Sermig

Una lunga estate

di Gian Mario Ricciardi - È stata l’estate del terremoto, violento, incontrollabile, pauroso, devastante. Terremoto che, paradosso del destino, ha colpito di notte... “State pronti con la bisaccia ai fianchi e i sandali nei piedi”. Mi chiedo: “Perché mio Dio, perché?”. Centinaia di morti e noi, inconsapevoli testimoni, a seguire, le operazioni di salvataggio, le morti di troppi innocenti. Ancora una volta a sentire le opinioni degli esperti, a vedere le lacrime dei sopravvissuti, le inadempienze, le dimenticanze, gli slanci di solidarietà. È così sempre. Fino a quando?

È stata l’estate delle stragi: ogni giorno una. In casa ci arrivano soltanto quelle che colpiscono al cuore, quelle che hanno e i volti dei bambini, fanno piangere. Gli altri naufraghi dal 2014, secondo l’Onu, hanno fatto 10 mila morti. E il mar Mediterraneo, lentamente, è diventato il mare dei fantasmi: uomini e donne strappati della vita e alla vita, una folla cancellata dalle onde. Con loro sono stati inghiottiti i sogni, le urla, le preghiere. Morire annegati, soli, abbandonati. Terribile. Eppure la vergogna continua mentre l’Europa dorme e molti (anche noi) si chiudono occhi ed orecchie per non vedere e non sentire.

È stata l’estate degli attentati. Una valanga di paure, urla, gente che scappa. I morti del Bataclan a Parigi, il terrore per le strade di Bruxelles, il disastro sulla Promenade Des Anglais, l’uomo che sul treno in Germania e un’accetta in mano tenta d’uccidere e promette attentati, un pazzo a Monaco, quel santo prete sgozzato a Rouen e via crescendo di strage in strage. Certo i musulmani hanno pregato con noi. Bel segnale, buon inizio ma ancora troppo poco.
Un quadro europeo dalle tinte così scure s’è visto poche volte nella storia recente, perché negli attacchi si mescolano tutte le debolezze e le angosce personali, di gruppi, di famiglie, di vinti e vittime.

L’esodo biblico di chi scappa da fame, guerre e miseria continua. La rotta dei Balcani è evaporata nell'egoismo, i muri e i fili spinati e nell'incredibile patto dell’Europa con la Turchia. E allora l’onda si sta, sia pure con minore forza, riversando sulle coste italiane. Dalla Sicilia, dopo lo sbarramento sostanziale del Brennero, la chiusura di Ventimiglia, i rafforzati controlli (con migliaia di soldati) in Svizzera che filtrano anche i valichi secondari e i respingimenti di Austria e Francia, si aprono nuovi scenari. In Lombardia gli emigranti tentano di ripercorrere le stradine e i passi già usati dagli ebrei per sfuggire alle leggi razziali di Mussolini e ai rastrellamenti dei nazisti, magari creando campi-profughi improvvisati sulle rive del lago di Como (quello di manzoniana memoria, attraversato anche da Renzo e Lucia per andare a cercar fortuna).

È stata l’estate dei massacri. In Africa milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, fuggono da guerre e dai boia dell’Isis e di Boko Aram. Sui barconi c’è la gente più sfruttata della terra e forse qualche pazzo dell’Isis. C’è chi cerca una vita migliore nelle città del Vecchio Continente diventato la loro terra promessa; chi è riuscito a fuggire dalle persecuzioni, agli agguati dei giustizieri del califfato che ti ammazzano perché cristiano, bruciano le chiese con il crocefisso e le donne che non si arrendono al loro nuovo Medioevo; c’è chi a casa sua non può più professare la fede in Dio. 105 mila cristiani uccisi l’anno, uno ogni cinque minuti, soprattutto in Nigeria, Somalia, Irak, Kenya “nel silenzio complice del mondo”, dice papa Francesco che a Cuba ha incontrato e il patriarca ortodosso della Russia Kiril per chiedere di fermare la carneficina.

E il mondo assiste, tra dubbi profondi, grandi paure e qualche rossore momentaneo (molto) al più grande esodo dei tempi moderni. Restano in tutti, certo, i timori per la crisi, il lavoro che non c’è, il presente gramo e il futuro incerto di figli e nipoti. Paure e timori che vanno gestiti con la testa e il cuore, con equilibrio, ma con giustizia e misericordia. Per chi ha la fede non c’è altra strada.








Rubrica di NUOVO PROGETTO