sette Stati dell’Africa occidentale: Mali, Liberia, Guinea, Niger, Sierra Leone, Costa d’Avorio e Nigeria.

Avviato nel 2014 e destinato a concludersi nel 2017, il programma è incentrato sulla comunicazione e l’insegnamento circa i pericoli del traffico d’armi leggere nei villaggi e nelle città di frontiera e sul loro ruolo nell'alimentare le violenze. Gli abitanti sono invitati a consegnare le armi in cambio di progetti di sviluppo ed ai capi villaggio si chiede di fare da garanti.
Il progetto è comunque una goccia nell’oceano di fronte alle dimensioni del traffico d’armi in Africa, dove almeno diciotto miliardi di dollari all’anno sono spesi in armamenti. Su 500 milioni di armi piccole e leggere (Salw) circolanti nel mondo, ben cento milioni sono usate nel continente africano: un dato che emerge da uno studio dell’Archivio disarmo e che mostra come le spese militari in Africa siano cresciute costantemente dal 1990 a oggi, con l’incremento maggiore nell’area nordafricana e subsahariana.

I Paesi africani comprano armi soprattutto da Cina, Francia e Russia (ma anche da Israele e Italia per le armi leggere). In più, secondo lo Small Arms Survey, progetto di ricerca sulle armi di piccolo taglio, i gruppi armati del Sudan e del Sud Sudan sono diventati produttori in proprio di armi e munizioni.
Spesso sono gli eserciti e i governi nazionali ad alimentare il mercato, anche armando gruppi ribelli di altri Stati. Un commercio ramificato che comprende il traffico di mercenari.
Un vero “tesoro”, per i trafficanti d’armi, è stato rappresentato dagli arsenali della Libia, smembrati e venduti in molti Stati africani dopo la caduta di Gheddafi. A volte la compravendita avviene perfino tramite Facebook.

Da ricordare che l’Italia resta tra i primi dieci esportatori di armi nel mondo e gode di un’ottima valutazione grazie alla qualità e all'affidabilità dei suoi prodotti.
Negli ultimi anni la Cina ha soppiantato la Russia come maggiore fornitore di armi all'Africa. In linea con l’aumento delle sue esportazioni globali, il Paese asiatico si è trasformato in poco tempo da importatore a esportatore di armi, con una moltiplicazione dei profitti. Pechino ha inoltre bloccato la pubblicazione di inchieste scomode sul traffico di armi in Africa ed ha rifiutato più volte agli investigatori Onu il permesso di tracciare l’origine delle armi cinesi trovate in zone di guerra.

 

 

  


Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

 

 

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