Sermig

Mamma ha preso l’aereo

di Marco Grosseti - BASE
Chiara è come una bambina che sta giocando a nascondino e sa che le basta correre per pochi metri e urlare fortissimo “casa”, per entrare dentro un pezzo di giardino dove nessuno può vederla, catturarla, avvicinarla. Da dove può fare le boccacce e le pernacchie a tutti, perché dentro quei pochi metri di terra, erba e cemento, è come una principessa al sicuro nel suo castello. Una fortezza con mura invisibili fatte di affetto, amore, coccole, del bene incondizionato che ha ricevuto quando era una bambina e che continua a ricevere ora che ha smesso di esserlo.
Quella è la casa sicura per il suo cuore, il rifugio dove al male è vietato entrare. Gli altri non possono vederlo e sembra una qualunque ragazza che cammina in una qualsiasi strada di una qualunque città. Lei invece lo sa. Le basta guardare il cielo, fermare il respiro, fissare la schermata del cellulare, leggere i gusti dei gelati dietro una vetrina, per sorridere dentro, ricordare qualcuno e sentire il bene dell’anima che le hanno voluto e che le vogliono ancora. Non ha bisogno di un cappuccio da mettere sopra la testa quando più della pioggia e del vento, hai fastidio del freddo che senti dentro.



SOLA
Maria è arrivata che neanche la volevano. Ha imparato a volersi bene da sola quando era piccola e doveva occuparsi dei capricci della sorellina, invece che dei suoi. Un giorno mamma ha preso l’aereo ed è volata dall’altra parte dell’Europa dicendo che era arrivato il momento che anche papà facesse qualcosa per loro. Maria ha iniziato a farsi da mangiare da sola, decidere che vestito mettersi da sola, pensare a cosa fare da grande da sola, continuato a fare finta che le bastasse volersi bene da sola. Lei non ce le ha attorno al cuore le mura invisibili fatte di affetto, amore, coccole. Ha costruito catapulte, spine, cannoni e veleno per difendersi.
Quando colpiscono chi le si avvicina troppo, lei neanche se ne accorge, vede solo scomparire la persona che era passata accanto al suo cuore e non capisce come mai. Ogni tanto lo chiede a Facebook se non fa abbastanza schifo da stare in questo schifo di mondo. Pubblica una foto oppure un video e poi aspetta con gli occhi fissi sul cellulare la notifica che può riempire il suo cuore di rabbia, tristezza oppure felicità, anche solo per un emoticon o una parola lasciata sulla sua bacheca da persone che magari neanche conosce. Perché per Maria non esistono parole qualsiasi.

BENE
Chiara ha 19 anni ed è al primo anno di biotecnologie. Prima di provare a fare la scienziata ci ha pensato e pensato, ha passato giorni e notti con le amiche immaginando di diventare una dottoressa talmente brava da costringere gli sceneggiatori di E.R. a scrivere una nuova serie. Dice che le piace quello che ha iniziato a fare, che non sarebbe male diventare una ricercatrice e fare una scoperta in grado di migliorare la vita di tante persone. Ma che in fondo questo non è veramente importante, perché i suoi amici e la sua famiglia le hanno sempre detto che le sarebbero state accanto comunque, che qualsiasi cosa avesse deciso di fare, sarebbe andata bene, che era importante perché era Chiara e non per quello che avrebbe fatto.
Racconta che sentirti voluta bene ti aiuta in tutto, che è come avere una base sopra cui puoi costruire quello che vuoi. Non hai paura di essere giudicata, di non essere accettata, sei sicura dell’immagine di te che vedi riflessa negli occhi di chi ti vuole bene. Dice che la felicità, forse è solamente questo. Puoi fare biotecnologie, medicina, oppure biologia, oppure anche il lavoro più stupido del mondo che non è affatto stupido, perché se c’è qualcuno che ti vuole bene e a cui tu vuoi bene, allora tutto diventa una cosa qualsiasi.

