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La Chiesa si ripensa come famiglia

di Corrado Avagnina - Bello il titolo. Non c’è che dire. La gioia dell’amore, come input per la esortazione apostolica post-sinodale di papa Francesco sulla realtà della famiglia oggi, nell’esperienza dei credenti, dà un tocco di positività che incoraggia. Certo, poi, nella ferialità questa gioia, che l’amore può e deve esprimere, spesso evapora, per lasciare il posto a fatiche, fragilità, lacerazioni… di cui sappiamo tutti.

Per questo (e non solo per questo) le pareti domestiche vivono una ramificata complessità. Umanamente le situazioni tra i coniugi, nel rapporto con i figli, dentro la rete di generazioni (nonni e anziani compresi), cambiano le carte in tavola. Ci si ritrova spiazzati, magari con la sensazione di aver sbagliato tutto, con i cocci da raccogliere di legami spezzati. A varie latitudini la complessità della famiglia interpella l’ideale evangelico, che sta tutto nella gioia dell’amore che dura, si rigenera, si consolida, capace di superare tanti snodi cruciali…

Il traguardo rimane intatto, valido, arduo e consolante. Lungo la strada per avvicinarvisi c’è da mettersi in gioco, anche con senso del limite. È il mondo dell’umano che, nell’esperienza familiare, deve affinarsi, crescere, cercare il meglio, magari incespicando, sbandando, rimettendosi in piedi ed in sesto. E tutto questo paga prezzo alla complessità del volersi bene, dello stare insieme, del fare famiglia in tempi come i nostri. Senza cedere solo e sempre in basso. Ma ripartendo dalle persone, dai crucci quotidiani, quando si è senza lavoro, in malattia, in crisi coniugale, quando i figli si smarriscono deve tornare possibile ritrovare il volto di Dio che è Padre soprattutto in questi frangenti, in una comunità credente che non esclude ma include, dentro un perdono che dà la gioia di essere amati dall’Alto, sempre.

E mentre gran parte del mondo cattolico e in generale una buona porzione di opinione pubblica hanno accolto, con senso di apertura e di responsabilità, nonché con una certa consolazione, gli spunti di papa Francesco, non sono mancati coloro che ne sono aspramente critici, insistendo con dure contestazioni, rintracciabili sul web in abbondante assortimento. Allora, facciamoci la domanda cruciale: cosa cambia? Ad Avvenire, mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha spiegato alcune ragioni di fondo: “C’è un evidente cambio di passo e di stile che va a toccare la forma stessa della Chiesa. Sono parole, quelle di Francesco, che segnano un cambio di prospettive”. Insomma è “la differenza tra l’atteggiamento notarile e la responsabilità morale nei confronti delle vicissitudini della famiglia, da parte della Chiesa stessa, è un punto d’onore iscritto nella sua stessa dottrina, non un adattamento imposto dalle trasformazioni mondane”. “La Chiesa non potrà svolgere il compito che le è assegnato da Dio nei confronti della famiglia, se non coinvolgerà le famiglie in questo stesso compito. Secondo lo stile di Dio. E, pertanto, senza assumere essa stessa i tratti della comunione familiare”.

Una rotta raddrizzata in una Chiesa che si ripensa come famiglia in cui non si tagliano i ponti con nessuno, mai. Innanzitutto, esprimendo una consapevolezza condivisa, così come lucidamente la dice mons. Paglia: “Il matrimonio è indissolubile, ma il legame della Chiesa con i figli e le figlie di Dio lo è ancora di più: perché è come quello che Cristo ha stabilito con la Chiesa, piena di peccatori che sono stati amati quando ancora lo erano. E non sono abbandonati, neppure quando ci ricascano”.

 

 

 

 

Rubrica di Nuovo Progetto