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Buone pratiche

di Stefano Caredda - In un Paese come l’Italia, fare di necessità virtù è un obbligo per molti. Troppe e troppo diffuse le difficoltà quotidiane perché le istituzioni riescano a dare una risposta concreta a tutti. Eppure, in un Paese dove le politiche sociali sono cronicamente sottostimate, in cui si fa un gran parlare di tantissime questioni ma fenomeni come la povertà diffusa vengono affrontati poco e male, c’è un aspetto universalmente riconosciuto: la grande varietà di quelle che nel gergo tecnico si chiamano “buone pratiche”. Idee, iniziative, esperimenti nati in piccolo, da un’intuizione venuta quasi per caso, e poi diventati progetti a tutti gli effetti. Idee che hanno migliorato, e anche di molto, la vita delle persone.

Prendete un esempio fra i più semplici. È noto ormai a tutti che i nonni sono la prima forma di welfare per le famiglie alle prese con il lavoro, i mille impegni quotidiani e la cura dei figli, specialmente quando questi sono ancora piccoli. Ecco che a Brunico, in provincia di Bolzano, hanno deciso che d’ora in avanti chi non può contare su un nonno anagrafico ne può trovare uno in prestito. L’idea è venuta alla Caritas altoatesina, che ha attivato il progetto Nonni in prestito insieme al Comune di Brunico, alla Consulta degli anziani di Brunico e a Vke (Associazione campi gioco e ricreazione), per avvicinare le giovani famiglie agli anziani desiderosi di mettersi al servizio e di dare un aiuto. I nonni in prestito, in sostanza, sono dei volontari che hanno scelto di donare un po’ del loro tempo libero alle famiglie, accompagnando ad esempio i bambini in biblioteca, al parco, giocando con loro. Il numero di ore da mettere a disposizione è completamente a discrezione dei nonni in prestito, in accordo con le famiglie aderenti al progetto. È un servizio che sta partendo in queste settimane e chissà se avrà fortuna. Ma, come si dice spesso, se avrà aiutato anche solo una famiglia e una persona anziana a mettersi in relazione, ne sarà comunque valsa la pena.

Più a sud, a Bologna, l’idea che raccontiamo è invece legata all'inaugurazione, il mese scorso, di un appartamento adatto a mettere alla prova la propria capacità di abitare in autonomia. Il progetto è gestito dall'Aias e si chiama Le Palme – area sperimentale di transizione e rappresenta un modo per permettere alle persone con disabilità di sperimentare dal vivo un importante cambiamento di vita. In pratica lo spazio abitativo – che si trova nel quartiere Navile – ha due posti per accogliere in modo temporaneo persone con disabilità, che potranno iniziare un percorso di emancipazione dalla loro famiglia o dalla struttura residenziale. L’appartamento ha 2 camere con letti motorizzati, armadi ad ante scorrevoli, bagni accessibili attrezzati con lavasciugatrice, il soggiorno è in comune per favorire la socializzazione. All'esterno c’è un giardino recintato, anch'esso accessibile, con parcheggio.

Le persone disabili possono esservi accolte per un weekend o per periodi più lunghi, fino a un massimo di 24 mesi. “Vita indipendente non significa che le persone con disabilità desiderano fare tutto da sole e che non hanno bisogno di nessuno o che amino vivere in isolamento – dicono da Aias –. Vita indipendente significa vivere come, dove e con chi si vuole, frequentare le stesse scuole del quartiere, usare gli stessi autobus che usano i vicini di casa, fare lavori che sono in linea con la formazione acquisita e con i propri interessi. Le persone disabili vogliono essere protagoniste della propria vita”. Ma per farlo, per mettersi in gioco, un periodo di prova può aiutare e risultare utile. Una piccola cosa, ma importante per chi se ne servirà. Perché per fare cose utili non sono necessari grandi numeri: le buone idee, se sono buone, funzionano anche nel piccolo.

 

 

 

Rubrica di NUOVO PROGETTO