QUALCUNO
Maria invece riempie Facebook con post di una sola parola. Compagnia? Manca! Qualcuno? Single! Sono s.o.s lanciati nella rete di proposito per vedere se almeno le poche persone a cui ha fatto giurare di volerle bene poche ore prima, si accorgono di lei e la aiutano a tenere sotto controllo il livello di tristezza nel cuore, prima che si accenda la spia della rabbia. Allora aumenta il numero di parole per ogni post e tira fuori le catapulte, le spine, i cannoni e il veleno insieme agli insulti e alle parolacce. Maria cerca soltanto occhi in cui specchiarsi che la facciano sentire viva, bella. Maria.
Il cappuccio sopra la testa lo mette sempre, anche quando non c’è una goccia di pioggia o un soffio di vento. Per ripararsi, proteggersi, curarsi, farsi le coccole. Da sola. Come ha imparato a fare da piccola. Le parole delle prof, i libri pieni di cose da imparare, i consigli dei grandi, semplicemente non ci stanno, lo spazio del cervello è già tutto occupato, non c’è neanche un byte libero. Maria ha quasi 18 anni e fa ancora la prima superiore. Prima di scegliere qualcosa avrebbe bisogno che qualcuno scegliesse lei, come non hanno fatto neanche le persone che l’hanno messa al mondo.

ARSENALE
Chiara un giorno ha iniziato a frequentare il Sermig e a fare parte del gruppo di ragazzi come lei che stavano scoprendo quanto si può essere felici dedicandosi a fare felici gli altri. La base sopra cui costruire i suoi sogni si è allargata ancora. Ha imparato a prendersi cura di se stessa, per poterlo fare anche con gli altri. Dice che lei e i suoi amici ci hanno trovato qualcosa di bello per la loro vita, che adesso vogliono accogliere allo stesso modo anche tutti i ragazzi e le ragazze che passano da questo posto, che non c’è nessuno più povero di chi non ha qualcuno che gli vuole bene.
Ogni parola che dicono diventa azione, aiuto per qualcuno. Oltre a fare qualcosa per gli altri, non smettono mai di prendersi tutto il tempo di cui hanno bisogno per parlarsi, confrontarsi, ascoltarsi, crescere, curare la propria anima. Chiara e i suoi amici sanno di essere circondati da cuori a cui non hanno fatto il pieno di amore, affetto e coccole prima di partire per la vita e mentre continuano a fare tutto il bene che possono, cercano di trasformare i loro occhi in specchi dentro cui altri ragazzi possano scoprire quanto possono essere belli.

SPECCHIO
Lei e Maria si incrociano dentro i viali dell’Arsenale della Pace dirette in posti diversi con lo stesso bisogno di essere felici senza, sapere di avere occhi come specchi dove vedono sempre riflesso un pezzo di sé. Uguali, con l’unica differenza di un cappuccio tirato su e uno che rimane giù. Chiara continua ogni giorno a prendersi cura delle mura invisibili che proteggono il suo cuore e a tenere fuori il male, perché non basta avere fondamenta stabili e sicure per riuscire a costruire qualcosa. Ogni tanto qualcuno si siede accanto al cuore di Maria senza dire niente e cerca di togliere le munizioni dalle catapulte, le spine dai fiori, la polvere da sparo dai cannoni, il veleno dalle parole.
Il livello del deposito di amore, affetto, coccole, bene ricevuto cambia ogni giorno per tutte e due. A volte ci sono perdite ingenti e sembra tutto perduto per sempre; il giorno dopo come per magia arriva tanto bene che non c’è neanche lo spazio dove metterlo. Maria e Chiara si incrociano senza parlarsi, conoscersi, salutarsi. Fanno finta di non guardarsi, ma prima di passare alzano tutte e due un attimo gli occhi. Dopo, il livello del deposito è un po’ diverso. Perché solo nello sguardo degli altri, puoi vedere la principessa che hai dentro.