Sermig

Adolescenti, oltre la corazza

di Gabriella Delpero - Giorgia è seduta davanti a me e sbuffa. È una ragazzina di quasi quattordici anni, alta e magra, con lunghi capelli scuri. Tutto il tempo del primo incontro con me Giorgia lo passa a guardare l’orologio, visibilmente impaziente di andare via. Ha un’aria di sfida e di strafottenza, ma nei suoi occhi sembra riflettersi l’ansia, forse la paura. Mi pare di essere di fronte ad una persona vuota, senza contenuti da comunicare con parole, senza interessi.

Dice di non avere la più pallida idea del perché sua madre l’ha portata a questa visita e si chiude in se stessa opponendo un muro in apparenza invalicabile. Eppure sa benissimo di essere stata segnalata dai suoi insegnanti per gravi disturbi di comportamento, per le continue assenze e i vari tagli da scuola, per l’aggressività mostrata nei confronti dei coetanei e la pesante mancanza di rispetto verso i docenti.

Riconosce di avere continui scontri con i genitori per qualsiasi motivo, dall'abbigliamento all'alimentazione, dal (mancato) rispetto di ogni regola e orario all'atteggiamento perennemente scostante, ribelle e maleducato. Sa di essere francamente detestata dalla maggioranza dei compagni di scuola e di non avere praticamente più amici, di essersi fatta il vuoto intorno. Infatti, ogni volta che qualcuno cerca di avvicinarsi per stringere amicizia o iniziare un dialogo lei reagisce cacciandolo via violentemente. Cercare di aprire una breccia, di avviare un contatto con una ragazza così, è davvero difficile: sembra sprizzare odio e diffidenza da tutti i pori, pare intrappolata in una morsa che non le permette di esprimere un minimo di partecipazione al mondo che la circonda. La sorella minore Paola, di undici anni, è invece una bambina che non si piace, si sente come un mucchio di spazzatura. Tutti i suoi compagni la prendono in giro e lei è convinta di meritarselo. Pensa di non valere niente e non prova nessun interesse, nessun entusiasmo per nulla: ogni nuovo giorno pare portarle solo dispiaceri, fallimenti e senso di inadeguatezza.

Anche lei sembra impermeabile ad ogni tentativo di avvicinamento e preferisce rifugiarsi nel silenzio piuttosto che confessare il proprio disagio: è evidente che pensa che nessuno (soprattutto gli adulti, proprio coloro che dovrebbero proteggerla e rassicurarla) sia in grado di aiutarla. Trovare un modo per stimolare in lei fiducia nelle sue capacità e speranza che il mondo possa ricominciare a colorarsi è un’altra impresa apparentemente ai limiti dell’impossibile.

Ascoltare gli adolescenti in difficoltà significa spesso ascoltare non solo e non tanto il racconto (se avviene) delle loro esperienze o le descrizioni che di loro fanno i familiari, ma soprattutto le comunicazioni non verbali che questi ragazzi fanno attraverso il loro corpo, l’espressione del viso, l’abbigliamento, il comportamento, i sintomi somatici, le emozioni, le difficoltà scolastiche o quelle di relazione con i coetanei. Attribuire a queste altre forme di comunicazione il giusto significato, cercare di intuirne le motivazioni profonde e nascoste, può aiutare l’adulto a immedesimarsi meglio nella situazione.

Occorre infatti provare comprensione e preoccupazione autentiche verso questi giovanissimi, accettando con meno fatica alcuni loro modi di essere (qualche volta davvero indisponenti!), per riuscire a mantenere la rotta verso un reale cambiamento. La chiusura di Paola e l’arroganza di Giorgia sono probabilmente solo una corazza protettiva nei confronti del mondo, vissuto al momento come nemico o pericoloso. Bisognerà quindi arrivare in punta di piedi accanto alla sofferenza di queste ragazze, perché entrambe hanno sviluppato una grande diffidenza nei confronti degli altri e prima di lasciarsi andare devono poter capire se fidarsi o no.
Del resto ogni buona alleanza può durare nel tempo solo se si basa sulla fiducia e sulla speranza… e spesso ci vuole un intero arsenale di speranza!






Rubrica di NUOVO PROGETTO